Plus Magazine 45

45 IN QUESTO NUMERO DIODATO LA MUSICA È INCONTRO E LIBERAZIONE TECNOFUTURO EURO DIGITALE, LA GRANDE SFIDA TECNOLOGICA DELL’EUROPA INCURSORI AERONAUTICA MILITARE I BASCHI COLOR “SABBIA” MATTEO BARONETTO IN CUCINA, E NON SOLO, DIAMO VALORE ALLA SENSIBILITÀ FASHION STYLE APPUNTI DI MODA MAPPAMONDO ISOLE SPORADI: MARE, SOLE E TRADIZIONE Riccardo Scamarcio Attore, ma non solo, di successo internazionale Supplemento a La voce dei Bancari Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Numero XLV - Giugno 2024 CONVENZIONI NAZIONALI: DA PAGINA 66

2 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE Copertina Riccardo Scamarcio: attore, ma non solo, di successo internazionale Protagonisti Diodato: la musica è incontro e liberazione Tecnofuturo Euro Digitale, la grande sfida tecnologica dell’Europa. Intervista a Silvia Attanasio Protagonisti Incursori Aeronautica Militare: i baschi color “sabbia” Protagonisti Matteo Baronetto: in cucina, e non solo, diamo valore alla sensibilità Ospiti A colazione con… Saba Anglana Protagonisti Cyberbullying, cyberstalking, revenge porn: intervista a Isabella Corradini Orizzonti Dalla via della seta a quella del silicio Comunicazione e immagine Parlare in pubblico: capacità innata o acquisita? Eventi Aspettando le Olimpiadi di Parigi Eventi Dal cuore alle mani: Dolce&Gabbana. In mostra sino al 31 luglio Intrattenimento Divertimento per tutte le età a Gardaland Resort Aziende Perché assicurare la propria casa? La soluzione di Vittoria Assicurazioni Moda Appunti di moda a cura di Barbara Odetto Recensioni Serie TV Cinema Libri Mostre Teatro Musica Fumetti Mappamondo Isole Sporadi: mare, sole e tradizione Convenzioni nazionali 4 8 12 16 20 24 26 30 32 34 38 40 42 46 52 53 54 55 56 57 58 60 66 Sommario 45 PLUS MAGAZINE 45 Supplemento a “La voce dei Bancari” Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Redazione e Amministrazione Via Guarini, 4 - 10123 Torino Tel. 011 5611153 / Fax 011 540096 www.fabiplus.org / www.plusmagazine.news plusmagazine@fabiplus.org Direttore Responsabile Paolo Panerai Direttore Editoriale Paola Gomiero Segreteria di Redazione Chiara Attolico, Milena Lagnese Photo Editor Alessandro Lercara Hanno collaborato a questo numero: Mauro Bossola, Loris Brizio, Pietro Gentile, Barbara Odetto, Barbara Oggero, Alessia Roeta, Mariangela Salvalaggio, Vincenzo Scaringella, Emanuela Truzzi, Giancarlo Vidotto. Fotografie Archivio Stilisti, Davide Dutto, image courtesy Trendfortrend, images selected on Mytheresa e Luisa Via Roma. Pubblicità Nova Labor Servizi srl Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 Su www.plusmagazine.news è possibile trovare il meglio di Plus Magazine in formato digitale. Progetto Grafico M.C.Grafica Torino / Art Director Marco Clava Stampa Stamperia Artistica Nazionale - Trofarello (TO) La redazione non si assume alcuna responsabilità per notizie, foto, marchi, slogan utilizzati dagli inserzionisti. Il materiale inviato non viene restituito. È vietato e perseguibile civilmente e penalmente, ai sensi della legge sul diritto d'autore, ogni forma di riproduzione dei contenuti di questa rivista, compresi gli spazi pubblicitari, senza autorizzazione scritta dell'editore.

3 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 EDITORIALE Nel numero di giugno non poteva mancare una riflessione su una delle migliori attività alla quale ci si possa dedicare in questo periodo: il viaggio. Sicuramente la bella stagione stimola il desiderio di vacanza, di rallentare il ritmo frenetico delle nostre giornate lavorative, di staccare la spina, di riposare la mente e rigenerare le pile per tornare come nuovi; ma il viaggio, per gli appassionati come me, ha un significato diverso. Viaggiare è più di una semplice attività di svago, è un'esperienza che arricchisce la nostra vita in modi unici e significativi. Il Journal of Consumer Psychology e la rivista Tourism Analysis hanno pubblicato degli studi nei quali emerge che gli intervistati che viaggiano godono di un incremento di energia e di benessere rispetto a chi non viaggia. Visitare luoghi a noi sconosciuti, confrontarsi con culture e prospettive diverse dalle nostre ci permette di acquisire benefici per il corpo, per la mente e per la nostra anima. Ma perché si viaggia? E soprattutto, al di là degli studi scientifici, qual è la molla che ci spinge a programmare l’ennesima partenza? La motivazione è una questione assolutamente personale. Io per esempio viaggio perché sono molto curiosa, perché mi piace uscire dalla zona comfort e perché, per me, girovagare è sinonimo di evoluzione, cambiamento, vita allo stato puro. Non si sbaglia mai a viaggiare e sono convinta che ne valga sempre la pena. Possiamo incappare in tanti contrattempi, ci possono essere destinazioni sbagliate, treni sbagliati, aerei sbagliati, ma alla fine, comunque vada, torneremo indubbiamente più completi. Ci renderemo conto di aver riempito i nostri occhi di qualcosa di insolito o inaspettato che, dopo averne fatto esperienza, resterà per sempre nel nostro cuore pur avendolo conosciuto a chilometri di distanza da quella che è la sede della nostra vita. E per finire, il viaggio ci permette di cambiare prospettiva, di osservare il mondo con occhi diversi, portandoci ad apprezzare maggiormente quello che abbiamo e che spesso sottovalutiamo, rendendoci, in definitiva, anche migliori nell'ambito lavorativo. E a questo proposito vi consiglio di visitare l’arcipelago delle isole Sporadi nel cuore del Mar Egeo, non prima però di aver letto la descrizione minuziosa a pagina 60 della nostra Barbara Oggero. Sicuramente una meta ideale per chi ama l’autenticità e vuole vivere una vacanza informale tra spiagge dorate e paesini pittoreschi che si susseguono nella fitta e lussureggiante vegetazione. Quindi buona lettura e buona vacanza e ricordate la famosa frase di Omar Khayyam “La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte!”. di Paola Gomiero (direttrice FABI Plus) Perché viaggiare?

4 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE regia di Stefano Mordini in cui Scamarcio è sia l’attore protagonista Cesare Fiorio sia il produttore. In occasione dell’uscita in sala del film lo abbiamo incontrato al cinema Reposi di Torino. Durante la serata, organizzata da Film Commission Torino Piemonte e Lancia, erano presenti il cast, la troupe del lungometraggio e le istituzioni locali. Ultimamente l’attore pugliese si aggira per lavoro all’ombra della Mole Antonelliana. Lo scorso febbraio, infatti, era in città per le riprese di “Modì”, il biopic sul pittore e scultore toscano Amedeo Modigliani. La pellicola, per la regia di Johnny Depp, vede Riccardo Scamarcio vestire i panni del protagonista. Al suo fianco Luisa Ranieri nel ruolo di Rosalie e Al Pacino che interpreta Maurice Gangnat. La comfort zone non fa parte di lui. Ecco perché, anziché godere del successo raggiunto come attore bravo, ma anche affascinante, Riccardo Scamarcio ha sempre scelto copioni e personaggi molto diversi tra loro che hanno richiesto grandi capacità attoriali. Come non ricordare film del calibro di “Romanzo criminale” e “L’ombra di Caravaggio” per la regia di Michele Placido, “Go Go Tales” di Abel Ferrara, “Un ragazzo d’oro” di Pupi Avati, “Nessuno si salva da solo” di Sergio Castellitto o “Tre piani” di Nanni Moretti? Attore, ma anche sceneggiatore, produttore e doppiatore, la sua carriera è costellata di successi italiani e internazionali che dimostrano anche la capacità di selezionare pellicole di altissimo livello. Tra le sue ultime fatiche cinematografiche c’è “Race for Glory - Audi vs. Lancia” per la di Barbara Odetto COPERTINA Riccardo Scamarcio Un bambino irrequieto che si annoiava a scuola. Un adolescente che a 15 si è avvicinato al teatro. Un attore che spazia con disinvoltura da parti più leggere ad altre molto impegnate. Questo è Riccardo Scamarcio. Un uomo che, dice, ha come meta il viaggio. Attore, ma non solo, di successo internazionale

5 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 “Race for Glory - Audi vs. Lancia”. Cosa l’ha spinta a raccontare questa storia? Ho incontrato Cesare Fiorio in Puglia. Lui soggiornava vicino a casa mia e ho avuto modo di conoscerlo e ascoltare il suo racconto che ho trovato subito emozionante e avventuroso. Quest’uomo è l’esempio di come gli italiani, con il proprio talento, possano vincere sfide apparentemente impossibili. Nel 1983 l’Audi era la macchina del futuro, ma con il pragmatismo e l’astuzia Fiorio è riuscito a battere il colosso tedesco – tra l’altro con un pilota tedesco al volante della Lancia – nonostante le tante difficoltà. Qual è il messaggio che ha voluto dare al pubblico? Il film racconta l’epica impresa della Squadra Corse Lancia, capitanata da Cesare Fiorio, che nel 1983 trionfò nel Campionato del Mondo di Rally contro gli storici rivali dell’Audi. La pellicola è un elogio ad una bella Italia che forse oggi non c’è più, un’Italia semplice e onesta che sarebbe importante recuperare. Il rally che abbiamo raccontato celebra un’artigianalità che ormai è superata perché ai giorni nostri tutto, incluso il mondo delle autovetture, è dominato dall’elettronica. Ogni lungometraggio ha la sua storia ed è artigianale. Sicuramente le risorse economiche aiutano, ma un regista famoso e tanti interpreti quotati non si traducono necessariamente in un blockbuster. Viceversa, alcuni lavori che ho fatto, anche con risorse limitate, raccontano belle RICCARDO SCAMARCIO storie ed hanno riscosso successo. Come nel mondo del cinema non esiste una ricetta per il film perfetto, allo stesso modo non c’è una regola per vincere un campionato di rally. Sicuramente però il cervello, il cuore e la passione in entrambi i casi sono determinanti. Dove avete girato? La pellicola, distribuita da Medusa Film, è stata realizzata a Torino e in Piemonte per 5 settimane nella primavera del 2022. Le riprese sono state fatte al grattacielo Lancia, negli uffici di Mirafiori e in altre location di Stellantis tra le quali il Proving Ground di Balocco. Siamo stati anche a Novara, in Val Formazza e al Parco del Mottarone. Al Massiccio del Mottarone, in particolare, abbiamo ricreato le ambientazioni del rally del Portogallo e di Montecarlo. “Race for Glory - Audi vs. Lancia” è nato durante il Covid. È stato complesso lavorare? Stefano Mordini ed io ci sentivamo al telefono ogni giorno per scrivere la sceneggiatura. Volevamo rispettare l’atmosfera dell’epoca e rendere il film quanto più vero possibile, eliminando gli elementi digitali. Ecco perché la pellicola ha pochi effetti speciali. Quale ruolo ha avuto Lapo Elkann nella pellicola? Ha interpretato suo nonno Giovanni Agnelli che alla fine degli Anni ‘80 inserì Fiorio nel

6 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE e feci uno scalo di nove ore ad Amsterdam. Avendo molto tempo decisi di visitare la città. Entrai in un coffee-shop e, diciamo, assaggiai il prodotto locale. Per tornare all’aeroporto ebbi grandi difficoltà perché ero un po’ rallentato e rischiai di perdere il volo. Sul set c’era un’atmosfera famigliare e pensai: se questo è il cinema, è il paradiso. Riccardo, al suo attivo ci sono circa settanta film più diverse serie TV per un totale di quasi cento titoli. Non si ferma mai? (Ride). Diciamo che amo più recitare che vivere. A parte gli scherzi, per me il cinema è una forma di ricerca e non smetto mai di indagare. Come si prepara per un film? Ammetto che non studio. Ho una buona memoria fotografica e mi faccio prendere dalla logica del film. Mi piace confrontarmi con generi diversi e non essere mai prevedibile perché la mia meta è il viaggio. Quanto è importante saper far ridere? Secondome è fondamentale, è davvero un’arma in più. Questo l’ho imparato da Giovanni Veronesi, un bravissimo regista e scrittore che mi ha trasferito questa sua sapienza. È stato diretto da grandi registi: Costa-Gavras, Özpetek, Woody Allen e tanti altri. Un aneddoto? Con Kenneth Branagh ho lavorato in “Assassinio a Venezia” e abbiamo girato fuori Londra negli studi dove hanno girato diversi “007”. Mi sembrava di essere al servizio militare, anche se io ho fatto l’obiettore di coscienza, perché alle cinque e mezza del mattino c’era già il pick-up. Lui è un grande regista che viene dal teatro e fa attenzione ad ogni singola battuta. CdA della Juventus. Lapo ha subito capito sia la storia sia la difficoltà di portare in scena una figura iconica come quella dell’Avvocato. Il passaggio era delicato proprio perché lui è il nipote, ma gli abbiamo ritagliato una parte che potesse interpretare senza sembrare una maschera. Anche lei, come Cesare Fiorio, è costantemente a caccia della vittoria? Se fai l’attore vivi di provini e di audizioni e devi in qualche modo vincere perché, se vuoi la parte, devi lavorare e impegnarti per essere il migliore. Facciamo un passo indietro: quando ha deciso di recitare? Da bambino ero piuttosto irrequieto e a scuola non ci volevo andare. Soffrivo al pensiero di stare seduto al banco. Vivevo in Puglia e con il sole me ne andavo al mare. Giocando mi facevo spesso male e infatti sono pieno di tagli, ne ho anche in testa. Durante l’adolescenza ogni tanto scappavo e a 14 anni ho distrutto la macchina di mio padre. Ero pieno di energia e a 15 anni mi sono avvicinato al teatro recitando in dialetto in un’opera che però non era in vernacolo. Si trattava di “Miseria e nobiltà” e io ero il marchesino Eugenio. Un ruolo marginale, ma che da subito mi affascinò. Capii che recitare mi poteva regalare quell’adrenalina della quale avevo bisogno e pensai: il cinema italiano ha bisogno di un attore come me. Non era un atto di arroganza, era una convinzione seria. Al cinema ha esordito nel 2003 con “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana. Ci regala un ricordo? Si trattava di una piccola parte e io recitavo in due scene delle quali una girata in Norvegia, a Capo Nord. Partii da solo da Roma COPERTINA

8 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE Diodato di Mariangela Salvalaggio “Che vitameravigliosa,… seducente e miracolosa… vita che mi stringe in mezzo al mare…”. Sono solo alcuni versi della poetica di Diodato. Cantautore intenso e ricercato tra i più apprezzati del pop italiano, che dal 2020 con la vittoria sanremese di “Fai Rumore”, è entrato a pieno titolo tra i big nella storia della musica italiana ed anche nel cuore degli italiani. Chi non ha negli occhi il suo cantare solitario in una Arena di Verona deserta? Da quell’anno e da quel momento da brividi si è aggiudicato un premio dietro l’altro, anche nel cinema prima con “Che vita meravigliosa”, celebre ritornello dei pomeriggi televisivi di Rai Uno, e poi con “La mia terra”, colonna sonora del film “Palazzina Laf”, diretto da Michele Riondino e vincitrice del David di Donatello come migliore canzone originale. Sono stati anni di successi musicali accompagnati da un tour in Italia e da alcuni “LA MUSICA È INCONTRO E LIBERAZIONE” live internazionali in Europa, America e Cina. Ora Diodato presenta “Ho acceso un fuoco”, un nuovo progetto discografico in cui celebra la dimensione live, un album arrangiato dallo stessomusicista che contiene pezzi già editi tra cui “Ti muovi”, brano con cui il cantautore ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo, fino a canzoni più recenti come “Ci vorrebbe un miracolo” o la cover di “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio DeAndré che il cantautore ha interpretato con Jack Savoretti du- rante la serata sanremese dei duetti. Il disco, registrato in presa diretta presso lo storico studio Officine Meccaniche di Milano, trasmette il calore del live e cristallizza in sé tutte le emozioni e l’energia raccolte in centinaia di concerti in giro per il mondo. L’incontro dal vivo con il pubblico rappresenta per Diodato un atto di liberazione, di sperimentazione musicale e umana. PROTAGONISTI Dopo il ritorno sul palco di Sanremo con “Ti muovi”, il cantautore lancia il suo nuovo album, che è un omaggio all’intensità del live, e si prepara ad esibirsi per la prima volta in tour nei più prestigiosi teatri italiani.

9 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 Questo disco nasce al contrario rispetto a quanto accade solitamente: dal live allo studio. Ho voluto fare un’esperienza inversa riportando in studio di registrazione ciò che ho raccolto con i miei compagni di viaggio in questi anni di concerti. È stata una sfida che ho lanciato anche a me stesso: provare a perdere il controllo, ad abbandonarmi il più possibile al flusso emotivo proprio come faccio nei live, ma questa volta all’interno di uno studio di registrazione. Ho accettato l’imprevedibile, l’imperfezione, suonando la chitarra mentre cantavo, con dieci musicisti e strumenti che suonavano insieme e vibravano nell’aria e nel corpo. Provare a cogliere un momento unico, irripetibile, il movimento di un corpo vivo fino a sentire il suono e il calore del suo cuore infuocato. Come nasce Diodato musicista? Facciamo un salto nel passato dei tuoi inizi. Scrivevo e cantavo rock melodico in inglese ma la lingua non era il mio forte e questo mi fu evidente quando incontrai una ragazza che, nel complimentarsi per la mia musica, mi chiese in che lingua stessi cantando. Lì capii che dovevo tornare all’italiano. Il mio faro da qual momento in avanti divenne De André: la sua musica mi prese per mano, con tutta la sua immensa produzione. Grazie a lui ho capito che per cantare tutti noi dobbiamo tornare alle nostre origini. Quanto è stato importante l’incontro con la musica? Non molto tempo fa è stato postato un mio video di vent’anni fa in cui suonavo in una scuola. Intorno a me c’erano persone che mi guardavano con apprezzamento, ma io non avevo quel ricordo. Ai tempi della scuola mi sentivo un invisibile, non ero molto notato. Ora con la musica tutto è cambiato. E la cosa che mi ha colpito di più è stato capire che con la musica potevo incontrare gli altri. Quando parlo con le persone delle motivazioni che mi spingono a fare musica viene fuori l’umanità che è alla base di tutto. Negli anni ho capito che le canzoni sono un luogo in cui bisogna essere in tanti. La musica è sempre stata un’indagine per me, un modo di scoprirmi, per capire anche tutto ciò che non andava e come provare a migliorarmi. La musica mi aiuta a provare a vivere una vita migliore. Forte, come dicevi, è anche il tuo legame con la terra d’origine. Penso al brano “La mia terra”. Ci sono indizi, riferimenti alla mia terra inmoltemie canzoni, senza dichiararlo apertamente. Da bambino ho viaggiato tantissimo e per anni mi sono sentito spesso un po’ nomade. A un certo punto ho scelto Taranto come la mia terra, avendo passato lì gli anni della scuola, dalla fine delle medie alle superiori, anni che ti formano. E poi lì stavano succedendo cambiamenti importanti ed io volevo essere parte di quella rivoluzione e dare una mano con quel poco che potevo fare. Così, quando ho saputo del film di Michele Riondino, mi è sembrato naturale propormi per fare la colonna sonora. DIODATO

10 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI Poi ci sarà tanto teatro. Questo è il mio primo vero tour teatrale ed è una bella sfida perché il teatro ti mette davanti al sacro silenzio, al dovere di dover creare un’esibizione artisticamente valida. Spero di riuscire a fare davvero qualcosa di speciale. “Ti muovi” lo hai più volte definito come un brano che ti rappresenta. Esattamente. Parte da qualcosa di molto intimo, da uno squilibrio emozionale, poi cresce e parla di una liberazione. Per fare un passo in avanti si deve perdere in qualche modo l’equilibrio. Inizialmente ho scritto gli archi perché sentivo il desiderio di raccontare l’abbandono totale per poi condividere l’emozione del ritrovarsi. Questa canzone è, secondo me, un invito ad incontrarsi. Cosa ne pensi dei messaggi di artisti che dal palco manifestano la propria contrarietà alla guerra? Ci sono stati a Sanremo ed anche al Primo Maggio. Quando si parla di desiderio di una maggiore umanità non esistono partiti politici, schieramenti o confini da tenere distinti. Un messaggio di quel tipo non è politico ma solo molto umano. Noi artisti siamo spinti a mostrare la nostra umanità e non dobbiamo sentirci estranei al mondo che sembra tendere all’abituarsi di fronte a qualunque cosa. Nessuno di noi dovrebbe mai abituarsi alla guerra. E penso anche che il silenzio di chi non si oppone possa essere considerato colpevole.

12 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE Nell’ottobre del 2023 il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso di passare alla nuova fase del progetto sull’Euro Digitale. Da poco più di un anno alla Presidenza di ABI LAB il consorzio italiano per le tecnologie e le banche è stata nominata Silvia Attanasio, già responsabile dell’Ufficio Innovazione dell’Associazione Bancaria Italiana. Abbiamo avuto l’opportunità di poter intervistare Silvia, in merito all’avanzamento del progetto Euro Digitale e al ruolo tecnologico delle Banche Italiane. Intervista a Silvia Attanasio Presidente di ABI Lab e Responsabile Ufficio Innovazione dell’Associazione Bancaria Italiana Da anni parliamo di Bitcoin e Criptovalute, ma poco di monete nazionali, anche l’Europa lancerà la propria valuta digitale. Ma che cos’è l’Euro Digitale? L’Euro Digitale è la terza forma della nostra moneta accanto a banconote e monete metalliche, ed allo stesso tempo una grande sfida. Andiamo a cambiare la forma che prende la nostra moneta: per le banche la moneta è la materia prima a partire dalla quale si sviEURO DIGITALE LA GRANDE SFIDA TECNOLOGICA DELL'EUROPA di Pietro Gentile TECNOFUTURO

13 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 to di vista siamo certi che la BCE sia perfettamente a conoscenza di tutto quello che il mercato ha fatto. Esiste però un altro progetto parallelo, che riguarda i “pagamenti all’ingrosso” il cosiddetto “wholesale”, argomento di cui aveva parlato anche il Governatore della Banca d’Italia Panetta in un articolo dal titolo “Demystifying wholesale Central bank digital currency”. Poiché esiste già un’infrastruttura dell’eurosistema per i pagamenti all’ingrosso in moneta di banca centrale, sono allo studio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. In questo ambito “Spunta” può di nuovo tornare di aiuto: abbiamo realizzato un progetto che si è svolto nell’alveo del “Milano Hub” della Banca d’Italia chiamato “Leonidas” per completare il processo di “Spunta” anche con il trasferimento di valore tra banche. Stiamo attualmente valutando la possibilità e l’utilità da parte dell’Eurosistema di usare tale progetto nel suo lavoro esplorativo, soprattutto per capire gli aspetti di Governance e come si gestisce un’iniziativa quando tantissimi attori sono attorno al tavolo come appunto il network che è sotteso da una DLT (Distributed Ledgers Technology N.d.R.). Esiste quindi un ruolo di ABI Lab quale propositore tecnologico, quali saranno invece i ruoli delle banche europee e delle banche centrali nel contesto dell’Euro Digitale retail? Le banche europee tutte saranno coinvolte e luppano tutta una serie di servizi. È evidente che volendo preservare il ruolo delle banche a supporto dell’economia, ci sono tantissimi aspetti a cui fare attenzione, tantissimi ambiti da considerare, per assicurare che questa grande sfida ci porti un’innovazione che aiuti e supporti la nostra identità di europei, che supporti la digitalizzazione della nostra economia, facendo sì che la nostra moneta sia adatta anche per le stagioni che verranno e che possa supportare al meglio tutti i cittadini europei. La moneta digitale della BCE adatta, appropriata per la giurisdizione europea, non è la stessa che va bene per la giurisdizione svedese o per quella cinese o statunitense o ancora quella delle Bahamas. Valdis Dombrovskis, un anno e mezzo fa, ha detto che la moneta è molto più di un pezzo di carta o di metallo, ma incorpora (e nella forma digitale ancora di più) i nostri valori democratici. Abbiamo bisogno di rifletterci bene e certamente ci vuole più tempo. La pianificazione che la BCE si è data sta rispettando perfettamente i tempi. In questo grande progetto contano moltissimi aspetti: economici, sociali e politici. A noi come Tecnofuturo interessa in particolare l’aspetto tecnologico. Quale sarà la tecnologia su cui si baserà l’Euro Digitale? Non lo sappiamo ancora! Questo è uno degli aspetti che la BCE sta studiando con grande attenzione, non ci ha ancora informato su quali siano i suoi orientamenti. Certo è che noi ci aspettiamo come banche che ci sia un ragionamento congiunto: l’Euro Digitale sarà unamateria prima sulla quale costruire servizi innovativi. Quello che si può costruire dipende molto da ciò che ci viene dato, se sono mattoni o sono sabbia, l’edificio che uscirà sarà molto diverso. Ci auguriamo che ci sia uno spazio di dialogo e volendo di sperimentazione congiunta anche su questi aspetti. Quanto della sperimentazione del progetto “Spunta” basato su tecnologia Blockchain/DLT che ABI Lab ha realizzato negli ultimi anni potrà essere portato come esperienza per la realizzazione dell’Euro Digitale? L’Euro Digitale sarà uno strumento che verrà dato nelle mani dei cittadini, da questo punINTERVISTA A SILVIA ATTANASIO Silvia Attanasio

14 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE portati avanti fino a questo momento. Anche questa fase si stima durerà due anni. Questa fase di preparazione sarà seguita da un anno di “Implementation Phase” per un totale di cinque anni. Siamo perfettamente On-Time, siamo quindi in perfetto timing della pianificazione comunicata dalla BCE all’inizio di questa avventura, nel luglio del 2021. In parallelo, si sta svolgendo il processo legislativo: la Commissione Europea ha rilasciato nel giugno 2023 una proposta di Regolamento che ha l’obiettivo di creare le condizioni affinché la BCE possa decidere di emettere l’Euro Digitale e definirne le caratteristiche fondamentali. Questo per assicurare che vi sia un processo democratico accanto al lavoro più tecnico svolto dalla BCE. Questa attività legislativa riprenderà dopo le elezioni europee una volta che il nuovo Parlamento Europeo e la nuova Commissione Europea saranno insediati. Ora una domanda che in molti si fanno: quali sono i vantaggi nel passare all’Euro Digitale? Questo è un tema che all’inizio era stato abbastanza “indirizzato”. Nel tempo si sono aggiunti vari obiettivi. Noi la vediamo così: la BCE ha detto fin dal principio che l’Euro Digitale avrebbe portato autonomia strategica, sovranità monetaria ed un boost alla digitalizzazione dell’economia europea. Sono tre buoni obiettivi, ma non sono sufficienti a spingere i cittadini a cambiare il proprio metodo vincolate nella distribuzione dell’Euro Digitale, la relazione con i clienti sarà quindi gestita dalle banche. Vi sono poi molti aspetti intorno al “libro delle regole” relative all’Euro Digitale. Questo “Rulebook” è già stato in parte disegnato con la Banca Centrale Europea ed entrerà molto nel dettaglio in merito agli step di interazione tra banche e clienti. Da un lato abbiamo bisogno di assicurare un’esperienza omogena a livello europeo, dall’altro vi è la necessità che ogni banca possa adattare l’Euro Digitale ai servizi offerti alla propria clientela. Faccio un esempio: è un po’ come quando si vanno a prelevare i contanti al Bancomat, le schermate video del bancomat cambiano a seconda della banca ma poi alla fine escono sempre euro dalle macchine. Uno dei motivi che mi aveva spinto a proporti questa intervista sull’Euro Digitale è stata la novità di novembre 2023 che ha visto il termine della prima fase di studio da parte della Banca Centrale Europea. Quali sono le tempistiche complessive del progetto? Eravamo partiti nel novembre del 2021 con l’avvio della cosiddetta “Investigation Phase” che doveva durare due anni. A novembre del 2023, quindi esattamente due anni dopo è terminata questa fase. A questo punto è stata avviata la “Preparation Phase”, cioè una fase meno di analisi ad ampio spettro e più di declinazione delle scelte e dei ragionamenti TECNOFUTURO

15 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 componenti hardware innovative: se l’offline è pensato per essere un elemento “inclusivo” ma si basa su strumenti complessi si rischia di limitarne la facilità d’uso. Bisogna bilanciare queste componenti inmodo da raggiungere il giusto equilibrio tra complessità e usabilità, guardando anche all’indipendenza strategica europea che si intende rafforzare. L’argomento dell’Intelligenza Artificiale negli ultimi due anni è diventato estremamente popolare, anche grazie all’esplosione del fenomeno dell’A.I. Generativa. Cosa faranno i nostri figli quando saranno grandi, quale sarà il futuro del lavoro, cosa consigliare a questa generazione “A.I. native”? Alcuni lavori rimarranno, altri lavori, quelli nuovi, grazie al cielo non abbiamo proprio idea di come saranno. Sarà per noi, come per i nostri genitori che ancora oggi faticano a capire cosa fanno i propri figli se hanno particolari specializzazioni tecnico-professionali. Certo, abbiamo chiaro quali sono gli ingredienti fondamentali nella crescita dei nostri figli ed in particolare delle nostre bambine. Abbiamo bisogno di far giocare tutti loro con strumenti matematici, con i Robot, con la programmazione. Dobbiamo iscriverli a corsi di Coding, poi sceglieranno quello che piacerà di più, ma sicuramente dobbiamo dare loro tutti gli strumenti, perché in questo settore si cercano tantissimi esperti e neolaureati. Facciamo loro capire che tra le tante possibilità che la vita offre, c’è anche questa. di pagamento. Serve quindi una partnership tra le banche commerciali e la Banca Centrale affinché i cittadini trovino nell’Euro Digitale qualcosa di nuovo, qualcosa che oggi non hanno e siano quindi motivati e incentivati all’uso del nuovo mezzo di pagamento. Il cliente non ha bisogno dell’Euro Digitale per pagare con carta o con smartphone al supermercato. La partnership serve proprio a non ricreare qualcosa che già esiste ma offrire servizi innovativi. In questi mesi ha fatto notizia la crescita esponenziale del valore di alcune società high-tech che producono microprocessori in particolare legati al mondo delle Criptovalute e del Mining. È possibile che la creazione di Euro Digitale e Dollaro Digitale possano ulteriormente rafforzare questo fenomeno? Certamente l’Euro Digitale non dovrà essere “minato” con quella tecnica tipica del mondo delle Criptovalute, perché ha un emittente chiaro e centralizzato. Noi riteniamo che una moneta di Banca Centrale non sia assolutamente comparabile ad un cripto-asset anche se usato per pagamenti: sono due mondi completamente distinti. Quando si parla di dipendenza da microprocessori, però, il quadro diventa più complesso alla luce della ricerca di una soluzione per rendere disponibili le monete digitali di Banca Centrale per i pagamenti offline. In questo caso occorrono strumenti particolari che consentano queste transazioni e che tipicamente si basano su INTERVISTA A SILVIA ATTANASIO

16 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE Davanti a noi c’è il “grande libro” dell’Arma Azzurra, ogni pagina è un’emozione continua, dai suoi albori ai giorni nostri, 100 anni di storia ci dividono. Abbiamo il piacere di intervistare il Colonnello Incursore Livio Albano, classe 1974, Comandante del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare, con un percorso professionale di rilievo e significativo. L’Unità è basata sull’aeroporto militare “Mario Ugo Gordesco” di Furbara (RM) e dipende gerarchicamente dalla 1ª Brigata Aerea Operazioni Speciali. di Vincenzo Scaringella PROTAGONISTI I BASCHI COLOR “SABBIA” Incursori Aeronautica Militare Colonnello Incursore Livio Albano

17 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 Colonnello, ogni Comandante trasmette con la sua personalità, abbinata all’esperienza acquisita sul campo, una serie di valori. Cos’hanno trasmesso, invece, i baschi color “sabbia” alla sua persona? Ho trascorso tutta la mia carriera nelle Forze Speciali e sono stato uno dei fondatori del 17° Stormo, insieme all’attuale Comandante della 1ª Brigata Aerea Operazioni Speciali (BAOS), il Generale di Divisione Riccardo Rinaldi. Nel 17° Stormo, sono stato Comandante di distaccamento (l’unità minima di F.S.), Comandante del Gruppo Operativo, Capo dell’Ufficio Operazioni e attualmente Comandante. Gli operatori del 17° Stormo sono la mia “famiglia Aeronautica”, in questo periodo rivivo attraverso i baschi color sabbia la mia esperienza operativa, ma soprattutto ritrovo quei valori fondanti che hanno reso e renderanno lustro al 17° Stormo: lo spirito di sacrificio, il senso di abnegazione davanti al servizio, la forza di dare sempre il massimo a qualunque condizione e in ogni evenienza, ma soprattutto il coraggio, come enunciato nel nostro motto “Sufficit Animus”, ossia “Basta l’Ardire”. Gli Incursori dell’Aeronautica si differenziano da altre Forze Speciali per il caratteristico basco color “sabbia”, insieme al “pugnale di ardito”, ci spiega questo accostamento? Durante la 2ª Guerra Mondiale la Regia Aeronautica aveva costituito nel 1942 il battaglione Arditi Distruttori della Regia Aeronautica. Compito del battaglione era aviolanciarsi dietro le linee nemiche e attaccare o sabotare gli aeroporti nemici. In sostanza per gli standard dell’epoca gli ADRA erano un’unità di Forze Speciali e quando il 1° marzo 2003 l’Aeronautica Militare ha deciso di ricostituire le proprie Forze Speciali è stato naturale, ma anche doveroso, rifarsi a quella tradizione. È un fatto poco notoma in uno dei pochi raid condotti dagli ADRA, due avieri, Procida e Cargnel riuscirono da soli ad attaccare l’aeroporto inglese di Bengasi Benina, riuscendo a neutralizzare 25 B24 liberator. I nostri simboli richiamano gli ADRA e quell’impresa, infatti il pugnale è una riproduzione di quello in dotazione agli Arditi Distruttori e il basco è color sabbia in onore di questo raid che appunto si svolse in ambiente desertico. Come si delinea l’operatività dello Stormo in ambito operazioni speciali con integrazioni di missioni “spiccatamente aeronautiche”. Ci spiega questa connotazione? Questa connotazione risiede nella dottrina NATO del SOALI (Special Ops Air to Land Integration) che comprende tutte quelle attività peculiari appartenenti agli Incursori del 17° Stormo (Combat Controller, FAC/JTAC, Laser Operator, Tactical Air Control, Combat Weather). Un operatore SOALI è un Incursore che, oltre a condurre tutto lo spettro delle operazioni speciali, funge da vero trait d’union tra il distaccamento di Forze Speciali e gli assetti aerei. L’acquisizione della piena capacità SOALI rappresenta un reale valore aggiunto al comparto delle Forze Speciali nazionali, che acquista maggior rilevanza anche alla luce I BASCHI COLOR “SABBIA” SUFFICIT ANIMUS Basta l'Ardire

18 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE dello sviluppo delle future operazioni nelle quali la sinergia tra airpower e la capacità di guida degli Incursori in favore delle milizie locali potrebbe rivelarsi un asset irrinunciabile. Più precisamente il Combat Controller è una peculiarità degli Incursori dell’Aeronautica Militare, espressa in via esclusiva all’interno di tutto il comparto Difesa dal 17° Stormo Incursori. Si tratta di un’attività da Forze Speciali che consente, attraverso inserzioni occulte, spesso aviolanciate, in ambienti non permissivi e/o ostili, la conquista, la messa in sicurezza ed il controllo di strisce improvvisate di atterraggio per il successivo dispiegamento di eventuali ulteriori assetti e forze. Con quali criteri selettivi psicoattitudinali e motivazionali vengono scelti gli aspiranti Incursori? Ci può descrivere l’iter formativo e addestrativo per raggiungere il traguardo finale? Il percorso per diventare Incursore, come è facile immaginare è duro, lungo e difficoltoso. È una professione che richiede una preparazione fisica notevole e la capacità di rimanere lucidi anche in situazioni più estreme. Il percorso inizia con la pubblicazione di un bando di concorso interno rivolto al personale già inA.M. ed uno esterno rivolto a personale civile. Chi risponde al bando viene sottoposto a delle visite mediche e a delle prove sportive. Chi passa questa fase viene poi ulteriormente selezionato durante una fase di tirocinio qui allo Stormo. In questo periodo gli allievi devono progressivamente superare fasi di stress fisico e psicologico affinché si possa comprendere chi ha il poPROTAGONISTI tenziale per iniziare il corso e chi no. Il tasso di selezione è di ben superiore al 50%. Gli idonei iniziano il corso COBAM (Combattimento Basico dell’A.M.), 21 settimane focalizzate sulla navigazione terrestre e le tecniche di pattuglia. Al termine i più promettenti sono ammessi al Corso Basico Incursori A.M che dura circa 14 mesi ed è durante questo corso che si costruisce l’operatore di Forze Speciali. I moduli sono tutti valutativi, si comincia con il modulo di addestramento al combattimento terrestre avanzato, a cui segue il corso di paracadutismo, poi ancora quello SERE, quello Close Quarter Battle, combattimento corpo a corpo, scorta e tutela, demolizioni e breaching. L’ultimo modulo è l’Assalt Zone Survey Course con il quale gli allievi acquisiscono le competenze del Combat Controller, la nostra capacità peculiare. Una volta brevettati Incursori, per gli operatori si aprono una serie di corsi di ulteriore specializzazione. Sono previste operazioni simulate che permettono di creare situazioni ed eventi in una cornice di grande realismo? Nel mondo militare, in particolare in quello delle F.S., vale il detto “train as you fight and fight as you train”. Quindi tutte le attività addestrative devono essere improntate al massimo realismo. Per fare questo si ricorre a sistemi di munizioni non letali negli addestramenti a parti contrapposte, oppure si adottano precauzioni particolari. Ci sono poi delle attività che per loro natura sono sempre realistiche, pensiamoper esempio ad un aviolancio. La vita delle squadriglie operative è scandita da eventi adde-

19 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 strativi che vengono sviluppati in tre livelli: addestramento individuale, addestramento di squadriglia e addestramento tra squadriglie. Queste ultime normalmente sono esercitazioni complesse orientate agli scenari più attuali e cogenti. Sono previste operazioni strategiche con altre Forze Speciali? Come vengono pianificate e coordinate queste sinergie? La cooperazione con le unità nazionali delle F.S. della Difesa è una colonna portante tanto dell’attività addestrativa quanto di quella operativa. Come ben sa tutte le unità di F.S. sono impiegate dal COFS in maniera Joint. Il Comparto Operazioni Speciali italiano è organizzato in modo che esista un set di capacità comuni all’interno delle quali le unità sono intercambiabili ed interoperabili. Poi a ciascuna unità è assegnato un compito specifico o un ambiente operativo specifico. Nel nostro caso la specificità esclusiva è l’attività Combat Controller, poi assicuriamo la capacità di aviolancio con impiego dell’ossigeno insieme al 9° Reggimento “Col Moschin”. In seguito a quale contesto operativo la Bandiera di guerra del 17° Stormo è stata insignita della medaglia d’oro al valor aeronautico? Il 14 agosto 2021, mentre tutto il mondo assisteva all’avanzata dei Talebani verso Kabul attraverso le immagini delle televisioni, una squadriglia di Incursori del 17° Stormo si preparava a partire per Pisa. Lì avrebbe incontrato i distaccamenti operativi del 9° Reggimento, del Gruppo Operativi Incursori, del Gruppo Intervento Speciale, e, insieme, avrebbero costituito le aliquote di manovra di uno Special Operation Task Group costituito dal COFS per evacuare i connazionali ed il personale dell’Ambasciata nella capitale afghana. Per quattordici giorni e notti la nostra squadriglia e gli altri dispositivi del Task Group hanno operato sopra e fuori da quei bastioni scolpiti nella mente di chi seguiva la vicenda e ai piedi dei quali la popolazione afghana si ammassava per cercare una via d’uscita, la salvezza. Far bene il proprio lavoro in condizioni di isolamento, in una situazione emotivamente esplosiva, sotto la minaccia di attacchi suicidi non è certamente un qualcosa di banale. Recuperare una persona che non sai se sotto di sé ha una cintura esplosiva richiede coraggio. La medaglia d’oro riconosce al 17° Stormo di avere avuto questo coraggio. In questo lavoro quanto conta l’aspetto mentale rispetto alla fisicità? Paura e coraggio camminano in parallelo o sono sensazioni che prescindono una dall’altra? La paura e il coraggio sono due facce della stessa moneta. Se si ha tanta paura serve tanto coraggio e se si ha tanto coraggio è perché c’è tanta paura. Ciò che tiene in equilibrio questi due elementi è l’autocontrollo, che è la caratteristica più importante, a mio parere, per un uomo delle F.S. Quando paura e coraggio non sono in perfetto equilibrio si rischia di finire in guai seri. Se a prevalere è la paura si perde l’iniziativa, viceversa si rischia di diventare un bersaglio. Negli anni abbiamo riscontrato che l’autocontrollo e l’equilibrio sono caratteristiche innate, si possono soltanto amplificare durante la formazione, questo spiega l’elevato tasso di selezione dei Reparti Speciali. Nella selezione e nella formazione, pertanto, non vengono ricercate solamente specifiche caratteristiche fisiche, che possono essere costruite nel tempo, ma soprattutto quelle mentali come, ad esempio, la propensione al sacrificio, al lavoro di gruppo e l’autocontrollo in situazioni di stress, e non per ultima la forte determinazione al raggiungimento dell’obiettivo. Ci può descrivere il “bagaglio” professionale di un Incursore Operazioni Speciali A.M.? I nostri Istruttori sono tra i più esperti Incursori del Reparto. Tra le prime cose che trasmettono ai giovani aspiranti Incursori vi sono l’attaccamento alla Patria e alla Bandiera, un forte spirito di gruppo, ovvero il non lasciare indietro nessuno per nessun motivo, sostenersi l’un l’altro davanti a qualsivoglia difficoltà, compensare lemancanze dei colleghi con un impegno maggiore e la consapevolezza che l’apporto di ognuno è fondamentale per la squadra. Trasmettono l’approccio con cui affrontare qualsiasi missione: la pianificazione deve essere precisa e meticolosa in ogni dettaglio, deve prevedere tutte le possibili contingenze e le rispettive soluzioni, deve comprenderemateriali, persone, necessità per un determinato lasso di tempo. Per la tipologia di missioni che vengono svolte dagli Incursori, se la pianificazione dovesse risultare superficiale o carente nei dettagli, il rischio sarebbe la vita degli operatori ed il raggiungimento dell’obiettivo. I BASCHI COLOR “SABBIA”

20 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE di Barbara Odetto Il ristorante Del Cambio non poteva avere uno chef che meglio lo rappresentasse. Questo luogo così ricco di storia e di tradizioni sabaude viene infatti raccontato attraverso le proposte di un cuoco piemontese che abbina il passato con sorprendenti intuizioni creative. La sua ambizione? Creare, anche ai fornelli, qualcosa che duri nel tempo. Originario di Giaveno, alle porte di Torino, matura le prime esperienze professionali presso La Betulla di San Bernardino di Trana (TO). Approda poi alla corte di Marchesi all’Albereta di Erbusco dove conosce Carlo Cracco che segue prima al ristorante Le Clivie di Piobesi d’Alba, poi a Milano al Cracco-Peck e infine al Ristorante Cracco del quale negli ultimi anni ha firmato il menù. Il suo rientro a Torino, nel 2014, PROTAGONISTI è legato alla riapertura del celebre ristorante Del Cambio del quale è chef e dove aveva lavorato come stagista. Questo elegante locale del 1757 amato da Cavour è incastonato al numero 2 della centralissima piazza Carignano unisce i raffinati decori e gli arredi ottocenteschi con le opere di Martino Gamper, Michelangelo Pistoletto, Izhar Patkin. Per un’esperienza che non riguarda solo il gusto, ma tutti i sensi. Il ristorante, insignito della prima Stella Michelin, vanta inoltre uno spazio di lavoro all’avanguardia ideato dallo stesso Baronetto con l’azienda francese Matinox che è perfetto per la cucina contemporanea proposta agli ospiti con eleganza. Parallelamente ai fornelli, che sa gestire con maestria e creatività, lo chef è anche autore di due libri. Credit Photo Davide Dutto Matteo Baronetto In cucina, e non solo, diamo valore alla sensibilità

21 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 Matteo Baronetto e l’editoria: cosa sono le “Iconiche Similitudini”? Come ha sottolineato parliamo di editoria in generale. Infatti, non sono uno scrittore e ho molto rispetto delle competenze altrui. Ho pubblicato dei pensieri che parlano del mio lavoro. Per me era importante fissare un momento che spiegasse ciò che stavo svolgendo in cucina. Sono partito da un concetto filosofico secondo il quale i simili si attraggono e trovano delle analogie. Negli anni, con la mia professione, ho capito che ci sono delle affinità elettive sia tra alcuni elementi non cucinati, ad esempio tra il cece e le nocciole verdi, sia tra elementi cucinati. Questo perché, magari, un tempo erano geograficamente vicini e facevano parte della stessa famiglia e con il cambiamento climatico si sono separati. Il testo è introdotto da un dialogo immaginario tra me e un caro amico che purtroppo è scomparso nel 2017: Bob Noto. Ho scelto di far stampare una tiratura limitata e numerata di “Iconiche Similitudini” perchémi piace che questo volume venga considerato un oggetto prezioso destinato a collezionisti che amano la cucina, ma non solo. Inoltre, ho deciso di non inserire delle grammature, ma di presentare il piatto nella sua essenza così come ho preferito non usare la fotografia, ma il disegno che per me rappresenta una forma di arte che non passa mai di moda. Il suo primo volume è stato “Cucina piemontese contemporanea”. Il legame con il territorio quale ruolo ha nelle sue creazioni? Ho sempre desiderato pubblicare un libro, ma mai avrei creduto che avrebbe raccontato la cucina della mia regione d’origine. L’ho scritto perché ho notato che mancava un testo che potesse collocarsi in un momento storico preciso. Il ristorante Del Cambio è l’emblema della torinesità e dell’universo sabaudo. Nelle sue sale si sono avvicendati principi e principesse, artisti e capitani d’industria, liberali e conservatori, maestri della letteratura e della musica. Per realizzare il volume ho studiato alcuni testi storici di Vialardi che fu cuoco alla Casa Reale oltre che il primo a scrivere un ricettario sulla cucina borghese dove per borghese intendo non di campagna. In città, infatti, si snelliva il modo goffo di preparare le pietanze tipico della campagna. Nelle pagine ci sono delle fotografie di piatti anche usati e diversi tra loro che possono ricondurre alla tradizione della tavola. Prossimamente la leggeremo ancora? In realtà ho realizzato “Pensieri e vapori” che si trova all’Archivio Tipografico di Torino. L’opera si compone di 23 pagine per un totale di 140 esemplari. Si tratta di idee e suggestioni che annoto e che sono accompagnate da tre ricette discorsive e da un disegno MATTEO BARONETTO Credit Photo Davide Dutto

22 GIUGNO 2024 | PLUS MAGAZINE realizzato da me perché, deve sapere, sono appassionato anche di arte contemporanea. La copertina è stata realizzata con la carta del macellaio. In libreria non si trova, lo vendo io e lo ho anche autofinanziato. Matteo Baronetto chef: ha definito il suo metodo di lavoro “un’improvvisazione ragionata”. Può essere un ossimoro nella superficialità, ma se si va all’essenza indica la profondità che l’essere umano ha e che non riguarda solo chi lavora nella ristorazione, ma ognuno di noi. L’improvvisazione preclude un ragionamento, anche se talvolta si pensa erroneamente che chi improvvisa non sia una persona preparata. A mio giudizio l’improvvisazione nasce da qualcosa che si è vissuto per molti anni e che a un certo punto della vita emerge. Uno dei piatti al quale sono più legato, e che è presente nel volume “Pensieri e vapori”, è l’animella bollita tagliata grossolanamente al coltello e accompagnata da un bocconcino di mozzarella di bufala alle quali aggiungo soltanto dell’acqua di governo. Io stravedo da sempre per le mozzarelle e da bambino mangiavo l’animella bollita che probabilmente è dentro di me sin da quando ero piccolo. Questo per sottolineare che sono passati 40 anni e quell’improvvisazione, che sembra momentanea, in realtà nasce da un iter più lungo. Il cuoco non è un artista, se non nell’atto in cui nasce l’idea, ma ha talento e creatività che però deve allenare. Di quale ingrediente non può fare a meno? L’uovo perchémi piace tantissimo: da quello all’occhio di bue a quello alla coque. ProbaPROTAGONISTI bilmente per delle reminiscenze legate al fatto che lo mangiavo da piccolo e che lo sapevo fare anche quando non ero ancora un cuoco, anche se saperlo cucinare bene è un’altra cosa. Come nasce una nuova proposta culinaria? Dalla curiosità, dai viaggi, dagli incontri e dai dialoghi con le persone oltre che dall’osservazione. Uno chef non deve mai smettere di assaggiare e di osservare perché, ad esempio, se si va al mercato e non si guarda con attenzione non si vede se c’è un prodotto nuovo. La curiosità, anche verso mondi diversi dal food, è una ricetta importante in cucina? Assolutamente. Oggi siamo nell’esempio. Noi cuochi dobbiamo ricordarci della nostra disciplina, ma abbiamo voglia di misurarci con espressioni che sono collegate al nostro mondo come l’arte, il cinema, il design e la pittura. Parlare con persone che sono migliori di noi come spirito e che hanno talento nella loro professione ha un valore enorme. Se ci si confronta sempre e solo con chi appartiene al proprio mondo non si evolve. Del Cambio: all’interno del ristorante c’è il Tavolo dello Chef, giudicato da molti ospiti un’esperienza emozionale. Il Tavolo si trova di fronte alla cucina dove gli ospiti possono vedere tutto ciò che accade. È una sorta di omakase giapponese e mi viene lasciata la libertà di preparare quello che desidero. Il cliente può solo scegliere il vino. Chi è in sala è con altri clienti. Al Tavolo dello Chef, che ospita da una a quattro persone, il concetto è diverso. Il menù è dedicato e c’è un’interazione sia con me sia con i ragazzi che spiegano e porgono il piatto dalla cucina che è aperta e visibile grazie ad una finestra. La sala grande rappresenta il cinema, il Tavolo è il teatro. Quando il Tavolo è riservato si chiudono due porte e va in scena un altro copione della ristorazione. Qual è il valore che non deve mai essere messo in discussione per chi lavora nel suo settore? La sensibilità, che ormai è merce rara. Sarebbe importante che tutti noi, non solo gli chef, non la alienassimo. A mio giudizio sarebbe utile creare una cattedra di sensibilità in diverse facoltà universitarie. Credit Photo Davide Dutto

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