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21 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2024 Matteo Baronetto e l’editoria: cosa sono le “Iconiche Similitudini”? Come ha sottolineato parliamo di editoria in generale. Infatti, non sono uno scrittore e ho molto rispetto delle competenze altrui. Ho pubblicato dei pensieri che parlano del mio lavoro. Per me era importante fissare un momento che spiegasse ciò che stavo svolgendo in cucina. Sono partito da un concetto filosofico secondo il quale i simili si attraggono e trovano delle analogie. Negli anni, con la mia professione, ho capito che ci sono delle affinità elettive sia tra alcuni elementi non cucinati, ad esempio tra il cece e le nocciole verdi, sia tra elementi cucinati. Questo perché, magari, un tempo erano geograficamente vicini e facevano parte della stessa famiglia e con il cambiamento climatico si sono separati. Il testo è introdotto da un dialogo immaginario tra me e un caro amico che purtroppo è scomparso nel 2017: Bob Noto. Ho scelto di far stampare una tiratura limitata e numerata di “Iconiche Similitudini” perchémi piace che questo volume venga considerato un oggetto prezioso destinato a collezionisti che amano la cucina, ma non solo. Inoltre, ho deciso di non inserire delle grammature, ma di presentare il piatto nella sua essenza così come ho preferito non usare la fotografia, ma il disegno che per me rappresenta una forma di arte che non passa mai di moda. Il suo primo volume è stato “Cucina piemontese contemporanea”. Il legame con il territorio quale ruolo ha nelle sue creazioni? Ho sempre desiderato pubblicare un libro, ma mai avrei creduto che avrebbe raccontato la cucina della mia regione d’origine. L’ho scritto perché ho notato che mancava un testo che potesse collocarsi in un momento storico preciso. Il ristorante Del Cambio è l’emblema della torinesità e dell’universo sabaudo. Nelle sue sale si sono avvicendati principi e principesse, artisti e capitani d’industria, liberali e conservatori, maestri della letteratura e della musica. Per realizzare il volume ho studiato alcuni testi storici di Vialardi che fu cuoco alla Casa Reale oltre che il primo a scrivere un ricettario sulla cucina borghese dove per borghese intendo non di campagna. In città, infatti, si snelliva il modo goffo di preparare le pietanze tipico della campagna. Nelle pagine ci sono delle fotografie di piatti anche usati e diversi tra loro che possono ricondurre alla tradizione della tavola. Prossimamente la leggeremo ancora? In realtà ho realizzato “Pensieri e vapori” che si trova all’Archivio Tipografico di Torino. L’opera si compone di 23 pagine per un totale di 140 esemplari. Si tratta di idee e suggestioni che annoto e che sono accompagnate da tre ricette discorsive e da un disegno MATTEO BARONETTO Credit Photo Davide Dutto

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