Plus Magazine 51

27 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Quale è stato lo switch tra l’attività di fotoreporter e quella di cuoco? La cucina c’è sempre stata nella mia vita. Io per conquistare le ragazze preparavo piatti gustosi, anche perché tutti i miei ricordi sono legati al cibo. Ripenso ancora a quando da piccolo mi svegliavo al mattino e mamma cantava mentre faceva da mangiare. Di recente ho anche ritrovato uno scatto che feci a mia madre in cucina. Ripercorriamo brevemente la sua lunga carriera nella ristorazione? Sono stato ovunque, sia per caso che volutamente, perché sono sempre stato un avventuriero. Il cibo per me è un mezzo di comunicazione potentissimo e grazie ad esso ho conosciuto gente straordinaria che mi ha aiutato nella crescita interiore e professionale. Mi sono trasferito a Roma nel 2000 dove ho lavorato in vari ristoranti aprendo Oste e Cuoco nel 2002. Nel 2003 ho lavorato in Indonesia come consulente a Giava. Tornato a Roma ho lavorato vicino al Pantheon e nel 2007 ho gestito il Safina al Pevero Golf Club di Porto Cervo. Nel 2008, sempre a Roma, ho aperto Oste e Cuoco all’interno dell’Hotel Majestic. Nel 2014, a Milano, ho portato la mia cucina al Ristorante Oste e Cuoco in piazza Risorgimento. Quali ingredienti non sono mai mancati nelle sue ricette? Non mi sono mai fatto corrompere dalle tecniche e dalle tecnologie, ho sempre mantenuto una linea marcata e chiara sul mio stile culinario anche perché io ho imparato facendo, osservando e vivendo. La mia cucina è sempre stata semplice, senza aglio, con abbondanza di agrumi e un legame forte con le radici siciliane. Lo hanno definito Oste & Cuoco. Due parole importanti. Io non mi definisco mai, sono una persona di 65 anni che trent’anni fa ha iniziato a cucinare per gli altri proponendo la cucina della mia famiglia, a base di prodotti genuini, in ambienti curati. Amo l’estetica, infatti ho studiato al liceo artistico e poi alla facoltà di architettura, e sono progettato per il bello. “Oste & Cuoco” è anche il titolo del suo libro. Di cosa parla? Il mio concetto di food sta nel creare un’atmosfera di casa confortevole dove il servizio e il cibo permettono ai commensali di viaggiare stando seduti su una comoda sedia a gustare dei piatti che raccontino loro qualcosa di importante, ma semplice, di tradizionale, ma con una forza interiore originale tale da rendere quell’esperienza unica. Da tantissimi anni porta la sua esperienza culinaria in importanti iniziative umanitarie. Ne ricordiamo qualcuna? Collaboro con Emergency, Save the Children, Fondazione Rava, Croce Rossa, City Angels e Prison Fellowship, inoltre organizzo pranzi di Natale nelle carceri italiane. Durante la pandemia ha fornito migliaia di pasti agli operatori dell’Ospedale Niguarda di Milano e nel 2021 ho ricevuto l’Ambrogino d’Oro. È un riconoscimento che ho dedicato a tutte le persone, inclusa la mia brigata, che per tre mesi hanno lavorato senza sosta. Mi ricordo una Milano deserta dove mi misi la mascherina e mi vennero a prendere dal Niguarda con un’auto per andare a cucinare. FILIPPO LA MANTIA

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