Plus Magazine 52

36 MARZO 2026 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI corso universitario non ha avuto il finale che avrei immaginato. Eppure, quando si è presentata l’opportunità di entrare al Ministero, l’ho colta al volo. Da quel momento, ho iniziato a svolgere un mestiere che sento profondamente mio, nato da una combinazione di scelte ponderate, occasioni colte al volo e una buona dose di determinazione. Ho preferito la via della ricerca a quella accademica tradizionale, perché sento che c’è sempre qualcosa che mi spinge ad andare oltre, a esplorare nuovi orizzonti e a rimettermi in gioco. Ho intrapreso la strada della ricerca con entusiasmo, scoprendo che qui la sua intensità supera di gran lunga quella che avevo sperimentato in ambito universitario. All’Università, infatti, il percorso accademico è scandito da tappe obbligatorie e, oggi più che mai, il mestiere di docente si scontra con una burocrazia soffocante e una miriade di formalità che spesso distolgono dalla vera passione per lo studio. In questo nuovo contesto, invece, sono quotidianamente immersa in un flusso incessante di documenti e stimoli, che trasformano la ricerca in un viaggio senza confini, costellato di testimonianze e carte capaci di aprire scenari sempre diversi. Non mancano certo ostacoli e difficoltà, spesso indipendenti dalla mia volontà. Eppure, è proprio questo continuo cambio di prospettiva a rappresentare la vera sfida e al tempo stesso lo stimolo più grande: può capitare di dover passare in poche ore dall’analisi dell’Ottocento al Novecento, dall’Estremo Oriente al Medio Oriente, dagli Stati Uniti al Canada e al Cile. Ci si muove costantemente, senza mai avere il tempo di sentirsi padroni assoluti di una sola materia. Forse, è proprio questa dinamicità a costituire la linfa segreta e affascinante della mia professione. In questo peregrinare, ho imparato a sviluppare una competenza fondamentale: la capacità di orientarmi tra le maglie dell’informazione, diventando esperta non tanto di una singola disciplina, quanto dell’arte di cercare, selezionare e interpretare ciò che conta davvero. Come interpreta il rapporto delle nuove generazioni con la storia e con il presente? Non nascondo una certa inquietudine. Osservo i miei figli, che fortunatamente hanno saputo prendere le nuove tecnologie sotto controllo: le utilizzano in modo consapevole, ne sfruttano i vantaggi senza subirle passivamente. Tuttavia, mi rendo conto che la maggior parte dei giovani appare più vulnerabile, quasi soggiogata da questi strumenti. Ecco perché guardo al futuro con apprensione: temo che si delinei una società in cui pochi sapranno davvero comprendere e governare, mentre molti si limiteranno a lasciarsi condurre. Non mi sembra, questa, una prospettiva rassicurante. Secondo lei, l’Intelligenza Artificiale rappresenta un limite o uno stimolo nelle ricostruzioni storiche? Credo che l’Intelligenza Artificiale sia, al tempo stesso, una sfida e una risorsa per chi si occupa di storia. Da un lato, offre strumenti potentissimi per l’analisi e l’elaborazione dei dati, permettendo di individuare connessioni che talvolta sfuggirebbero all’occhio umano. Dall’altro, però, impone una riflessione criti-

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