37 PLUS MAGAZINE | MARZO 2026 ca: il rischio di affidarsi troppo agli algoritmi è quello di perdere il contatto diretto con le fonti, con la materia viva della storia. Io personalmente vedo l’IA come uno stimolo, purché non si dimentichi mai che la vera comprensione degli eventi nasce dalla capacità di interpretare, di andare oltre i numeri e le statistiche, di cogliere le sfumature che solo lo studio approfondito e la sensibilità umana possono offrire. Dal mio punto di vista, il modo in cui ciascuno affronta la realtà dipende molto dal tipo di intelligenza che possiede. So che questa visione può apparire divisiva e non condivisibile da tutti, ma credo esista una sorta di scala di competenze e capacità. Chi, per ragioni di fortuna o di natura, si ritrova con un’intelligenza meno brillante rischia di essere sopraffatto e di non riuscire a emergere. Al contrario, chi dispone di una mente vivace e acuta avrà a disposizione strumenti e opportunità maggiori. Di conseguenza, prevedo che le disuguaglianze aumenteranno: non si tratta di scegliere se sia giusto o meno, ma di constatare una tendenza che mi preoccupa. Come interpreta la realtà che stiamo vivendo oggi? Abbiamo forse creduto, per un momento, che il mondo seguisse un percorso lineare, ordinato su binari predefiniti. Eppure, la realtà ci ha smentito: dalla preistoria a oggi la storia è stata un susseguirsi di eventi imprevedibili, e nulla ci garantisce che non possa accadere ancora di tutto. Questa consapevolezza mi ha insegnato a non fossilizzarmi su un solo decennio o su una specifica area geografica: chi si limita a osservare un periodo circoscritto rischia di convincersi che tutto inizi e finisca in quei confini, perdendo di vista la complessità del quadro generale. Al contrario, osservando la storia nel suo fluire continuo, comprendo che davvero tutto può succedere e che non bisogna mai dare nulla per scontato. Ecco la lezione più grande che la storia mi ha trasmesso: mantenere sempre viva la capacità di guardare oltre, senza pregiudizi e senza certezze assolute. Le lettrici del nostro Magazine ci chiederebbero: l’essere donna, nel momento in cui ha intrapreso il percorso di ricerca e di studio, le ha reso la strada più agevole o ha incontrato degli ostacoli? Per me, essere donna non è mai stato un peso né un ostacolo, ma piuttosto una condizione che offre opportunità e vantaggi, se si sa coglierli. Non ho mai vissuto la mia femminilità come una limitazione, e forse proprio per questo la mia prospettiva non può dirsi del tutto oggettiva. Il dibattito su questo tema mi interessa, ma la mia esperienza personale è segnata da un ambiente familiare in cui la diversità di genere era già una realtà concreta negli anni Settanta. Mia madre, pur senza aver seguito un percorso di studi formale, ha costruito una carriera significativa, diventando un vero modello di emancipazione per me e per la mia famiglia. In questo contesto, non mi sono mai sentita schiacciata né nella sfera personale né in quella lavorativa. Ritengo di essere stata fortunata, e riconosco quanto questo abbia inciso sulla mia esperienza. Se dovesse dare un ultimo consiglio a chi desidera avvicinarsi agli studi storici o intraprendere la carriera nella ricerca, quale sarebbe il primo passo da compiere? La curiosità è il vero motore del mondo. Mi lascio guidare da questo impulso in ogni momento del mio percorso, convinta che sia fondamentale trasmettere agli altri quanto sia prezioso lasciarsi ispirare dalla curiosità. Quando ci si lascia coinvolgere da essa, ogni lettura, ogni studio assume un valore più profondo, e si trova la motivazione per affrontare anche le difficoltà più complesse — che siano di natura professionale, burocratica o legate alle tante incertezze che, inevitabilmente, accompagnano chi decide di intraprendere la carriera nella ricerca. So bene che chi si avvicina a questo mondo deve imparare a destreggiarsi tra mille ostacoli, ma credo che sia proprio la curiosità a fornire la forza necessaria per superarli e andare avanti, anche nei momenti più critici. Si affaccia alla porta una collaboratrice, discreta come un battito d’ali, per ricordare un imminente impegno istituzionale. Saluto e ringrazio la Dottoressa Onelli per la sua gentile disponibilità, mentre mi allontano portando con me un pensiero: il rispetto dovuto a chi svolge un compito tanto delicato, dove metodo e sensibilità si intrecciano con lo sguardo vigile sulle nuove tendenze. FEDERICA ONELLI Alcuni libri e trattati scritti da Federica Onelli
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