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11

DICEMBRE

2018 |

PLUS MAGAZINE

E allora ci togliamo la bici e la buttiamo via

senza neanche pedalare?

“La mia ricetta è:

non liberiamoci dell’Euro ma recuperiamo

competitività riformando la burocrazia, ren-

dendo la giustizia civile più veloce e riducen-

do l’evasione fiscale, 130 miliardi che non ven-

gono pagati ogni anno.

Tutto questo tenendo conto che non possia-

mo più spendere soldi pubblici perché ne ab-

biamo spesi troppi. È questo che ci porta dritti

allo scontro con l’Europa”.

Quali sono gli scenari in caso di ritorno a

valori elevati dello Spread? Cottarelli ne

ipotizza tre. “

Si va in Europa e si dice ci siamo

sbagliati e adesso dovete sostenerci con una

marea di soldi perché lo Spread deve scende-

re subito. È stata creata, dopo la crisi del 2011,

una istituzione europea che ha una potenza

di fuoco di 600 miliardi di euro. Qualcosa

come 200 miliardi di euro potrebbero arrivare

dal FMI e poi c’è la Banca Centrale Europea

che ha una capacità praticamente infinita.

Per fare questo però l’Europa si riserva, come

era già successo, di dettare delle regole, quel-

le che Monti si è impegnato a rispettare.

Questa ipotesi verrebbe percepita come una

cessione di sovranità e mi sembra che que-

sta strada sia poco praticabile dall’attuale

esecutivo. Se escludiamo questa soluzione il

secondo scenario è l’uscita dall’Europa, con

un’impennata dell’inflazione volta a ridurre il

debito pubblico. Questa strada è difficile da

percorrere perché ci perde chi ha investito in

titoli di stato, ci perde chi ha un reddito fisso e

sarebbe complicato trovare una nuova stabi-

lità senza il rischio di cadere come l’Argentina

e occorrerebbero delle politiche restrittive per

riguadagnare credibilità.

Infine, c’è anche un altro ostacolo che rende

di fatto impossibile uscire dall’Euro: per fare

dei bonifici ci appoggiamo ad un sistema che

passa soldi da un conto all’altro e che è scrit-

to in Euro. Per farne un altro che funzioni ci

vogliono 12 mesi, secondo gli esperti.

Secondo alcuni quindi è impossibile uscire

dall’Euro, anche per il problema delle banco-

note che non si stampano in poche ore.

Il terzo scenario è quello che io ritengo il più

probabile in una situazione di crisi: l’autarchia

finanziaria, ovvero controlli amministrativi sul

funzionamento del mercato finanziario.

In questo caso non si vendono più titoli di sta-

to alle banche, questi vengono ristrutturati

e chi deve ricevere soldi fra 5 anni li rivedrà

tra dieci o quindici anni. Ci sarebbero vincoli

ai movimenti di capitali per chi vuole portare

soldi fuori dall’Italia.

In Grecia sono arrivati anche a mettere dei

vincoli sull’ammontare dei soldi che si pote-

vano prelevare con il bancomat.

Sono comunque tre scenari orribili”.

Cottarelli è tornato dagli Stati Uniti con l’idea

- su sua stessa ammissione - di fare il predi-

catore mettendoci la faccia.

“I miei colleghi hanno lasciato la comunica-

zione nelle mani di chi pensa che occorra fare

più deficit pubblico e che l’austerità sia sba-

gliata. L’idea è di non lasciare l’informazione,

soprattutto quella sui social, in mano a chi fa

propaganda ed è per questo che cerco nel

mio piccolo di spiegare come stanno le cose.

Il web è dominato da chi pensa che sia tutta

colpa dell’Europa e dell’Euro e allora bisogna

dare voce ad un altro pensiero”.

E infine confessa:

“non saprei chi votare al

momento ma chiederei di darci un partito che

chiamerei Uguaglianza nelle Opportunità,

per premiare il merito.

Bisogna spendere nella pubblica istruzione

perché è quello che dà un capitale umano in-

dipendente dalla famiglia di nascita.

Tutti dobbiamo avere lo stesso punto di par-

tenza, sono decenni che non si parla di que-

sto. Sarebbe quello il partito che voterei e non

ditemi che vorrei fondarlo io perché non sono

capace. Però l'acronimo UNO - Uguaglianza

Nelle Opportunità - non è male!”.

CARLO COTTARELLI