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Il titolo cita “Il principe felice”: perché?

Quando ero piccolo mia madre mi raccontava le

fiabe contenute in “The happy prince” di Wilde

e lo stesso autore ricorda questo personaggio che

prima viene ricoperto di oro e poi di cenere. A

Londra, all’apice del suo successo, il dramma-

turgo pensava che il mondo fosse solo per lui e

che non ci fossero regole da seguire. Poi la vita

l’ha messo alla prova, l’ha schiacciato letteral-

mente, eppure c’era in quest’uomo un innato ot-

timismo che l’ha accompagnato sino alla morte

per sifilide. Ricordo una sua citazione, secondo

me significativa perché riassume il suo pensiero:

“siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guarda-

no alle stelle”.

Quanto hai sentito tuo il personaggio?

Tantissimo. Quando ho cominciato a lavorare

alla sceneggiatura ho pensato ad un ruolo per-

fetto per me, una parte che potessi metaforica-

mente abitare. Sono riuscito a creare un’empatia

fortissima tra me e Wilde e, devo ammettere, è

stato semplice perché la sua vita così piena di up

e down mi ha sempre affascinato.

Nella carriera e nel tuomodo di essere, quanto

ti ha ispirato il protagonista del film?

Sono un omosessuale che lavora nel mondo

dell’arte, proprio come lui, ma il mio percorso

è totalmente diverso. È indubbio che la biografia

e l’opera di Oscar Wilde mi abbiano ispirato e

affascinato e ammetto che ci sia un parallelismo

tra di noi. Sono nato a Norwich e nel 1975 mi

sono trasferito a Londra, così come lui da Du-

blino si è spostato qui. Negli Anni Settanta in

Inghilterra era illegale essere gay e io, insieme a

life put him to the test, he crushed him literally,

yet there was in this man an innate optimism

that accompanied him to death by syphilis.

I remember his quote, which I think is significant

because it sums up his thought:

“we are all in the

sewer, but some of us look to the stars”.

Howmuch you felt your character?

I felt it a lot. When I started working on the

script I thought of a perfect role for me, a part

that I could metaphorically live in. I managed

to create a strong empathy between me and

Wilde and, I have to admit, it was easy because

his life so full of ups and downs has always

fascinated me.

In your career and in your way of being, how

inspired you the protagonist of the film?

I’m a homosexual who works in the art world,

just like him, but my path is totally different.

It is undoubted that the biography and work of

Oscar Wilde have inspired and fascinated me

and I admit that there is a parallel between us.

I was born in Norwich and in 1975 I moved

to London, just as he moved from Dublin to

London. In the seventies in England it was

illegal to be gay and I, along with many others,

followed in the footsteps of Oscar Wilde, who

was certainly a forerunner in the fight against

gender equality.

In 2009 you said that the omosex actors did

well not to declare their orientation. Do you

think so today too?

Unfortunately yes. In Hollywood, few people

come out because in 2018, just as one hundred

and fifty years ago, homophobia exists. Yet we

GIUGNO 2018 | PLUS MAGAZINE |

COPERTINA

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