35 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 GABRIELE GIORGI Il professore incrocia il mio sguardo e, con un sorriso che tradisce una pacata soddisfazione, ascolta mentre gli confido: È sorprendente il numero di pubblicazioni e studi che hai coordinato, tutti dedicati a tematiche vitali per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Hai affrontato con passione ogni aspetto dei rischi psicosociali: dal mobbing al bullismo, dalla violenza all’intelligenza emotiva, dallo stress digitale alle psicopatologie, dal tecnostress alle discriminazioni... (Lui, quasi a volersi schermire, solleva le mani accompagnando il gesto con una risata sincera.) Dai, fermiamoci qui… Ammetto che sono temi che mi coinvolgono profondamente. Sono come trame sottili che attraversano la vita di tutti i giorni, spesso trascurate o fraintese, eppure richiedono risposte autentiche e coraggiose, che affondano le loro radici nella stessa struttura dell’organizzazione del lavoro. Poi mi fissa negli occhi, come a voler cogliere la direzione più autentica dell’incontro. Da dove desideri che partiamo? Cosa pensi possa toccare davvero il cuore di chi legge Plus Magazine? Sceglierei di cominciare dallo stress lavoro-correlato, chiedendoti quanto ormai questo fenomeno sia diventato parte integrante della nostra quotidianità e quali siano, secondo te, le radici più profonde e spesso trascurate che lo alimentano. Lo stress lavoro-correlato rappresenta oggi una delle sfide più complesse e pervasive del nostro tempo. Le sue radici sono profonde e molteplici: si va dai carichi eccessivi di lavoro, alla mancanza di autonomia decisionale, passando per tensioni e conflitti interpersonali, fino ad arrivare a contesti aziendali che spesso trascurano il valore del benessere psicologico. Le nostre ricerche hanno più volte sottolineato come i rischi psicosociali nascano da modalità inadatte di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro, con effetti potenzialmente gravi sulla salute mentale e fisica delle persone. È una questione che tocca tutti noi, ogni giorno, e merita risposte autentiche e coraggiose. In questo scenario, il termine tecnostress riecheggia spesso, quasi fosse il nuovo protagonista silenzioso della nostra epoca digitale. Ma cosa significa davvero? Il tecnostress rappresenta una delle sfide più insidiose e attuali, che nasce dall’utilizzo incessante delle tecnologie digitali. Non si riduce semplicemente alla costante connessione, ma si alimenta anche della necessità di adattarsi continuamente a nuovi strumenti, della reperibilità che non conosce orari, e della difficoltà crescente nel tracciare una linea netta tra l’ambito lavorativo e la vita personale. In uno dei miei studi più recenti ho sottolineato come il lato oscuro della tecnologia, quando entra prepotentemente nel mondo del lavoro, merita attenzione: il tecnostress può generare ansia, senso di distacco, e una significativa flessione delle prestazioni. Affrontiamo ora uno dei temi più delicati e dolorosi del contesto lavorativo: le discriminazioni. In che modo si manifestano oggi? Oggi la discriminazione assume forme molto più sottili rispetto al passato. Non si tratta solo di atti espliciti, ma si insinua attraverso microaggressioni quotidiane, l’esclusione silenziosa dai processi decisionali, e stereotipi latenti che condizionano le relazioni e le opportunità. La pandemia, ad esempio, ha acuito queste dinamiche, portando a un incremento dello stigma verso determinate categorie di lavoratori. In una nostra ricerca pubblicata nel 2020 abbiamo documentato come lo stigma e la discriminazione (SAD) siano cresciute durante l’emergenza sanitaria, con pesanti ripercussioni sul benessere psicologico e la salute mentale dei lavoratori. E il mobbing? In che modo si differenzia dallo stress o dalla discriminazione? Il mobbing è una vera e propria violenza psicologica, operata in modo sistematico e ripetuto nel tempo. Si manifesta attraverso attacchi verbali, esclusione sociale, sabotaggio delle competenze o della crescita professionale. A differenza dello stress, che può essere ge-
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