9 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Partiamo dalla fine: “Profilo Basso” è un vero trionfo. Cosa succede sul palco? Succede che parlo con il pubblico della mia esperienza di vita da neocinquantenne. Il mio è un linguaggio leggero, disincantato e mai volgare. In un’epoca di grande presenza di stand up comedy, personalmente sono legato al cabaret della vecchia scuola, quello per famiglie. Il miglior complimento che posso ricevere, infatti, è quando mi viene detto che non uso parolacce. Questo mi fa piacere perché avendo una formazione che proviene dall’oratorio, ho scelto volontariamente di non ricorrere a volgarità e ad argomenti pesanti. Viviamo in un’epoca in cui è normale alzare la voce per essere ascoltati, il mio stile invece è stato definito simile all’aplomb inglese e devo dire che mi lusinga. Per quanto riguarda lo spettacolo, che è prodotto da Real Comedy – parte del gruppo Realize Networks – ed è distribuito da Duepunti S.r.l., ci sono stati diversi sold-out. Sono contento che le persone abbiano voglia di divertirsi insieme a me. Nel 2026 sarai praticamente sempre in tournée. L’accoglienza del pubblico cambia a seconda delle città? Penso che ogni città abbia il proprio pubblico e i propri comici di riferimento. In Italia ci sono grandi scuole di comicità come quella toscana o romana e ognuna ha i propri seguaci. Quando sei sul palco i primi cinque minuti sono i più decisivi, ma grazie alla mia esperienza ho delle battute che sono delle cartine di tornasole che mi aiutano a capire come andrà la serata. In generale, però, se una persona paga un biglietto vuol dire che sceglie di ascoltare il mio umorismo, che è più di testa che di pancia, e questo mi rassicura quando sono on stage. Qual è il segreto per far ridere? Sicuramente una buona dose di autoironia. Viviamo in una società iper-performante che richiede livelli di prestazione talvolta irraggiungibili. Sapere quali sono i propri limiti è giusto e condividere delle esperienze rendendole normali, umane direi, è quasi terapeutico. Ovviamente non ho la pretesa di rendere migliori le persone, ma se per quasi due ore le faccio stare bene, allora vuol direi che il mio lavoro l’ho fatto. Io, ad esempio, non parlo di attualità proprio per creare una sorta di giardino segreto dove il pubblico può essere tranquillo e rilassato, anche perché chi viene a vedermi a teatro vuole divertirsi e questo è il mio compito. Quando hai deciso di fare della comicità la tua professione? Nella metà degli anni ’90 quando facevo il montatore cinetelevisivo, la mia grande passione che è rimasta viva ancora oggi e infatti monto io i miei video su Instagram. Tutti mi dicevano che ero bravo a far ridere, così ho iniziato con l’improvvisazione teatrale. Essere sul palco senza un testo è stato utile e formativo e solo dopo ho unito un altro amore, che è quello della scrittura. FEDERICO BASSO Credit photo Eracreaart
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