12 MARZO 2026 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI Ti è mai capitato di saltare una porta? Sì, nella mia vita da sportivo è successo e sotto tutti i punti di vista: mi è capitato di non essere capace di cogliere l’attimo o di commettere errori. Nella vita personale o post atleta invece no. Anche se la vita di chi non è più un atleta è come laurearsi a 35 anni, quando ormai la carriera dovrebbe essere già stata impostata. Difficilissimo. Hai sempre amato lo sci? Assolutamente, ricordo spesso a chi me lo chiede che quando andavo a scuola, anche già all’asilo, guardavo fuori dalla finestra con la speranza che mio papà mi venisse a prendere per andare a sciare. Oggi insegno ai miei ospiti e ai miei collaboratori che la passione per la neve non è solo imparare a fare una curva. Questo è lo sport più bello del mondo: vai alla velocità che vuoi, fai le curve come vuoi e non hai nulla in mano, cellulare compreso. Altri sport che ti piacciono? Vado in moto e mi piace per equilibrio e destrezza. Nel libro racconti anche di com’eri da ragazzo. Da giovanissimo non ero affatto un campione: a tredici anni ero anche un po’ cicciottello. Mi sono dovuto formare man mano crescendo. Talento e tenacia non hanno lo stesso peso sulla bilancia, ci vuole più determinazione per fare la differenza e devi anche conquistare la fiducia di allenatori e società. Il talento non basta, anche se arrivi al momento giusto nel posto giusto. Se non ti alleni non ottieni i risultati. La motivazione è stata la chiave del mio reinventarmi, del mio continuo voler migliorare ogni giorno. Quali differenze vedi nei campioni di oggi? Lo sport avanza con tecniche, regole e discipline sempre nuove e un atleta deve sempre aggiornarsi e mantenere alto il focus. Noi avevamo poche distrazioni, senza i telefonini sempre in mano. Oggi gli atleti devono documentare ogni passo sui social. Eppure, una cosa non è cambiata: un campione che vuole fare la differenza gestisce la sua giornata senza usare troppo il telefono. Vedere le Olimpiadi sulle tue montagne che effetto fa? Sono molto fiero. Livigno è la mia città. I miei genitori si sono trasferiti qui dalla Svizzera quando avevo due anni. A me dà un’immensa soddisfazione aver vissuto le Olimpiadi prima da atleta, poi da commentatore e spettatore e oggi come addetto ai lavori a casa mia. Queste Olimpiadi sono state un’occasione unica per l’Italia. Se Torino è come è oggi, è perché vent’anni fa ci sono state le Olimpiadi, e così sarà per le mie montagne. Le quattro località sono state riunite in un contesto unico dove tutto è fruibile per il pubblico, senza disagi. A Livigno c’è stato un lavoro pazzesco. Da noi la legacy sarà tale, perché è stata stravolta come meta turistica, sfruttando al meglio questa grande occasione. Oggi poi ci sono più discipline rispetto a 20 anni fa e questo attira pubblico proveniente da vari paesi del mondo. La speranza è che questo pubblico torni, ma io non ho dubbi che sarà così. Parola di Giorgio Rocca.
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