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21

GIUGNO

2019 |

PLUS MAGAZINE

Su PSD2 dovrà ovviamente essere fatto un

grande lavoro di informazione al cliente ed

in generale di educazione finanziaria, pro-

prio perché sarà il cliente che dovrà essere

consapevole del nuovo valore dei suoi dati.

Le grandi banche stanno partecipando in

modo evidente al fenomeno FinTech,

spesso acquisendo quote di capitale in

queste nuove società.

Le piccole banche salvo qualche esempio

di eccellenza sono ancora indietro.

Parliamo quindi di collaborazione

o di competizione tra Banche e FinTech?

Per il fenomeno è stato attribuito il termine

“coopetition” un ibrido tra competizione e

cooperazione, che sarà il modello fonda-

mentale di sviluppo. Le FinTech sono azien-

de che hanno raccolto milioni di Euro per

sviluppare prodotti specifici. Anche per le

banche vi è e vi sarà sicuramente l’interesse

a partecipare e collaborare allo sviluppo di

queste società. Allo stesso tempo la FinTech

è interessata al “patrimonio” di clienti delle

medie e grandi realtà bancarie.

Nel corso del Forum è stato presentato

il caso di una FinTech UK che con soli 17

dipendenti in un solo anno ha raccolto

più di un milione di clienti. Quanti sono

i dipendenti delle FinTech in Italia

e quali sono i profili professionali?

Ad oggi i dipendenti delle società nostre

associate sono circa 300. Il FinTech è uno

di quei settori dell’innovazione in cui vi è un

mix tra persone senior e giovani, proprio per

il discorso fatto sulla nascita del fenomeno

con l’uscita di impiegati e manager bancari

dal settore dopo la crisi del 2009.

Abbiamo molti sviluppatori software, tecnici

informatici che ovviamente esistono anche

nel settore bancario, ma tra i senior vi sono

esperti di processi bancari e di compliance.

Vista la velocità con cui si sta muovendo

questo mondo, dove si vede Marta Ghiglioni

da qui a 5 anni e come sarà il mondo del

lavoro ed il FinTech District?

Non ho mai saputo dove mi sarei vista in

passato, ma ho sempre voluto essere in un

punto significativo della catena del valore

del mio Paese. Al momento il ruolo di co-

ordinamento e di dialogo tra vari stakehol-

der mi soddisfa pienamente, ma questo è

MARTA GHIGLIONI

un settore che cambia molto rapidamente

e cinque anni sono davvero un tempo lun-

ghissimo. Forse non in una banca, forse sì,

ma una cosa è certa: il distretto di Milano

crescerà moltissimo. Per ogni startup che

muore abbiamo decine di persone pronte a

rimettersi in moto e fondare nuove società

forti dell’esperienza precedente. Il turnover

in questo settore è davvero rapido e le per-

sone sono altamente motivate e pronte a

reinventarsi in continuazione.

Vinceranno le FinTech create dalle GAFA

o le FinTech europee?

Questo dipende molto da quanto sarà la

collaborazione con i regolatori.

Solitamente le FinTech generate dalle GAFA

creano nuovi servizi anche al limite delle re-

gole per poi magari essere sanzionate per

aver violato le norme.

Le FinTech europee ed in particolare italiane

agiscono all’interno di un mercato regola-

mentato e vogliono subito partire compliant.

Anche i regolatori sono più attenti alle Fin-

Tech europee e maggiormente interessati al

dialogo rispetto ai colossi americani.

Quanto ha influito la Brexit sull’eventuale

spostamento delle FinTech da Londra alla

piazza di Milano?

Nonostante sia già passato molto tempo,

non abbiamo visto molte FinTech passare

da Londra a Milano. Non è tanto un tema

cittadino ma di ecosistema. Non ultima la

ancora limitata penetrazione dei servizi fi-

nanziari digitali in Italia. Al momento si sono

mosse meglio città come Lussemburgo e

Parigi. Una cosa è certa, la questione Brexit

ha portato tutti a focalizzarsi sull’Europa

continentale e le potenzialità sono enormi.

Milano si sta comunque posizionandomolto

bene per accogliere le nuove realtà digitali.