51 IN QUESTO NUMERO FEDERICO BASSO A TEATRO CON “PROFILO BASSO” TECNOFUTURO BANCHE: ARRIVANO GLI AGENTI INTELLIGENTI BAGNINI A QUATTRO ZAMPE CANI CHE SALVANO VITE LORENA CANOTTIERE ANCHE UN FUMETTO PUÒ SOSTENERE E DIFFONDERE IDEE DI LIBERTÀ E GIUSTIZIA CHEF FILIPPO LA MANTIA COMBATTERE GLI SPRECHI ALIMENTARI È LA SUA MISSIONE SHIRIN EBADI VOCE SIMBOLO DELLA LIBERTÀ Supplemento a La voce dei Bancari Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Numero LI - Dicembre 2025 Credit photo Anna Maria Tinghino/Geisler-Fotopress, Alamy Un 2026 di buon senso. L'augurio di Stefano Accorsi CONVENZIONI NAZIONALI: DA PAGINA 72
Copertina Un 2026 di buon senso. L'augurio di Stefano Accorsi Protagonisti Federico Basso, a teatro con “Profilo Basso” Tecnofuturo Banche: arrivano gli agenti intelligenti. Intervista ad Ezio Viola Ospiti A colazione con… Giorgio Ghiotto Protagonisti Bagnini a quattro zampe. Cani che salvano vite Protagonisti Lorena Canottiere: anche un fumetto può sostenere e diffondere idee di libertà e giustizia Protagonisti Filippo La Mantia: combattere gli sprechi alimentari è la sua missione Protagonisti Shirin Ebadi, voce simbolo della libertà Protagonisti Intervista a Gabriele Giorgi. Lavoro, è tempo di rimettere al centro l'essere umano Orizzonti Dal diesel all'elettrificazione sostenibile. L'innovazione delle reti ferroviarie verso le emissioni zero Aziende Previdenza, Prevenzione, Prestazione: facciamo il punto con Flavio Manuel Alazraki Idee e servizi eCampus, è l'università online che non ti aspetti Comunicazione e immagine Un dualismo in convergenza Aziende Europa Benefits e Blue Assistance insieme per un nuovo modello di benessere integrato Intrattenimento Gardaland Magic Winter 2025: un inverno di pura magia tra luci, spettacoli e grandi emozioni Moda Appunti di moda a cura di Barbara Odetto Recensioni Serie TV Cinema Libri Mostre Teatro Musica Concerti Fumetti Mappamondo Città del Messico, sulle tracce di Frida Kahlo Convenzioni nazionali 4 8 12 16 18 22 26 30 34 38 40 44 45 46 50 52 58 59 60 61 62 63 64 65 66 72 Sommario 51 PLUS MAGAZINE 51 Supplemento a “La voce dei Bancari” Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Redazione e Amministrazione Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 www.associatiallafabi.it Direttore Responsabile Paolo Panerai Direttore Editoriale Paola Gomiero Segreteria di Redazione Chiara Attolico, Milena Lagnese Photo Editor Alessandro Lercara Relazioni esterne Daniele Tancorra Hanno collaborato a questo numero: Dorota Aruga, Mauro Bossola, Loris Brizio, Silvia Catalucci, Pietro Gentile, Barbara Odetto, Barbara Oggero, Alessia Roeta, Mariangela Salvalaggio, Vincenzo Scaringella, Emanuela Truzzi, Giancarlo Vidotto. Fotografie Archivio SICS, archivio Stock Adobe, Eracreaart, image courtesy Trendfortrend, Gabriele Mansi - GM Photography, images selected on Mytheresa e Luisa Via Roma, JMMorales, ufficio stampa Filippo La Mantia. Foto di copertina: Anna Maria Tinghino/Geisler-Fotopress, Alamy. Pubblicità Nova Labor Servizi srl Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 Progetto Grafico M.C.Grafica Torino / Art Director Marco Clava Su www.plusmagazine.news è possibile trovare il meglio di Plus Magazine in formato digitale. La redazione non si assume alcuna responsabilità per notizie, foto, marchi, slogan utilizzati dagli inserzionisti. Il materiale inviato non viene restituito. È vietato e perseguibile civilmente e penalmente, ai sensi della legge sul diritto d'autore, ogni forma di riproduzione dei contenuti di questa rivista, compresi gli spazi pubblicitari, senza autorizzazione scritta dell'editore.
1 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 EDITORIALE Era il 2005, finite le vacanze di agosto, l’idea di sempre, di migliorare l’opuscolo delle convenzioni, stava finalmente prendendo forma. Perché non trasformarlo in una vera rivista periodica, pensata per gli iscritti? Non c’erano piani editoriali, né finanziatori, né una linea grafica. Solo un piccolo ufficio e due persone che cercavano di dare vita ad un nuovo progetto. Io e il mio collega Marcello ci scambiavamo idee tra pile di fogli e tazze di caffè, cercando di capire da dove cominciare. “Conosco due brave giornaliste”, disse lui ad un certo punto, “magari hanno qualche contatto”. Poche ore dopo avevamo in mano un numero di telefono: quello di Edelfa Chiara Masciotta, appena incoronata Miss Italia. Avevamo la nostra prima intervista. Avevamo, incredibilmente, la nostra prima copertina. Da quel momento, tutto si è mosso in fretta, o almeno così ci è sembrato. Non avevamo un programma ma avevamo entusiasmo. I primi numeri li abbiamo costruiti un po’ alla volta, tra telefonate curiose, bozze corrette a penna e impaginazioni artigianali. Chiedevamo articoli a chiunque sapesse scrivere e avesse qualcosa da raccontare. Ricordo la corsa per chiudere i testi in tempo per la stampa, l’emozione di vedere le prime copie fresche di tipografia e l’orgoglio di sfogliare quella che non era più un’idea, ma una rivista vera. Dopo il primo numero capimmo che il difficile non era cominciare, ma continuare. Servivano metodo e organizzazione: una scaletta, rubriche fisse, una rete di collaboratori. Cresceva anche l’ambizione: personaggi noti, interviste esclusive, articoli che lasciassero il segno. Non sempre ci prendevano sul serio, ma ogni numero era un piccolo traguardo. Anche l’aspetto economico pesava. La rivista doveva autofinanziarsi, e per farlo servivano inserzionisti. Ma convincere le aziende o le realtà locali non era semplice: eravamo piccoli e fuori dai circuiti, e oltretutto senza numeri da mostrare. Ogni spazio pubblicitario venduto era una conquista e ogni intervista una vittoria. Anche i lettori ci scrivevano, alcuni per ringraziarci, altri per proporre argomenti e altri per criticarci. Passo dopo passo la rivista cresceva, era chiaro che non era più solo una pubblicazione sporadica, ma qualcosa di più e questa era la nostra vera soddisfazione. Col tempo, Plus Magazine ha iniziato a prendere una forma più definita. Ogni numero usciva con maggiore puntualità e coerenza, più attenzione ai dettagli e con una grafica più curata. di Paola Gomiero (Direttrice FABI Plus) Vent’anni di Plus Magazine: un viaggio tra storie, persone e cambiamenti
2 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Paola Gomiero EDITORIALE Le nostre collaborazioni si sono rafforzate, i nomi importanti cominciavano a rispondere alle nostre richieste e anche la pubblicità aveva trovato una sua stabilità. Alcune rubriche sono diventate appuntamenti fissi, seguite dai lettori. Anche i temi si sono evoluti: abbiamo imparato a parlare di innovazioni tecnologiche e digitali, di luoghi e mete da esplorare, delle nuove tendenze moda, ma anche a raccontare storie capaci di ispirare. Ripercorrere le tappe che hanno scandito il nostro percorso nella diffusione della rivista è come vedere sfilare la nostra storia editoriale: • 2005: nasce Plus Magazine a Torino, spedito ai 6.000 soci torinesi; • 2009: arriva la versione digitale, sfogliabile online, una novità assoluta per allora; • 2010: la rivista diventa nazionale, inviata a oltre 110.000 iscritti; • 2018: nasce il sito www.plusmagazine.it; • 2019: arrivano i profili social su Facebook e Instagram. Nel tempo abbiamo pubblicato oltre 300 interviste, ospitando nomi come Johnny Depp, Madonna, George Clooney, Monica Bellucci, Sharon Stone, Rupert Everett, Robert Redford, Yoko Ono, Riccardo Scamarcio, Roberto Bolle, Raul Bova, Giorgia, Marco Mengoni, Michelle Hunziker, solo per ricordarne alcuni, o perlomeno, i più celebri. Ecco dove siamo oggi. Vent’anni dopo quel tavolo pieno di fogli e caffè, la nostra rivista è diventata qualcosa di più di un semplice “libretto delle convenzioni”: è un’occasione di dialogo, un punto di riferimento, un contenitore di storie, volti e idee. Non è stato facile, ma ogni numero, ogni pagina è stato un piccolo successo. E allora, oggi, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla crescita di Plus Magazine. Grazie a tutti i giornalisti che con passione hanno raccontato, approfondito, osservato; grazie ai consulenti che hanno dato saggezza e direzione; grazie ai grafici che hanno trasformato fogli e idee in un’impaginazione capace di attrarre lo sguardo; grazie agli inserzionisti che hanno creduto nel progetto e contribuito alla sua sostenibilità; grazie ai lettori che ci hanno seguito, critici o entusiasti, ma sempre partecipi, senza i quali non avrebbe senso continuare. Il futuro è ancora tutto da scrivere. Forse passerà per nuove piattaforme, nuovi formati, nuove collaborazioni. Ma una cosa è certa: questo gruppo (che trovate a pagina 108), fatto di persone concrete e appassionate è la vera forza. E a tutti voi che avete contribuito a costruire questo cammino, va il nostro sentito ringraziamento, per la fiducia, per la creatività e per la perseveranza. Auguro a tutte e tutti un buon 2026!
4 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Barbara Odetto COPERTINA L’attore bolognese non ha certo bisogno di presentazioni. In più di trent’anni di carriera ha conquistato pubblico e critica con film di grande successo. Il suo segreto? Ama recitare, oggi come agli esordi. Dallo spot pubblicitario per un famoso gelato, dove pronunciava la celebre battuta “Du gust is megl che uan”, ai numerosi David di Donatello, Globo d’Oro, Nastro d’Argento, Ciak d’oro fino alla Mostra del Cinema di Venezia dove nel 2002 ha vinto per la miglior interpretazione maschile nel film “Un viaggio chiamato amore” diretto da Michele Placido. Questa, in sintesi, è la carriera di Stefano Accorsi. Un attore che dopo più di trent’anni di film è ancora innamorato del cinema e della recitazione. Tra le pellicole che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico ricordiamo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, tratto dal romanzo di Enrico Brizzi, e “Radiofreccia”, con Luciano Ligabue al debutto come regista, con il quale nel 1999 ha vinto il David di Donatello come miglior attore protagonista. “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino e “Santa Maradona” di Marco Ponti lo hanno invece consacrato tra i big del grande schermo e non è un caso che il celebre Ferzan Özpetek lo abbia voluto in numerosi film: da “Le fate ignoranti”, per il quale nel 2001 si è aggiudicato il Nastro d’Argento come miglior attore, a “Saturno contro”, da “La dea fortuna” a “Diamanti”. Un 2026 di buon senso. L’augurio di Stefano Accorsi Credit photo Anna Maria Tinghino/Geisler-Fotopress, Alamy
5 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Ricordi il tuo primo provino? Certamente! È quello in cui ho sbagliato tutto. Pupi Avati aveva messo un annuncio su “Il Resto del Carlino” per cercare attori alla prima esperienza per il film “Fratelli e sorelle”. Io in quel periodo facevo il bagnino di salvataggio e ho deciso di provare, così mi sono fatto fare delle foto che credevo fossero bellissime, invece, erano orribili e con le luci sbagliate. All’incontro il regista mi chiese di parlare della mia esperienza da bagnino e io lo feci come se fossi una star di Hollywood. Quando fui preso mi disse che aveva scelto il provino più bello e il più brutto e sottolineò che il mio non era il migliore. Quello che mi ha insegnato Pupi Avati è l’importanza di essere umile. Un aspetto che non ho mai dimenticato sia quando recito sia nella vita quotidiana. Proprio “Fratelli e sorelle”, del 1992, ti ha portato alla Mostra del Cinema di Venezia. Un ricordo? Più che un ricordo rivivo ancora oggi l’emozione non solo di aver recitato in America, ma anche di essere stato in concorso a Venezia con il mio film d’esordio. A ripensarci sembra un sogno. La prima volta che recitare ti ha trasmesso gioia? Alla scuola di teatro. Stavamo facendo un’improvvisazione, non dovevamo parlare, ma usare l’espressività. Io simulavo di essere in ascensore e credevo di essere realistico, invece, i compagni si sono messi a ridere. Ho provato una felicità grandissima. Mi piace trasformare la finzione in realtà ed essere quanto più possibile vero. Nel 2002 hai ottenuto la Coppa Volpi per “Un viaggio chiamato amore” di Michele Placido. Un riconoscimento importante. Un momento che ancora oggi mi regala una grande felicità. Michele Placido è capace di raccontare emozioni non consuete proprio come questa storia d’amore tra i poeti Dino Campana e Sibilla Aleramo. Rispetto al premio, ricordo che ero a Firenze e stavo mangiando in una trattoria in cui non prendeva il cellulare. A un certo punto un cameriere si è avvicinato e mi ha detto STEFANO ACCORSI
6 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE A fine settembre a Firenze c’è stato Planetaria, il festival prodotto da Superhumans del quale sei co-ideatore e direttore artistico. Ce ne parli? Si tratta di un evento dove arte e scienza si incontrano per raccontare il presente e immaginare il futuro del pianeta. Io amo la natura e in estate vado spesso in montagna. Da tempo vedere i ghiacciai che si sciolgono e assistere ai cambiamenti climatici mi preoccupa. A un certo punto ho capito che non potevo limitarmi a fare dichiarazioni o a pubblicare post sui social. Con gli organizzatori abbiamo pensato ad un evento che unisse arte e scienza in modo da parlare di temi importanti con empatia, in modo costruttivo e educativo. Oggi cosa diresti al te stesso che debutta nel cinema? Gli suggerirei di provare, anche se non ha esperienza. Questo è un mestiere pratico e ogni volta che fai un ciack è un momento unico che non puoi programmare. Magari il vento ti fa cadere una lacrima e sembri commosso e il pubblico lo apprezza, mentre quella lacrima non era stata studiata prima. Oppure pensi di non essere all’altezza e invece sei la persona giusta per quel ruolo. Nella tua lunga carriera hai lavorato in teatro, hai girato film, serie tv, pubblicità e hai fatto doppiaggio. Non ti sei mai stancato della recitazione? Mai. Per questo non mi annoio a ripetere una scena più volte finché non trovo la perfezione. Mi piace cercare nuove sfumature che la rendano vera. Raccontare una storia è quello che in assoluto mi affascina di più. C’è qualcosa che non ripeteresti? Assolutamente no. Io non respingo nulla di ciò che ho fatto nella mia professione. A volte mi chiedono se mi infastidisce ricordare che ho girato un certo spot e la risposta è no perché è grazie ad esso che mi sono fatto notare e che sono diventato Stefano Accorsi. Un augurio per il 2026? Vorrei che ci fosse più buon senso a livello planetario. Ne abbiamo tutti un grande bisogno. che c’era una telefonata per me. Era il mio agente che mi annunciava la vittoria. Il cuore si è messo a battere fortissimo. Qual è il segreto per essere un bravo attore? L’imperfezione. Per questo credo che il miglior modo per ottenere una parte sia studiare tanto, ma quando si arriva sul set si deve annullare tutto. Quando reciti le scene del copione in un provino le fai così tante volte che le sai a memoria, ma quando sei sul set devi riuscire a dimenticarle. Le tre qualità fondamentali nella recitazione invece? La capacità di giocare in squadra, la curiosità e l’elasticità mentale perché a volte il regista ti chiede di interpretare una scena in modo completamente opposto a quello che pensi. Lasciarsi stupire fa la differenza. C’è un regista che ammiri? Difficile scegliere, ma tra tanti mi piace moltissimo Sergio Leone perché mi ha formato quando ero ragazzo. Il suo era un cinema che univa arte e concretezza. Secondo me i suoi film erano molto più complessi di quello che sembravano perché al di là dell’apparenza c’erano delle sfaccettature interessanti anche nella costruzione dei personaggi. Un film che rivedi spesso? Più che pellicole, riguardo spezzoni di film di Fellini che trovo di grande ispirazione. Tra tutti “La dolce vita” e “8½” perché sono ricchi di suggestioni. Hai vissuto a lungo all’estero. Secondo la tua esperienza, come è vista l’Italia nel mondo? Quello che ho notato è che, quando le persone scoprono che sei italiano non sono mai indifferenti. Nonostante il nostro Paese sia piccolo rispetto ad altri stati europei o mondiali, sono tanti i personaggi storici, di scienza e di arte che hanno fatto cose memorabili per le quali vengono ricordati. Questo è sicuramente un motivo di orgoglio per tutti noi. COPERTINA
8 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Barbara Odetto PROTAGONISTI Il vincitore della quinta stagione di LOL anche nel 2026 sarà a teatro con “Profilo Basso”. Uno spettacolo ad alta carica di risate. Volto storico del programma televisivo Zelig, Federico Basso è sia un comico dall’alta carica di ironia sia un autore televisivo di successo. Grande estimatore della stand-up comedy, la sua presenza scenica è fortemente influenzata dalla tradizione umoristica italiana. Oltre al cabaret si è cimentato con ottimi risultati anche nei match d’improvvisazione teatrale e in televisione ha partecipato nel 2025 alla quinta edizione di LOL, dove è stato il vincitore. Sempre in TV lo abbiamo visto al Festival di Sanremo e in format come Only Fun, Comedy Match, Geppy Hour e altri. Dopo il successo dello spettacolo teatrale Profilo Basso, l’artista torinese riporta il suo One Man Show in una nuova tournée che è iniziata lo scorso 4 settembre a Milano e che nel 2026 toccherà molte delle principali città italiane. Unico protagonista sul palco, Basso racconta la vita di tutti i giorni vista sotto diverse sfaccettature. Un viaggio all’insegna del “beato chi sa ridere di se stesso perché non finirà mai di divertirsi”. Che dire? Possiamo dargli torto? Credit photo Eracreaart Federico Basso
9 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Partiamo dalla fine: “Profilo Basso” è un vero trionfo. Cosa succede sul palco? Succede che parlo con il pubblico della mia esperienza di vita da neocinquantenne. Il mio è un linguaggio leggero, disincantato e mai volgare. In un’epoca di grande presenza di stand up comedy, personalmente sono legato al cabaret della vecchia scuola, quello per famiglie. Il miglior complimento che posso ricevere, infatti, è quando mi viene detto che non uso parolacce. Questo mi fa piacere perché avendo una formazione che proviene dall’oratorio, ho scelto volontariamente di non ricorrere a volgarità e ad argomenti pesanti. Viviamo in un’epoca in cui è normale alzare la voce per essere ascoltati, il mio stile invece è stato definito simile all’aplomb inglese e devo dire che mi lusinga. Per quanto riguarda lo spettacolo, che è prodotto da Real Comedy – parte del gruppo Realize Networks – ed è distribuito da Duepunti S.r.l., ci sono stati diversi sold-out. Sono contento che le persone abbiano voglia di divertirsi insieme a me. Nel 2026 sarai praticamente sempre in tournée. L’accoglienza del pubblico cambia a seconda delle città? Penso che ogni città abbia il proprio pubblico e i propri comici di riferimento. In Italia ci sono grandi scuole di comicità come quella toscana o romana e ognuna ha i propri seguaci. Quando sei sul palco i primi cinque minuti sono i più decisivi, ma grazie alla mia esperienza ho delle battute che sono delle cartine di tornasole che mi aiutano a capire come andrà la serata. In generale, però, se una persona paga un biglietto vuol dire che sceglie di ascoltare il mio umorismo, che è più di testa che di pancia, e questo mi rassicura quando sono on stage. Qual è il segreto per far ridere? Sicuramente una buona dose di autoironia. Viviamo in una società iper-performante che richiede livelli di prestazione talvolta irraggiungibili. Sapere quali sono i propri limiti è giusto e condividere delle esperienze rendendole normali, umane direi, è quasi terapeutico. Ovviamente non ho la pretesa di rendere migliori le persone, ma se per quasi due ore le faccio stare bene, allora vuol direi che il mio lavoro l’ho fatto. Io, ad esempio, non parlo di attualità proprio per creare una sorta di giardino segreto dove il pubblico può essere tranquillo e rilassato, anche perché chi viene a vedermi a teatro vuole divertirsi e questo è il mio compito. Quando hai deciso di fare della comicità la tua professione? Nella metà degli anni ’90 quando facevo il montatore cinetelevisivo, la mia grande passione che è rimasta viva ancora oggi e infatti monto io i miei video su Instagram. Tutti mi dicevano che ero bravo a far ridere, così ho iniziato con l’improvvisazione teatrale. Essere sul palco senza un testo è stato utile e formativo e solo dopo ho unito un altro amore, che è quello della scrittura. FEDERICO BASSO Credit photo Eracreaart
10 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI Ricordi il tuo primo testo comico? Era totalmente autoironico perché giocavo con il mio cognome e la mia altezza. Ho la fortuna di chiamarmi Basso, in antitesi con la mia statura, e in molti credevano che fosse inventato. Ricordo che a Zelig Claudio Bisio mi chiese se Federico Basso fosse un nome d’arte e risposi: sì, in effetti mi chiamo Maurizio Basso, che in realtà è mio fratello. Molta della mia comicità degli esordi era legata all’altezza: ad esempio, sottolineavo che, se c’è una rapina in banca, non mi prendono come ostaggio perché è scomodo portarmi via. Proprio ieri in aeroporto mi ha fermato una ragazza dicendo che non trovava sul web la mia clip sul mignolo sbattuto contro la gamba del letto dove spiegavo che, essendo alto, il dolore arriva dopo. Hai tempo di alzarti, andare in bagno, tornare a dormire per poi svegliarti per il male! Mi fa davvero piacere che la gente ricordi battute di 20 anni fa nonostante la grande proposta di comici che c’è oggi. Prima di diventare Federico Basso cosa facevi? Mi sono diplomato e, come ti ho detto, volevo fare il montatore. Ho lavorato a lungo al telegiornale di Mediaset e nel 2004 Giancarlo Bozzo, Direttore artistico di Zelig, mi disse che avevo le potenzialità per fare il comico e avere successo, così ho fatto il grande salto. Mi sono fidato della sua esperienza e ho fatto della mia passione un lavoro. Il tuo humour dalla televisione è approdato al mondo dei social dove sei diventato un personaggio virale. Che rapporto hai con Instagram & Company? Appartengo alla generazione del tubo catodico dove la popolarità arrivava attraverso la TV. Noi comici di un’altra epoca, TikTok e gli altri canali li vedevamo come qualcosa di difficile a causa della diversità di linguaggio. Salvo Spoto, un ex collega che oggi è il mio agente, mi ha detto che avevo i requisiti per sfondare anche sui social, così, goffamente, sono entrato in questa festa alla quale non ero stato invitato. Mi sono mosso in un mondo sconosciuto e piano piano ho imparato a utilizzare questo nuovo strumento, divertendomi e facendo divertire. Secondo te il linguaggio comico si è evoluto con i social? Più che altro è cambiato perché hai poco tempo per catturare l’attenzione quindi devi dire la battuta giusta per far ridere i follower. Oggi il vero competitor è l’Intelligenza Artificiale che crea video accattivanti e di grande appeal. Si sta creando un magma dove è difficile distinguere realtà e finzione. Io uso l’IA, ma per non perdersi bisogna mantenere un certo distacco. Come riesci a non ridere alle tue battute? Non è facile, ma la mia è una scelta. Ridere sul palco è una sorta di aiuto che si chiede al pubblico. Io invece voglio lasciare la battuta al giudizio dello spettatore. All’inizio fa paura il silenzio davanti a una sala piena, ma con l’esperienza quel silenzio può fare la differenza e lo puoi usare a tuo favore. Come speri che sia il tuo 2026? Da buon piemontese vivo all’insegna dell’esageruma nen per cui potrei dirti che spero di avere di più, ma il 2025 è andato davvero molto bene per cui sarei soddisfatto di replicare. Ho avuto tanti successi dal punto di vista personale e professionale, uno fra tutti la vittoria di LOL. Come dicono ad Affari Tuoi, il programma televisivo di Stefano De Martino: accetto l’assegno e vado via tranquillo. Credit photo Eracreaart
12 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Le banche stanno puntando sull’Intelligenza Artificiale. Se ne è parlato ampiamente nel corso del Banking Summit 2025, organizzato da The Innovation Group. Abbiamo avuto modo di intervistare Ezio Viola Co-Founder della prestigiosa società di Ricerca italiana. L'INTERVISTA L’Intelligenza Artificiale è arrivata in banca da molti anni, sia nelle sale di trading che nei call center, cosa è successo in seguito? Oggi quando si parla di I.A. bisogna sempre distinguere tra quella che è l’Intelligenza Artificiale classica e quella Generativa. C’è quella classica, con algoritmi di machine learning e big data che esiste da anni, e quella Banche: arrivano gli agenti intelligenti che è stata annunciata con l’arrivo della Generativa e dei Large Language Mode, più o meno tre anni fa. Per quanto riguarda le banche, le applicazioni di Intelligenza Artificiale classica, universale, sono da anni nelle sale di Trading, ma non solo, in tutto quello che è anche la Detection di Frodi, nei sistemi di Antiriciclaggio e Anti Money Laundering, su cui dopo si è innescata o si innescherà anche l’utilizzo della Generativa. Sicuramente nei Call Center la Generativa può dare qualcosa in più, così come può dare qualcosa in più anche l’evoluzione dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale tradizionale. Sicuramente c’è stata questa accelerazione che anche le banche stanno cercando di mettere a terra. Fino adesso però non è che sia stato fatto molto, parlo per l’insieme delle banche italiane. È in corso una fase prototipale di individuazione di quali sono i casi d’uso che creano più valore, quelli che ovviamente possono essere gestiti anche con minor imIntervista ad Ezio Viola Co-Founder e Consigliere - The Innovation Group di Pietro Gentile TECNOFUTURO
13 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 sono poi le applicazioni sviluppate. Personalmente, devo dire, non ho percepito che le banche italiane stiano adottando gli agenti, li stanno studiando, alcuni ne stanno provando l’utilizzo in abito molto circoscritto e limitato a funzioni interne. Prima di tutto stanno cercando di capire cosa sono concretamente. Non si tratta di parlare dell’Agente Intelligente come evoluzione del Chatbot, ma si arriva perfino a pensare di avere quello che è stato chiamato il “collega virtuale”. Il potenziale dell’I.A. Agentica è di ridurre i tempi di lavoro nei processi in cui viene usata, grazie alla sinergia di diversi agenti che collaborano tra loro per raggiungere un obiettivo comune. Questo approccio si inserisce all’interno di una revisione complessiva dei processi e del modello operativo della banca. Mi pare che su questo secondo fronte si stia facendo abbastanza poco, anche perché è molto complicato. La tecnologia non è completamente matura, gli standard di interazione tra gli agenti si stanno via via definendo. C’è un modello chiamato MCP che prova a standardizzare il modo con cui questi agenti possono interoperare. Quello che invece mi pare di aver percepito è che alcune banche stanno già sperimenpatto, non solo a livello organizzativo ma anche nei confronti della Regolamentazione, degli aspetti di Privacy, di Cybersecurity e quant’altro: questi sono un po’ diciamo ancora oggi i freni così come anche la cronica mancanza delle nuove competenze necessarie. Sicuramente quello che è scaturito dai vari interventi nel corso del Banking Summit 2025, è che le banche hanno capito che questa non è l’ennesima bolla. Ci sarà una bolla finanziaria, ma non è una bolla diciamo tecnologica: è qualcosa che rimarrà. Poi ci sono capacità diverse tra le grandi banche e le banche più piccole nel mettere a terra il potenziale della nuova I.A. almeno nelle dichiarazioni, poi vedremo se dalle parole seguiranno i fatti. Come? Ovviamente bisogna avere una strategia. Non è solo una tecnologia che adotto e devo gestire, devo inserirla in quella che è la strategia di trasformazione della banca. Adesso si parla perfino di agenti intelligenti in banca, in cosa consistono e quale sarà il loro ruolo? Diciamo che il 2025 è stato l’anno degli Agenti da parte dell’industria tecnologica. È quella che viene chiamata I.A. Agentica che è un ulteriore salto di qualità in quelle che BANCHE: ARRIVANO GLI AGENTI INTELLIGENTI Ezio Viola, Co-Founder e Consigliere Innovation Group durante il Banking Summit 2025
14 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE tando l’utilizzo dell’agente virtuale in alcune specifiche attività. Nessuno però si sbilancia molto, anche perché significa cambiare notevolmente anche il modo con cui le persone poi devono lavorare e interagire fra loro. Una cosa che mi pare interessante è che nelle applicazioni verso la clientela e nell’area Customer Service, si sta pensando ad una banca conversazionale. Questo è stato detto da diversi speaker: il cliente interagirà conversando vocalmente con l’I.A. della banca, così come faccio con te adesso, penso che sia il primo passo. Parlando di ICT, vedi ancora tanta differenza sia come investimenti che come evoluzione tra l’ICT italiano e quello europeo? Se prendiamo le grandi aziende penso che siamo abbastanza allineati, anzi. Le prime due banche italiane hanno un livello di adozione delle applicazioni digitali alla stregua, se non in alcuni ambiti migliore, rispetto ai principali concorrenti europei. In generale, se togliamo dal confronto le grandi banche americane, penso che le banche italiane, quelle medio-grandi, non siano così indietro rispetto alla media delle banche europee. Anzi, probabilmente in alcune aree magari sono meno capaci di promuoversi, di fare un po’ di marketing di loro stesse, ma non penso siano molto indietro. Tieni presente quando parlo di banche europee, parlo di banche che lavorano ovviamente nell’ambito della Comunità Europea perché, se prendiamo già il mercato inglese, che è un po’ più tollerante dal punto di vista della regolamentazione, vi sono differenze che possono impattare sull'utilizzo delle tecnologie più avanzate. Rimanendo in Italia, tra le piccole-medie e le grandi, secondo te sta aumentando il gap o è rimasto invariato? Penso che il gap esista, ma banalmente per le capacità e per le risorse disponibili. Le grandi banche hanno a disposizione risorse economiche, competenze, capabilities ed esperienze più significative. Aggiungo che il timore è che sull’evoluzione ed adozione dell’Intelligenza Artificiale il gap possa aumentare, se le piccole banche in qualche modo non sono aiutate. Faccio un esempio: le banche che si appoggiano a consorzi, cioè la maggior parte delle piccole banche italiane devono spingere affinché il modello consortile non freni l’evoluzione e l’utilizzo di soluzioni più avanzate quali l’I.A. Ad esempio, basta pensare al costo dell’introduzione delle normative come TECNOFUTURO
15 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 BANCHE: ARRIVANO GLI AGENTI INTELLIGENTI l’I.A. Act in cui le piccole banche faranno più fatica ad attuarlo. Inoltre, uno dei freni che non tutti hanno ben chiaro è il costo di utilizzare applicazioni Enterprise per l’utilizzo dell’I.A., in particolare dell’I.A. Agentica dove i costi possono crescere se non ben gestiti anche a causa dei modelli di pricing molto complicati che oggi molti fornitori applicano. La clientela come accoglierà tutte queste evoluzioni? Io vedo che l’utilizzo di questi strumenti a livello individuale è come quando è nata Internet, si sta diffondendo in maniera esponenziale, cioè tutti hanno Chatbot I.A. sul telefonino, e incominciano a usarlo come se fosse un’evoluzione del motore di ricerca per le cose anche più banali, più stupide, insomma. Il pericolo o l’opportunità è che, come è successo quando sono arrivati i Social Media e in generale le applicazioni web, il cliente/utente consumatore si abitua al loro utilizzo, poi si rivolge in banca e per qualche motivo, in quel contesto, non si possono usare. Rimane il gap con le persone più anziane ma forse anche a loro potrà risultare più facile interagire con Chat GPT “parlando”! Questo gap potrebbe quindi addirittura ridursi se le aziende, le banche in particolare, saranno capaci di far utilizzare l’I.A. alle persone in modo controllato e responsabile ma diffuso. In alcuni territori le filiali sono state chiuse: circa il 43% dei comuni italiani non ha più un presidio con una filiale bancaria e il processo di desertificazione bancaria si è molto espanso. E il problema rimane anche se una banca decide di non dare più la possibilità di un contatto fisico ma di averlo solo virtuale. A fronte di filiali che chiudono, ci sono alcune banche medio piccole che invece aprono e continuano a credere che il contatto fisico, non solo sulla clientela retail, ma specialmente sulla clientela business delle piccole imprese sia importante. A questo fenomeno della “scomparsa definitiva dello sportello” io ci credo poco. Quali skills lavorativi saranno richiesti ai bambini che stanno ancora studiando e ai ragazzi che entrano nel mondo del lavoro per non essere emarginati da questa rivoluzione? È difficile rispondere a questa domanda. Qualsiasi risposta potrebbe essere contraddetta. Penso che oggi se parliamo di giovani che stanno entrando nei prossimi 1-2 anni nel mondo del lavoro, sicuramente devono stare attenti. Devono incominciare a usare questi strumenti. Sto parlando proprio di Tools di Intelligenza Artificiale per accrescere il loro livello di competenze, non solo per giocarci. Questo deve essere anche il compito delle aziende. Le capacità devono essere messe effettivamente in pratica e quindi, deve essere data la possibilità ai giovani, se non lo hanno già fatto durante il percorso di studi, di utilizzare questi strumenti. Per quelli ancora più giovani, secondo me, è ancora più difficile, faccio una battuta, ma me l’ha detto un professore della Bocconi: se io oggi avessi un bambino di 10-12 anni gli direi di fare un lavoro prettamente fisico in cui l’I.A. può aiutare ma mai sostituire. Quelli sono lavori che sicuramente ci saranno sempre. Per i lavori intellettuali le persone dovranno crescere molto in competenza. Il mio lavoro, ad esempio, quello dell’analista di mercato, così come quello del giornalista, sono destinati a scomparire per come lo facciamo e conosciamo oggi. Ad esempio, fai il giornalista d’inchiesta, cioè veramente vai sul terreno e per l’analista non devi limitarti a fare report o analizzare dati, devi correlarli con informazioni sul campo e il valore aggiunto è dato dall’interpretazione dei dati per prendere decisioni. I lavori più appetibili per i ragazzi che entreranno tra 5-10 anni nel mondo del lavoro, francamente nessuno li conosce.
16 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE BARBARA ODETTO A colazione con occola golosa, dolce pausa tra la calma della notte e la frenesia del giorno: la colazione, secondo me. Il momento migliore per due chiacchiere rilassate con Giorgio Ghiotto. C Classe 1999, Giorgio Ghiotto è un giovane e talentuoso documentarista che nel 2023, con “Wings of Dust”, ha ricevuto la Medaglia d’Oro agli Student Academy Awards ed è stato inserito nella shortlist della 96ª edizione della Cerimonia degli Oscar® per la categoria Miglior Cortometraggio Documentario diventando il più giovane italiano di sempre a raggiungere questo traguardo. Lo scorso settembre, invece, si è fatto notare all’82ª Mostra del Cinema di Venezia con il cortometraggio “Anime di coraggio” promosso dal Ministero della Difesa e dalla Marina Militare per la produzione esecutiva dalla Paparusso Communication. Cosa ti affascina nel realizzare documentari? Mi piace raccontare realtà sconosciute per offrire agli spettatori spunti di riflessione utili a costruire una società migliore. Un esempio è il cortometraggio che ho fatto per la Marina Militare dove l’approccio del cinema verité mi ha permesso di vivere la vita quotidiana a bordo della nave Montecuccoli catturando sia momenti operativi di grande pathos sia di introspezione. Perché hai scelto questa forma di comunicazione? Perché la realtà è la vera protagonista. Mentre nei film si possono usare la finzione e gli effetti speciali, nel documentario i protagonisti sono le persone e i luoghi reali. Il mio compito è trasportarli dal mondo concreto al mondo cinematografico senza alterare l’emozione. C’è un fil rouge nei tuoi lungometraggi? Mi piace descrivere la società e le diverse etnie; presentare mondi, persone e situazioni sconosciute ai più, ma ricche di fascino e di storie da svelare con umiltà e rispetto. “Anime di coraggio” è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Sei soddisfatto di questo successo? Sono davvero contento che sia stata data grande visibilità al documentario perché il mio compito come regista non è stato tanto raccontare il lavoro della Difesa, quanto ispirare i giovani ad essere coraggiosi. Secondo me aiutare il prossimo in difficoltà e sostenere i diritti umani sono valori fondamentali. Essere veri, umani, è il modo per creare un mondo migliore e il cinema è sicuramente un grande alleato per diffondere etica e rispetto. Il cortometraggio è stato prodotto dalla Paparusso Communication. Sei soddisfatto di questa collaborazione? Ho conosciuto Nicola e suo figlio Axel a Los Angeles e abbiamo subito lavorato insieme. Entrambi sono professionisti stimati nel settore perché sono attenti a tutelare l’opera e gli operatori. Ci saranno altre produzioni insieme? Certamente. Con Nicola Paparusso stiamo preparando dei lavori per documentare la problematica del rispetto dei diritti fondamentali. Con lui è nato anche un rapporto di amicizia che reputo fondamentale sia per collaborare bene sia per sentirmi tutelato come artista. La colazione per te è…? Un momento goloso e ricco di energia. OSPITI
18 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE I nostri amici a quattro zampe svolgono una varietà di ruoli a supporto dell’uomo, grazie alle loro straordinarie capacità olfattive e fisiche. Quando queste abilità si uniscono all’affetto che sanno donare alle persone con cui interagiscono, creano un legame indissolubile nel tempo. Tra gli impieghi più comuni dei cani ci sono: l’assistenza ai non vedenti, il supporto a persone con disabilità motorie, la pet therapy, la ricerca e il soccorso, il supporto alle forze dell’ordine (come cani antidroga o per la rilevazione di esplosivi) e la compagnia per persone sole. Ora la nostra attenzione si orienta verso le unità cinofile nautiche, ovvero cani addestrati, insieme ai loro conduttori, al soccorso in acqua di persone in difficoltà in fiumi, laghi e mari. Il percorso formativo di queste unità è articolato in diverse tappe e si svolge nella Scuola Italiana Cani Salvataggio (SICS) fondata nel 1989 da Ferruccio Pilenga (classe 1960). PROTAGONISTI di Vincenzo Scaringella CANI CHE SALVANO VITE BAGNINI A QUATTRO ZAMPE Credit photo Archivio SICS
19 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Ferruccio, la tua scuola è un’eccellenza nel panorama internazionale del salvataggio in acqua con i cani. Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso, con quali motivazioni? L’idea di iniziare un’avventura con i cani da salvataggio in acqua nasce alla fine degli anni ‘80. All’epoca mi descrissero le qualità del Terranova: un esemplare che, grazie alla sua innata affinità con l’acqua, era in grado di soccorrere persone in difficoltà in ambienti acquatici. Era il mio cane! Iniziò così un percorso addestrativo per perfezionare le qualità del Terranova e, per me, iniziò una sfida! In sinergia con il team del soccorso aereo dell’Aeronautica Militare, improntammo le linee guida delle nuove tecniche operative per un percorso in operazioni di elisoccorso. Nel 1991, durante la prima operazione di soccorso con elicottero, io e il mio cane Mas, ci calammo con il verricello in acqua per soccorrere tre persone aggrappate a un gommone semi affondato. Grazie alla forza di Mas e al mio ruolo di soccorritore, l’operazione di rimorchio verso riva del gommone con a bordo i tre naufraghi, si concluse positivamente, ottenendo una grande risonanza mediatica. Con quali criteri selettivi vengono scelti gli esemplari da destinare al salvataggio nautico? Che caratteristiche fisiche devono possedere e quali sono le razze più adatte al salvataggio in acqua? La mia avventura è nata con il Terranova, in seguito ho notato che altre razze, Labrador e Golden Retriever, avevano le stesse doti di acquaticità, ma con una struttura fisica meno imponente che compensavano, però, con velocità e potenza. Attualmente, queste tre razze rappresentano il meglio per le operazioni di soccorso in acqua. Una loro peculiarità distintiva è il pelo e il mantello impermeabile, il tutto accompagnato da una grande docilità. Inoltre, sono dotati di zampe palmate che facilitano il contatto con l’acqua, garantendo una spinta in avanti estremamente potente. Quali sono gli aspetti e i requisiti specifici per arrivare a conseguire il brevetto di salvataggio come unità cinofila? Come è strutturato il percorso formativo-addestrativo? Le persone che frequentano la scuola sono in possesso di un cane. Nel corso degli anni hanno visto sulle riviste, sui profili social, sulle spiagge, le gesta dei nostri amici e hanno deciso di intraprendere il percorso con passione e motivazione. Il “cammino” è lungo e impegnativo: per conseguire il brevetto il tempo è di circa un anno e mezzo. Si parte da un corso di obbedienza di base per arrivare a un traguardo di alto livello. Viene fatto un corso di acquaticità insieme al cane e poi si arriva alla parte operativa sulle lunghe distanze in sinergia con i mezzi navali. Noi creiamo unità cinofile, uomo e cane, che formano una “cosa sola”. CANI CHE SALVANO VITE
20 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Voci di “sentina” ci parlano di sinergie con il Corpo Capitanerie di Porto Guardia Costiera per il “lancio” in acqua dagli elicotteri dei cani insieme con il conduttore. Con la Guardia Costiera il rapporto è nato nei primissimi anni ‘90, durante le prime esercitazioni il Corpo ha voluto testare l’operatività dei nostri cani. Nel 1996 il Comando Generale espresse parere favorevole per autorizzare le unità cinofile con brevetto SICS, a operare su tutte le spiagge Italiane. Nel 2015 è stato firmato un accordo quadro, tuttora operativo, per consentire alle nostre unità cinofile di lavorare in sinergia con loro. Ogni anno le nostre unità cinofile effettuano decine di salvataggi. Svolgiamo anche un’importante attività di prevenzione, sempre in coordinamento con la Guardia Costiera. Per raggiungere alti livelli di prontezza operativa sono previste esercitazioni che permettono di creare situazioni reali? Ogni anno vengono effettuate decine di esercitazioni ad altissimo livello, utilizzando elicotteri, motovedette, acqua bike da soccorso, questo per mantenere l’operatività e i requisiti richiesti dalla filosofia SICS. Ci sono stati degli episodi in cui si è reso necessario effettuare salvataggi multipli? Vorrei citare assolutamente il salvataggio avvenuto a Genova Voltri. Quel giorno a causa del forte vento di tramontana tre bambini della stessa famiglia imbarcati su due piccoli gommoni, sono stati portati al largo e nonostante gli sforzi non riuscivano a tornare a riva. Grazie all’intervento di due nostre unità cinofile siamo riusciti a tranquillizzare i bambini terrorizzati e con grande rapidità i cani hanno letteralmente trascinato i bambini fino alla spiaggia. La forza del cane, legata a un antico e ancestrale rapporto con l’uomo, ha permesso di stemperare l’emozione negativa e la cosa più bella è la foto in cui i bambini fanno il segno di vittoria di fianco ai cani che li avevano salvati. Nella nostra visita alla scuola abbiamo notato alcuni esemplari dotati di pettorine: che funzioni hanno nella conduzione di un salvataggio? I nostri cani utilizzano degli imbraghi speciali PROTAGONISTI che permettono loro di essere vericellati dagli elicotteri. Sono una sorta di mantello da “Superman”, ma in realtà sono imbraghi galleggianti che garantiscono, al cane e alle persone in difficoltà, un galleggiamento eccezionale e la massima sicurezza durante il salvataggio. Sono stati progettati e disegnati da me, negli anni ho continuato a perfezionarli. Posso affermare che sono i migliori imbraghi galleggianti da salvataggio al mondo, interamente made in Italy.
21 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Ferruccio, ogni intervento è un contenitore di emozioni diverse, una storia a sé… un ricordo particolare? I miei ricordi di salvataggio sono veramente tantissimi, nel periodo estivo il mio telefono squilla, sono le nostre unità cinofile che mi avvisano di un salvataggio andato a buon fine. Sicuramente uno degli interventi che ho nel cuore, è stato quando il mio primo Terranova MAS ha salvato mia figlia in un lago di montagna. Da quell’episodio si è rafforzato ancora di più il mio desiderio di creare una scuola per cani da salvataggio. Oggi la nostra filosofia viene esportata in tutto il mondo, abbiamo scuole negli Stati Uniti e in molti paesi europei, realtà che seguono le nostre tecniche formative-addestrative. Una domanda a un conduttore. Buongiorno, come ti chiami e di cosa ti occupi? Mi chiamo Simonetta Andreoli e sono una conduttrice di cani da salvataggio dai primi anni 2000, avevo un Terranova stupendo si chiamava Free. Oggi sono istruttrice che segue, insieme a Ferruccio, i corsi internazionali e mi occupo del benessere dei nostri amici. Grazie alla toelettatura i cani si trasformano in veri e propri peluche da accarezzare, la loro presenza negli ospedali come cani eroi porta gioia e conforto ai bambini. In questi 25 anni ho effettuato decine di esercitazioni di elisoccorso, anche con il SAR (ricerca e salvataggio) dell’Aeronautica Militare. Ho lavorato con motovedette nei mari del Nord e in Germania, con la società tedesca per il soccorso, ho formato decine di unità cinofile. Ferruccio cosa vedi negli occhi di un conduttore dopo un salvataggio portato a termine? Sicuramente è stupendo aver creato un “esercito” di cani da salvataggio che, in tutti questi anni, hanno salvato centinaia di persone. Ogni volta vedo un conduttore con il suo cane abbracciarsi e guardarsi negli occhi come volessero dire “anche oggi abbiamo salvato una vita”. Bene Ferruccio, ti ringraziamo di essere stato con noi dedicandoci un po’ del tuo tempo, un saluto a tutti i tuoi collaboratori e una carezza ai nostri cani bagnino. CANI CHE SALVANO VITE Credit photo Gabriele Mansi - GM Photography Ferruccio Pilenga e Simonetta Andreoli durante un’azione di salvataggio
22 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Giancarlo Vidotto anche un fumetto può sostenere e diffondere idee di libertà e giustizia Lorena Canottiere Lorena Canottiere è un’autrice di fumetti molto apprezzata in Italia e all’estero, sia per il suo personale stile di disegno, sia per la capacità di trattare tematiche sociali con naturalezza ed efficacia, in storie brevi e graphic novel, in bianco e nero o a colori, con una straordinaria libertà espressiva, ma sempre di grande impatto visivo ed emotivo. I suoi lavori sono apparsi su riviste a fumetti come Mondo Naif, Schizzo Presenta, ANIMALs, Respiro e Black della Coconino Press, ma anche su pubblicazioni come Internazionale, Le Monde Diplomatique, Focus Junior, La Lettura del Corriere della sera e Tuttolibri de La Stampa. Alcune delle sue storie brevi sono state poi raccolte nel volume “Battiti”, che ha inaugurato la rivista-libro ANIMALs della ComicOut, editore che ha pubblicato anche l’albo “Genova per noi”, un instant book che raccoglie due storie realizzate dal vivo nel 2017, durante il festival Attraversamenti Multipli. Ha realizzato la serie di strisce “Ça pousse” - uno sguardo sul mondo dal punto di vista dei bambini, dedicato agli adulti - pubblicata sull’omonimo blog e sulla rivista ANIMALs, poi raccolta nel volume “Marmocchi” da Diabolo Edizioni, edito anche in Francia, Spagna, Germania e Cile. Con Coconino Press ha pubblicato i graphic novel “Oche - il sangue scorre nelle vene”, “Verdad”, stampato anche in Spagna e Francia, dove è stato premiato con il Grand Prix Artémisia 2018, “Bartali - La scelta silenziosa di un campione” (su testi di Julian Voloj), pubblicato prima in Francia per Marabout e presto anche in Spagna. Sempre per Coconino - per la prestigiosa collana Fumetti nei Musei - ha realizzato “Io più fanciullo non sono”, amPROTAGONISTI Credit photo JM Morales
23 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 bientato nei Musei Reali di Torino, che hanno poi ospitato la mostra delle tavole originali nella Galleria Sabauda. Per Oblomov Edizioni ha pubblicato “Salvo imprevisti”, edito anche in Francia e Spagna, mentre per Einaudi ha illustrato il libro “Bella ciao - il canto della resistenza”, che ha vinto il Premio Speciale Andersen 2021. Per “La Revue Dessinée Italia” (ora “La revue”) ha disegnato il reportage sulla TAV relativo al versante italiano, su testi del giornalista Alberto Puliafito, ospitato sul primo numero della rivista. Lorena Canottiere è stata ospite di festival e Istituti di cultura in Italia (tra cui Napoli, Roma, Treviso, Venezia, Ischia, Bologna, Carpi, Martina Franca), Spagna (Madrid, Gijon, Barcellona, Avilés), Francia (Lille, Basillac), Germania (Berlino, Francoforte, Bochum), Canada (Montreal), Algeria (Algeri), Corea del Sud (Seul) e Perù (Lima). È stata co-curatrice della mostra “Falastin Hurra - fumetti e illustrazioni da e sulla Palestina”, ospitata alla Fondazione Mamre di Torino dal 10 ottobre al 3 novembre scorso. Per Plus Magazine Lorena ha risposto ad alcune domande. Il fumetto è un media, è intrattenimento, è arte. Per te cos’è il fumetto? Come mai hai deciso di diventare fumettista? Per me il fumetto è una maniera per ragionare sul mondo, su ciò che mi circonda e su ciò che questo fa risuonare in me. Prima di tutto però è un piacere immenso e un modo per sperimentare sempre nuove tecniche e nuovi modi di raccontare. I fumetti sono storie, quindi rispondono a tutte le caratteristiche di qualsiasi altro mezzo narrativo (letteratura scritta, cinema, poesia, illustrazione, ecc.) che sono, per esempio, l’ideazione, la parte documentativa, la forma e il dialogo con un “lettore”. Pensare a tutto questo è una maniera per rimanere in contatto con se stessi e per chiedersi costantemente “E io cosa penso di questo?”. Ho iniziato a fare fumetti per caso, avrei voluto studiare antropologia o restauro scultoreo, ma effettivamente è stata una scelta azzeccata perché ho sempre adorato scrivere e disegnare e il fumetto mette insieme questi due registri. Il tuo primo graphic novel, “Oche”, è ambientato a Torino e ha come protagonisti tre adolescenti: Henry, Davide e Nadia, che provengono da mondi completamente diversi ma diventano amici. Da dove vengono le loro storie? Le storie hanno sempre origini complesse. Io poi dedico molto tempo a costruire una storia, a capire di che cosa voglio parlare. Parto da un’idea e la lascio decantare per un po’ di tempo senza più lavorarci, ma pensandoci costantemente. In quel lasso di tempo notizie, argomenti, fatti quotidiani si assommano all’idea iniziale, la modificano e la arricchiscono così, quando torno a lavorarci, invece di un’idea ho una storia (che spesso ha preso una direzione che mai avrei immaginato). Nel caso di “Oche”, per esempio, sono partita con due elementi: Henry, l’ex bambino-soldato della Sierra Leone adottato, di cui mi interessava soprattutto il contrasto tra la sua infanzia e la vita a Torino in una famiglia benestante, e il “Vecchio delle oche”, un signore che viveva veramente in una roulotte-chiatta sul Po, a Torino, attorniato appunto da delle oche. Nella costruzione della storia sono poi comparsi gli altri due protagonisti: Nadia e Davide. Entrambi hanno caratteristiche o parti di vissuto di persone che ho conosciuto in passato. Rileggendo “Oche” noto un aspetto a cui non pensavo anni fa: oggi quel libro sottolinea quanto le nostre città siaLORENA CANOTTIERE
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