23 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 bientato nei Musei Reali di Torino, che hanno poi ospitato la mostra delle tavole originali nella Galleria Sabauda. Per Oblomov Edizioni ha pubblicato “Salvo imprevisti”, edito anche in Francia e Spagna, mentre per Einaudi ha illustrato il libro “Bella ciao - il canto della resistenza”, che ha vinto il Premio Speciale Andersen 2021. Per “La Revue Dessinée Italia” (ora “La revue”) ha disegnato il reportage sulla TAV relativo al versante italiano, su testi del giornalista Alberto Puliafito, ospitato sul primo numero della rivista. Lorena Canottiere è stata ospite di festival e Istituti di cultura in Italia (tra cui Napoli, Roma, Treviso, Venezia, Ischia, Bologna, Carpi, Martina Franca), Spagna (Madrid, Gijon, Barcellona, Avilés), Francia (Lille, Basillac), Germania (Berlino, Francoforte, Bochum), Canada (Montreal), Algeria (Algeri), Corea del Sud (Seul) e Perù (Lima). È stata co-curatrice della mostra “Falastin Hurra - fumetti e illustrazioni da e sulla Palestina”, ospitata alla Fondazione Mamre di Torino dal 10 ottobre al 3 novembre scorso. Per Plus Magazine Lorena ha risposto ad alcune domande. Il fumetto è un media, è intrattenimento, è arte. Per te cos’è il fumetto? Come mai hai deciso di diventare fumettista? Per me il fumetto è una maniera per ragionare sul mondo, su ciò che mi circonda e su ciò che questo fa risuonare in me. Prima di tutto però è un piacere immenso e un modo per sperimentare sempre nuove tecniche e nuovi modi di raccontare. I fumetti sono storie, quindi rispondono a tutte le caratteristiche di qualsiasi altro mezzo narrativo (letteratura scritta, cinema, poesia, illustrazione, ecc.) che sono, per esempio, l’ideazione, la parte documentativa, la forma e il dialogo con un “lettore”. Pensare a tutto questo è una maniera per rimanere in contatto con se stessi e per chiedersi costantemente “E io cosa penso di questo?”. Ho iniziato a fare fumetti per caso, avrei voluto studiare antropologia o restauro scultoreo, ma effettivamente è stata una scelta azzeccata perché ho sempre adorato scrivere e disegnare e il fumetto mette insieme questi due registri. Il tuo primo graphic novel, “Oche”, è ambientato a Torino e ha come protagonisti tre adolescenti: Henry, Davide e Nadia, che provengono da mondi completamente diversi ma diventano amici. Da dove vengono le loro storie? Le storie hanno sempre origini complesse. Io poi dedico molto tempo a costruire una storia, a capire di che cosa voglio parlare. Parto da un’idea e la lascio decantare per un po’ di tempo senza più lavorarci, ma pensandoci costantemente. In quel lasso di tempo notizie, argomenti, fatti quotidiani si assommano all’idea iniziale, la modificano e la arricchiscono così, quando torno a lavorarci, invece di un’idea ho una storia (che spesso ha preso una direzione che mai avrei immaginato). Nel caso di “Oche”, per esempio, sono partita con due elementi: Henry, l’ex bambino-soldato della Sierra Leone adottato, di cui mi interessava soprattutto il contrasto tra la sua infanzia e la vita a Torino in una famiglia benestante, e il “Vecchio delle oche”, un signore che viveva veramente in una roulotte-chiatta sul Po, a Torino, attorniato appunto da delle oche. Nella costruzione della storia sono poi comparsi gli altri due protagonisti: Nadia e Davide. Entrambi hanno caratteristiche o parti di vissuto di persone che ho conosciuto in passato. Rileggendo “Oche” noto un aspetto a cui non pensavo anni fa: oggi quel libro sottolinea quanto le nostre città siaLORENA CANOTTIERE
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