19 PLUS MAGAZINE | MARZO 2026 perché certe app risultano così attraenti e quali logiche economiche le sostengono, permette agli adulti di svolgere un ruolo attivo e credibile. Le istituzioni stanno iniziando ad essere consapevoli Negli ultimi mesi il dibattito internazionale sull’uso dei social media da parte dei minorenni ha fatto un salto di qualità: sempre più governi stanno discutendo leggi non solo per filtrare i contenuti inappropriati o limitare il tempo di utilizzo, ma per interdire l’accesso a determinate piattaforme sotto una certa età. Le discussioni più avanzate ad oggi riguardano Australia e Regno Unito, due Paesi che hanno adottato o stanno valutando misure radicali per proteggere la fascia fino ai 16 anni dai potenziali danni della rete. L’Australia ha fatto notizia nei mesi scorsi approvando una legge che obbliga le piattaforme social a impedire ai minori di 16 anni di avere un account su servizi come TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook, X, Reddit, Twitch e YouTube. La normativa prevede che dal gennaio 2026, i social network non possono più permettere a minori di 16 anni di creare o mantenere un account. Chi non si adegua rischia multe fino a 50 milioni di dollari australiani. È importante notare che la legge non vieta completamente la navigazione su questi siti: i minori possono ancora vedere contenuti pubblici senza login, ma senza account non avranno timeline personalizzate, social feed, like o chat. La tecnologia di verifica dell’età per ora però non è perfetta: i sistemi di riconoscimento facciale o dei documenti d’identità possono commettere errori o essere aggirati, e alcuni minori già usano “trucchetti” come falsi dati o VPN per sembrare maggiorenni. C’è inoltre il pericolo che vietare l’accesso favorisca il passaggio verso servizi ancora meno regolati. Nel Regno Unito la situazione è in rapida evoluzione: il governo UK, alla data dell’articolo, non ha ancora approvato un divieto formale, ma sta valutando seriamente un modello simile a quello australiano. Nelle ultime settimane vari media internazionali riportano che l’esecutivo stia esplorando un divieto di social media per minori di 16 anni. Anche in Italia la questione inizia ad essere discussa. dei giovani e dei più piccoli. Tutorial, corsi online, strumenti collaborativi e contenuti educativi permettono ai più piccoli di sviluppare competenze digitali, creative e critiche. In ambito scolastico, l’integrazione tra didattica tradizionale e strumenti digitali è ormai una realtà consolidata. Parallelamente, però, la rete espone i ragazzi a rischi concreti: contenuti inappropriati, disinformazione, cyberbullismo, violazioni della privacy e contatti indesiderati. Dal punto di vista tecnologico, i sistemi di parental control esistono, ma non sono infallibili e a volte difficili da configurare. Gli algoritmi di moderazione dei contenuti, basati su Intelligenza Artificiale, faticano ancora a interpretare correttamente il contesto e le sfumature del linguaggio. Dati personali e identità digitale Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la gestione dei dati personali e della privacy. Ogni interazione online genera informazioni: posizione, preferenze, cronologia, relazioni sociali. I minori, per definizione, hanno una consapevolezza limitata del valore dei dati e delle implicazioni a lungo termine della loro condivisione. La costruzione dell’identità digitale inizia sempre prima e avviene spesso senza una reale comprensione dei meccanismi di profilazione. Le piattaforme raccolgono dati a fini commerciali creando profili che possono influenzare contenuti suggeriti, pubblicità e persino opportunità future. Educare i ragazzi alla cittadinanza digitale significa anche spiegare come funzionano questi sistemi invisibili. Il ruolo degli adulti per una tecnologia responsabile Genitori ed educatori si trovano di fronte a una sfida complessa: accompagnare i minori nell’uso delle tecnologie senza demonizzarle né subirle passivamente. Come già accennato, dal punto di vista tecnologico, oggi esistono strumenti di controllo del tempo di utilizzo, monitoraggio delle app e gestione dei contenuti, integrati direttamente nei sistemi operativi. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. È fondamentale affiancare alle soluzioni tecniche un dialogo costante, basato sulla fiducia e sull’educazione critica. Comprendere come funzionano le piattaforme: chiedersi NATIVI DIGITALI
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