6 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE A fine settembre a Firenze c’è stato Planetaria, il festival prodotto da Superhumans del quale sei co-ideatore e direttore artistico. Ce ne parli? Si tratta di un evento dove arte e scienza si incontrano per raccontare il presente e immaginare il futuro del pianeta. Io amo la natura e in estate vado spesso in montagna. Da tempo vedere i ghiacciai che si sciolgono e assistere ai cambiamenti climatici mi preoccupa. A un certo punto ho capito che non potevo limitarmi a fare dichiarazioni o a pubblicare post sui social. Con gli organizzatori abbiamo pensato ad un evento che unisse arte e scienza in modo da parlare di temi importanti con empatia, in modo costruttivo e educativo. Oggi cosa diresti al te stesso che debutta nel cinema? Gli suggerirei di provare, anche se non ha esperienza. Questo è un mestiere pratico e ogni volta che fai un ciack è un momento unico che non puoi programmare. Magari il vento ti fa cadere una lacrima e sembri commosso e il pubblico lo apprezza, mentre quella lacrima non era stata studiata prima. Oppure pensi di non essere all’altezza e invece sei la persona giusta per quel ruolo. Nella tua lunga carriera hai lavorato in teatro, hai girato film, serie tv, pubblicità e hai fatto doppiaggio. Non ti sei mai stancato della recitazione? Mai. Per questo non mi annoio a ripetere una scena più volte finché non trovo la perfezione. Mi piace cercare nuove sfumature che la rendano vera. Raccontare una storia è quello che in assoluto mi affascina di più. C’è qualcosa che non ripeteresti? Assolutamente no. Io non respingo nulla di ciò che ho fatto nella mia professione. A volte mi chiedono se mi infastidisce ricordare che ho girato un certo spot e la risposta è no perché è grazie ad esso che mi sono fatto notare e che sono diventato Stefano Accorsi. Un augurio per il 2026? Vorrei che ci fosse più buon senso a livello planetario. Ne abbiamo tutti un grande bisogno. che c’era una telefonata per me. Era il mio agente che mi annunciava la vittoria. Il cuore si è messo a battere fortissimo. Qual è il segreto per essere un bravo attore? L’imperfezione. Per questo credo che il miglior modo per ottenere una parte sia studiare tanto, ma quando si arriva sul set si deve annullare tutto. Quando reciti le scene del copione in un provino le fai così tante volte che le sai a memoria, ma quando sei sul set devi riuscire a dimenticarle. Le tre qualità fondamentali nella recitazione invece? La capacità di giocare in squadra, la curiosità e l’elasticità mentale perché a volte il regista ti chiede di interpretare una scena in modo completamente opposto a quello che pensi. Lasciarsi stupire fa la differenza. C’è un regista che ammiri? Difficile scegliere, ma tra tanti mi piace moltissimo Sergio Leone perché mi ha formato quando ero ragazzo. Il suo era un cinema che univa arte e concretezza. Secondo me i suoi film erano molto più complessi di quello che sembravano perché al di là dell’apparenza c’erano delle sfaccettature interessanti anche nella costruzione dei personaggi. Un film che rivedi spesso? Più che pellicole, riguardo spezzoni di film di Fellini che trovo di grande ispirazione. Tra tutti “La dolce vita” e “8½” perché sono ricchi di suggestioni. Hai vissuto a lungo all’estero. Secondo la tua esperienza, come è vista l’Italia nel mondo? Quello che ho notato è che, quando le persone scoprono che sei italiano non sono mai indifferenti. Nonostante il nostro Paese sia piccolo rispetto ad altri stati europei o mondiali, sono tanti i personaggi storici, di scienza e di arte che hanno fatto cose memorabili per le quali vengono ricordati. Questo è sicuramente un motivo di orgoglio per tutti noi. COPERTINA
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