66 DICEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Barbara Oggero MAPPAMONDO Città del Messico è pulsante e vibra dentro mille voci sovrapposte. Il traffico è un fiume dove i taxi gialli e gli autobus verdi si muovono tra murales e palazzi fatiscenti, mentre nel cielo fluttuano nuvole sottili che diventano rosa al tramonto. È una città che esplode di colori, non per decorazione, ma per identità. Ogni quartiere è un mondo, ogni angolo è un contrasto. In questa città piena di vita e di contraddizioni troviamo ancora le tracce di Frida Kahlo. La sua è una presenza che riflette le contraddizioni fatte di bellezza e dolore, tradizione e ribellione, arte e politica. Città del Messico si esprime nelle sue opere: corpi spezzati ma fieri, simboli indigeni mescolati a riferimenti surrealisti, politica e poesia convivono nello stesso spazio. La Casa Azul: un legame viscerale tra Frida e la Ciudad Nata e cresciuta nell’allora tranquillo sobborgo di Coyoacán, alla periferia di Ciudad del México, Frida Kahlo ha abitato la capitale in ogni fase della vita: il museo Casa Azul, dai muri blu cobalto e i bordi rossi, è la sua casa natale, dove visse e morì. È un luogo dove i visitatori si recano in una sorta di pellegrinaggio perché qui si trova il suo cuore emotivo, il santuario dove dipinse, amò, soffrì, scrisse e lottò. Appena si varca il portone in legno, l’esterno chiassoso della città sfuma nel silenzio rarefatto del giardino: un Eden messicano di cactus, pietre laviche, statue precolombiane e alberi di jacaranda. Al centro sta la casa natale di Frida. Vi nacque il 6 luglio 1907, anche se lei diceva di essere nata nel 1910 - l’anno della rivoluzione - “perché la mia vita cominciasse con quella del Messico moderno”. Il giardino parla del legame viscerale con la sua terra: vi camminava lentamente, appoggiandosi ai suoi bastoni o sorretta da Diego Città del Messico sulle tracce di Frida Kahlo
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