Plus Magazine 51

67 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Rivera, il compagno della vita. E proprio lì oggi si trovano le sue ceneri, in un’urna dalla forma di rana, simbolo d’amore eterno per Diego, che lei chiamava “el sapo”. Tra tutte le stanze, la camera da letto è la tappa più silenziosa e sacra. Il letto a baldacchino è intatto, con uno specchio incastonato sul soffitto: glielo aveva fatto installare sua madre dopo l’incidente del 1925, quando un tram la travolse e le spezzò la colonna vertebrale, le costole, la gamba, il bacino. Su quel letto Frida dipingeva, quasi sempre degli autoritratti “perché - scrisse nel suo diario - sono spesso sola e sono la persona che conosco meglio”. Accanto al letto sono poggiate le stampelle e i busti ortopedici dipinti a mano. Uno di questi reca il disegno di un feto e delle radici: Frida che affonda nella terra e al tempo stesso genera. Su una mensola, una teca paralizza lo sguardo: custodisce la sua maschera mortuaria, come una presenza quotidiana. La sala da bagno è stata aperta ai visitatori solo nel 2004 e conserva farmaci, protesi, busti in gesso, una sedia a rotelle. È un ambiente intimo, molto sincero. Esposto, su un altro corsetto di gesso è dipinto un feto stilizzato e una colonna spezzata, come una confessione fatta ad oggetto. La cucina, dalle tinte gialle e blu, è un’esplosione di calore e identità. Pentole in terracotta, piatti di ceramica dipinti con i nomi “Frida” e “Diego”, mais appeso a essiccare. Frida amava cucinare per gli altri, soprattutto per Diego. La loro relazione fu tempestosa, piena di tradimenti, ma indissolubile. Come scrisse lei stessa: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… uno è stato l’autobus, l’altro è stato Diego.” Lo studio è una stanza luminosa: raccoglie cavalletti, pennelli, colori ad olio, fotografie e lettere. Qui Frida dipinse fino agli ultimi giorni, anche quando non poteva più reggersi in piedi e dipingere significava soffrire. Una sedia a rotelle davanti al cavalletto è la testimonianza. Sui muri, i suoi eroi: Lenin, Marx, Stalin, Mao. Ma anche fotografie di Trotsky, che visse nella casa per un periodo e con cui Frida ebbe una breve relazione. Le sue idee politiche erano ardenti quanto il suo dolore fisico. “Piedi, a cosa mi servono se ho le ali per volare?” annotava nei suoi diari, accanto a disegni di fiori e vene che si intrecciano come radici. CITTÀ DEL MESSICO - FRIDA KAHLO Visitare la Casa Azul è come entrare nel corpo di Frida: ogni stanza è un organo, ogni oggetto una cellula. Nel suo diario, poche settimane prima di morire, scrisse: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più”. Morì il 13 luglio 1954, nel letto a baldacchino, con la luce di Coyoacán che filtrava tra le tende. La modernità di San Ángel: la casa-studio come ponte tra due mondi Nel silenzioso quartiere di San Ángel si erge uno degli spazi più sorprendenti della vita e dell’arte di Frida Kahlo e Diego Rivera: la loro La Casa Azul, una casa storica dove visse Frida Kahlo, è stata trasformata in un museo dedicato all'artista messicana

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