30 MARZO 2026 | PLUS MAGAZINE di Silvia Catalucci Negli ultimi anni sentiamo sempre più parlare di educazione finanziaria, ma spesso la discussione resta superficiale, legata al risparmio o agli investimenti. Lei sostiene che si tratta di un tema molto più ampio. Può spiegarci perché non si tratta solo di economia? Perché l’educazione finanziaria riguarda il lavoro, il salario, la pensione, la casa, la sicurezza economica delle famiglie. In una parola, riguarda la dignità delle persone. Oggi a lavoratrici e lavoratori viene chiesto di prendere decisioni finanziarie sempre più complesse senza che nessuno abbia mai fornito loro strumenti adeguati. Questo non è un limite individuale, è una responsabilità collettiva mancata, e come sindacato non possiamo ignorarla. Molti sostengono che “ognuno è responsabile delle proprie scelte” ma, guardando la realtà, questa frase sembra ignorare le differenze tra le persone. Quanto pesa, in termini sociali, la mancanza di educazione finanziaria? Pesa moltissimo, perché l’analfabetismo finanziario non colpisce tutti allo stesso modo. Colpisce soprattutto chi ha redditi medi e bassi, chi vive di salario e non può permettersi errori. Una scelta sbagliata su un mutuo, un investimento inadeguato, una copertura assicurativa assente possono compromettere anni di lavoro. Quando si dice che “ognuno è responsabile delle proprie scelte” si dimentiUNA QUESTIONE SOCIALE AZIENDE EDUCAZIONE FINANZIARIA Giuliano Xausa, Segretario Nazionale FABI e Presidente Assonova Non riguarda solo risparmio o investimenti: è uno strumento di tutela per lavoro, reddito e dignità. Una responsabilità collettiva perché capire e gestire le proprie scelte economiche è essenziale per il benessere delle persone e della comunità. Ne parliamo con Giuliano Xausa, Segretario Nazionale FABI e Presidente di Assonova, l’associazione promossa dalla FABI che rappresenta i Consulenti Finanziari.
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