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16

GIUGNO

2019 |

PLUS MAGAZINE

Recitare per te vuol dire?

Per me è tutto e non potrei fare altro. A die-

ci anni, quando vivevo a Napoli, preparavo

dei piccoli spettacoli e mi mascheravo per i

miei parenti. Lì ho capito cosa avrei fatto da

grande. Credo che ognuno di noi, ogni gior-

no, metta in scena una rappresentazione te-

atrale di sé. In fondo siamo tutti un po’ attori.

Il ruolo che più ti appartiene?

Mi piace molto la commedia perché mi rap-

presenta. Ad esempio, il Tenente Daniele

Ghirelli, cioè il mio personaggio in “

RIS - De-

litti imperfetti”

, ha una vena ironica spiccata.

In generale, quando devo scegliere un pro-

getto, voglio che la storia mi stimoli e mi

appassioni sin da subito.

E uno che non hai ancora interpretato?

Ce ne sono tantissimi! In realtà non è il per-

sonaggio che mi interessa, ma il film. Spes-

so guardo una pellicola e penso che avrei

voluto essere io ad avere la parte.

Avrei voluto recitare in “

Dogman”

di Matteo

Garrone o in “

Veloce come il vento”

di Matteo

Rovere o ancora in “

Indivisibili”

di Edoardo

De Angelis.

Cinema, tv, teatro: troviamo le differenze?

Le vere diversità sono nel progetto e non

nella tecnica, almeno dal punto di vista at-

toriale. Il prossimo inverno reciterò ne

“La

camera azzurra”

di Georges Simenon per la

regia di Serena Sinigaglia e ho subito accet-

tato la parte perché la storia mi appassiona.

Hai mai pensato alla regia?

(Ride).

Assolutamente no! Non mi sento in

grado e anzi, quando sono sul set e vedo

come viene organizzata la messa in scena,

mi stupisco per la genialità.

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