Plus Magazine 52

11 PLUS MAGAZINE | MARZO 2026 GIORGIO ROCCA Era la tua Olimpiade, quella di Torino 2006, ci arrivavi tra i favoriti. Era tutto perfetto, la pista era bella e io sapevo benissimo cosa fare. Ero convinto di poter andare a medaglia. Purtroppo, ho spinto troppo in un punto dove la neve era più morbida e sono andato giù in un modo insolito. Con la mente ho rivissuto molte volte quel momento, il più bello e il più brutto della mia carriera. Ho comunque un bellissimo ricordo umano: ero nel mio miglior momento di carriera e tutto sommato era normale che tutti si aspettassero che facessi un buon risultato. Invece non andò così, il più bel ricordo sotto il profilo umano, il peggiore come sportivo. Cosa ricordi di quell’arrivo? L’abbraccio che mi ha dato Tomba, che è valso più di ogni altra parola. Alberto era il mio idolo negli anni Novanta e la passione che ho per questo sport la devo a lui. Siamo stati in silenzio, senza parlare, l’emozione era tanta. Quanto manca quella medaglia con il buco in mezzo? Tantissimo, anche perché il pubblico italiano è difficile da conquistare: solo se vinci in modo continuativo riesci ad appassionarlo e poi, quando lo hai conquistato, si ricorda di te anche nella sconfitta. In te rimane però l’amarezza e devi trovare la forza per venirne fuori. Io ci ho provato andando a Vancouver: volevo rifare un’altra Olimpiade, ma mi sono fatto di nuovo male al ginocchio. Lì ho rosicato un po’: mi sono dovuto accontentare di commentare la vittoria di Razzoli, con cui sono molto amico, che a Torino 2006 faceva l’apripista. Prima di Vancouver, mi ero fatto di nuovo male, però ero tornato in pista e piccole soddisfazioni me le ero ancora tolte. Da qui nasce “Slalom. Vittorie e sconfitte tra le curve della mia vita”, il libro dove racconti cosa è accaduto dopo quel momento. Nel libro scrivo di quanto sia importante imparare a perdere e che questo va insegnato ai nostri figli. Se affronti la sconfitta e da questa sai trarre delle motivazioni e usare questa esperienza negativa per essere una persona migliore domani, questo è un grandissimo traguardo, soprattutto per un atleta a fine carriera che si trova nel momento più difficile. Per chi ha vinto tanto non ci sono lavori al mondo che poi riescono a farti provare quelle stesse sensazioni. Come trasmetti questo insegnamento ai tuoi figli? Dico loro di inseguire solo obiettivi che siano raggiungibili. In questo percorso i social non ci aiutano: ti mostrano spesso solo il risvolto bello della medaglia e non tutto quello che c’è dietro, che dobbiamo invece spiegare noi genitori. Dall’infortunio come se ne esce? Con la concentrazione massima: nel momento in cui tutto si ferma, anche se tutto intorno a te va avanti, devi mantenerla alta. Devi recuperare fisicamente sapendo che non sarai più quello di prima e questo è mol to doloroso. Ma è proprio qui che viene fuori il carattere, la tenacia. Nel recupero dovrai migliorare rispetto al tuo prossimo avversario, che nel frattempo non ha vissuto quello che è accaduto a te. Non è semplice.

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