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5 PLUS MAGAZINE | DICEMBRE 2025 Ricordi il tuo primo provino? Certamente! È quello in cui ho sbagliato tutto. Pupi Avati aveva messo un annuncio su “Il Resto del Carlino” per cercare attori alla prima esperienza per il film “Fratelli e sorelle”. Io in quel periodo facevo il bagnino di salvataggio e ho deciso di provare, così mi sono fatto fare delle foto che credevo fossero bellissime, invece, erano orribili e con le luci sbagliate. All’incontro il regista mi chiese di parlare della mia esperienza da bagnino e io lo feci come se fossi una star di Hollywood. Quando fui preso mi disse che aveva scelto il provino più bello e il più brutto e sottolineò che il mio non era il migliore. Quello che mi ha insegnato Pupi Avati è l’importanza di essere umile. Un aspetto che non ho mai dimenticato sia quando recito sia nella vita quotidiana. Proprio “Fratelli e sorelle”, del 1992, ti ha portato alla Mostra del Cinema di Venezia. Un ricordo? Più che un ricordo rivivo ancora oggi l’emozione non solo di aver recitato in America, ma anche di essere stato in concorso a Venezia con il mio film d’esordio. A ripensarci sembra un sogno. La prima volta che recitare ti ha trasmesso gioia? Alla scuola di teatro. Stavamo facendo un’improvvisazione, non dovevamo parlare, ma usare l’espressività. Io simulavo di essere in ascensore e credevo di essere realistico, invece, i compagni si sono messi a ridere. Ho provato una felicità grandissima. Mi piace trasformare la finzione in realtà ed essere quanto più possibile vero. Nel 2002 hai ottenuto la Coppa Volpi per “Un viaggio chiamato amore” di Michele Placido. Un riconoscimento importante. Un momento che ancora oggi mi regala una grande felicità. Michele Placido è capace di raccontare emozioni non consuete proprio come questa storia d’amore tra i poeti Dino Campana e Sibilla Aleramo. Rispetto al premio, ricordo che ero a Firenze e stavo mangiando in una trattoria in cui non prendeva il cellulare. A un certo punto un cameriere si è avvicinato e mi ha detto STEFANO ACCORSI

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