50 La moda secondo Cristina Parodi Supplemento a La voce dei Bancari Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Numero L - Settembre 2025 CONVENZIONI NAZIONALI: DA PAGINA 68 Credit photo Manuel Bifari IN QUESTO NUMERO SALMO E IL SUO RANCH IL RAPPER SARDO TORNA CON UN ALBUM CHE È TRA I MIGLIORI DELLA SUA CARRIERA ARMA DEI CARABINIERI LE PAROLE CHE SALVANO LE VITE TECNOFUTURO LA GUERRA DEI DRONI INTELLIGENTI CHIARA BONI UNA DONNA IMMAGINARIA ORIZZONTI CATASTROFI NATURALI: PREDIRE IL FUTURO GRAZIE ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE?
2 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Copertina La moda secondo Cristina Parodi Protagonisti Salmo e il suo Ranch. Il rapper sardo torna con un album che è tra i migliori della sua carriera Protagonisti Arma dei Carabinieri. Le parole che salvano vite: il Negoziatore Ospiti A colazione con… Giacomo Vose Tecnofuturo La Guerra dei Droni Intelligenti Protagonisti Alessandro Marata: Chef Resident del Rhinoceros LeRestau & RoofBar che celebra la cucina italiana e romana Protagonisti Chiara Boni: una donna immaginaria Protagonisti Lorenzo Palloni: il mio noir a fumetti parla della realtà in cui viviamo Aziende Catastrofi naturali: l’ambiente ci presenta il conto. Intervista a Costantino Scozzafava, Vice Direttore Generale di Aon S.p.A. Protagonisti Rita Somma: quando determinazione ed eleganza diventano consapevolezza Orizzonti Catastrofi naturali: predire il futuro grazie all’Intelligenza Artificiale? Comunicazione e immagine PEF: 10 anni di Eccellenza nel mondo della Formazione Intrattenimento Gardaland Resort: la 50ª stagione continua tra tradizioni bavaresi e avventure mostruosamente divertenti Moda Appunti di moda a cura di Barbara Odetto Recensioni Serie TV Cinema Libri Mostre Teatro Musica Concerti Fumetti Mappamondo Oman. Tra deserto, natura e città: dove la tradizione incontra la modernità Convenzioni nazionali 4 8 12 16 18 22 26 30 34 38 42 44 46 48 54 55 56 57 58 59 60 61 62 68 Sommario 50 PLUS MAGAZINE 50 Supplemento a “La voce dei Bancari” Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Redazione e Amministrazione Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 / Fax 011 540096 www.associatiallafabi.it Direttore Responsabile Paolo Panerai Direttore Editoriale Paola Gomiero Segreteria di Redazione Chiara Attolico, Milena Lagnese Photo Editor Alessandro Lercara Relazioni esterne Daniele Tancorra Hanno collaborato a questo numero: Mauro Bossola, Loris Brizio, Silvia Catalucci, Pietro Gentile, Barbara Odetto, Barbara Oggero, Alessia Roeta, Mariangela Salvalaggio, Vincenzo Scaringella, Emanuela Truzzi, Giancarlo Vidotto. Fotografie Manuel Bifari, Chilldays, Arma dei Carabinieri, Archivio Stock Adobe, image courtesy Trendfortrend, ©Guillaume Berthier/ZOO Le Mag, Archivio Stilisti, images selected on Mytheresa e Luisa Via Roma. Pubblicità Nova Labor Servizi srl Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 Progetto Grafico M.C.Grafica Torino / Art Director Marco Clava Su www.plusmagazine.news è possibile trovare il meglio di Plus Magazine in formato digitale. La redazione non si assume alcuna responsabilità per notizie, foto, marchi, slogan utilizzati dagli inserzionisti. Il materiale inviato non viene restituito. È vietato e perseguibile civilmente e penalmente, ai sensi della legge sul diritto d'autore, ogni forma di riproduzione dei contenuti di questa rivista, compresi gli spazi pubblicitari, senza autorizzazione scritta dell'editore.
3 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 EDITORIALE Mentre ci lasciamo alle spalle questa torrida estate e ci prepariamo ad accogliere l’autunno, è difficile non soffermarsi a riflettere su ciò che abbiamo vissuto negli ultimi mesi. Temporali improvvisi e violentissimi, frane, incendi sempre più devastanti, ondate di calore che sembrano non finire mai. Eventi che una volta avremmo definito eccezionali, oggi sono diventati quasi la norma. La natura ci sta lanciando segnali chiari e la scienza lo conferma: il cambiamento climatico non è più una minaccia più o meno lontana, ma qualcosa che stiamo già vivendo ogni giorno. Quando si verificano calamità improvvise – un’alluvione, un incendio, un crollo – ci sentiamo impotenti perché in un attimo, tutto può cambiare. Ma davvero non possiamo fare nulla? In realtà, oggi abbiamo strumenti molto più evoluti di un tempo. Ne parliamo nella rubrica Orizzonti (a pagina 42), dove Mauro Bossola ci racconta come l’Intelligenza Artificiale stia trasformando il modo in cui potremo prevedere e affrontare i disastri naturali. Grazie all’analisi di enormi quantità di dati ambientali, gli algoritmi riescono a individuare le aree più a rischio con settimane, a volte mesi, di anticipo. Questo significa poter agire per tempo: mettere in sicurezza, prevenire, pianificare. Ma la tecnologia da sola non basta, serve anche una nuova consapevolezza, da parte di tutti noi. Una mentalità più attenta, più responsabile, più preparata. E in questo contesto, anche il mondo delle assicurazioni può fare la sua parte – come racconta il Dr. Costantino Scozzafava, Vice Direttore Generale di Aon S.p.A. nell'intervista a pagina 34. Le polizze non evitano i danni, certo, ma possono aiutare a ricostruire e ripartire. Le coperture assicurative offrono una protezione concreta, che fa la differenza tra il poter ricominciare e il doversi arrendere. Avere un'assicurazione non è solo una scelta personale: è un gesto di responsabilità verso se stessi, la propria famiglia, la propria comunità. Significa essere pronti, il più possibile, a reagire. Non possiamo fermare gli eventi estremi. Ma possiamo affrontarli in modo diverso. E, soprattutto, possiamo prepararci meglio. A tutti buona lettura! di Paola Gomiero (direttrice FABI Plus) Quando la natura ci mette alla prova
4 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Ripercorriamo la storia del marchio? Il brand nasce ufficialmente nel 2020 da un progetto mio e della mia amica Daniela Palazzi e riprende i nostri nomi: Cri Da. Già da tempo volevamo creare una linea nostra, ma eravamo parecchio impegnate in altre attività. Il concept è nato attorno all’abito perché non trovavamo vestiti che ci rappresentassero davvero e che fossero sia eleganti sia comodi, ma soprattutto che andassero bene dalla mattina alla sera semplicemente cambiando gli accessori. Abbiamo iniziato realizzando dei capi per noi e siccome piacevano e ricevevamo molti complimenti, abbiamo deciso di fondare il marchio. Poiché non ci si improvvisa imprenditrici, per un anno abbiamo lavorato al lancio e finalmente siamo uscite con una capsule di dieci vestiti in seta, a tinta unita e a pois. Era però la vigilia della pandemia e così ci Cristina Parodi e Daniela Palazzi condividono un’amicizia lunga vent’anni e hanno la stessa opinione in fatto di moda. Amano uno stile sussurrato, sostenibile, facile da indossare e di alta qualità. Dalla condivisione di suggestioni e valori è nato Crida, un marchio made in Italy realizzato da due donne per le donne. Plus Magazine ha incontrato Cristina Parodi per scoprire tutto sulla sua idea di fashion. di Barbara Odetto COPERTINA Dopo la folgorante carriera giornalistica che tutti conosciamo Cristina Parodi ha dato voce ad una passione di sempre: la moda. Con l’amica Daniela Palazzi ha fondato il brand Crida che dopo il successo italiano si appresta a conquistare l’Europa. LA MODA SECONDO Cristina Parodi Credit photo Manuel Bifari
5 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 siamo dovute fermare. Abbiamo però sempre creduto nel progetto e oggi Crida è cresciuto, ha un buon posizionamento in negozi multi-brand e stiamo per lanciare il marchio all’estero. I nostri outfit trascendono le mode e in questo senso abbinano qualità e sostenibilità. La produzione è inoltre totalmente made in Italy e viene realizzata tra Bergamo, Milano e Brescia. Quali sono i capi iconici e i pattern che non mancano mai nelle vostre collezioni? Fin dall’inizio abbiamo studiato un abito che avesse una vestibilità morbida e alcuni modelli sono dei carry over ai quali ovviamente vengono cambiati il tessuto e i colori. Sono vestiti che a Daniela e a me piacevano cinque anni fa, ma anche adesso: dallo chemisier allacciato con o senza maniche al wrap dress che veste bene anche le signore più formose. Proprio perché prima che stiliste siamo donne, sappiamo quali forme nascondere o evidenziare. Per questo il nostro obiettivo è ricercare un fit che stia bene a tutte. Dagli abiti molto fluidi senza cerniere siamo passate a collezioni complete composte da camicie, gonne, giacche, giacconi e cappotti e, dall’estate 2025, abbiamo inserito i pantaloni. Sono in seta con le pence per cui comodi e morbidi, perfetti per viaggiare. Non a caso li chiamiamo travel pants. Tra le fantasie il pois è un motivo che ci mette allegria e che continuiamo a fare, anche se lo modifichiamo ogni volta. I colori must, oltre ai classici, sono invece il cipria e il bordeaux che riproponiamo in ogni stagione. Questa estate Crida ha realizzato i kaftani per Marina Abramovic. Un momento importante per la vostra carriera stilistica? Marina è stata definita la madrina della performance art. Il suo lavoro esplora le relazioni tra l’artista e il pubblico e il contrasto tra i limiti del corpo e le possibilità della mente. In occasione di un evento a Capri ci ha commissionato degli abiti che dovevano sia valorizzare una magnifica collana Chantecler che lei stessa aveva creato sia rispondere al suo stile. Per me lei è una donna con un’aura incredibile ed è stato un onore collaborare. Ama le tinte pulite e le forme fluide e abbiamo disegnato dei kaftani che esaltassero la forza, il carisma, ma anche la semplicità di questa donna davvero speciale. CRISTINA PARODI Data la distanza non c’è stato un fitting per cui è stato un lavoro esaltante, ma impegnativo. Con Daniela non abbiamo mai scelto delle influencer che indossassero i nostri abiti a pagamento, ma essere contattate da un’artista del calibro di Marina e lavorare su misura a distanza per lei è stata una sfida davvero importante che ha avuto un esito positivo. Ci presenti le creazioni fall-winter? La collezione si chiama Wonderland ed è la più internazionale che abbiamo mai realizzato. Nelle altre stagioni gli abiti si ispiravano ai nomi di città italiane, adesso invece i capi richiamano luoghi iconici del mondo come Manhattan, Istanbul, Tunisi, Barcellona e Marrakech. Ci piace l’idea di far uscire la moda dai confini nazionali subendo le influenze di ciò che vediamo viaggiando e che ci ispira. Credit photo Manuel Bifari
6 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Il fashion in un podcast. Parliamo di “Sorsi di stile”? Il format è nato da un’idea mia e della Talent Agency Realize Networks con la quale lavoro. In pratica abbiamo trasformato le mie pagine social in un palinsesto che mi rappresentasse. Non sono più in televisione, ma volevo parlare al mio pubblico e così abbiamo messo a punto alcuni progetti, tra i quali “Sorsi di stile” dove racconto i couturier, i colori, i pezzi iconici che hanno fatto la storia del fashion e molto altro. Ogni argomento viene abbinato ad un cocktail perché mi piace parlare di moda con qualcosa di buono da sorseggiare. “Sì o no”, invece, quali temi tratta? Siccome molti mi considerano una donna chic, e quindi mi chiedono un giudizio sui look delle celeb, ho pensato di creare questo divertissement. Dalla notte degli Oscar ai Grammy Awards analizzo i look delle protagoniste. È un gioco che offre indicazioni di stile in base al mio parere, ma le persone che mi seguono lo apprezzano molto. Come è nata l’idea di “7 piani”? Volevo tornare nel mondo delle interviste perché amo chiacchierare con le persone, ma cercavo una location e un format particolare e l’idea dell’ascensore mi è subito piaciuta. Con il protagonista di turno saliamo per sette piani e ad ognuno corrisponde una domanda. Proprio come succede quando siamo in ascensore, possono esserci confidenze, risate oppure imbarazzo. È una collezione molto completa alla quale abbiamo aggiunto una fantasia check su vestiti, pantaloni e giacche, così come il pois è diventato una gocciolina. Non mancano ovviamente gli abiti da giorno e da cocktail realizzati in seta e in tessuti leggeri come lo chiffon e la georgette. Per le camicie abbiamo scelto abbinamenti di colori particolari come il grigio e il verde lime, l’azzurro e il marrone. Sono creazioni femminili, facili da indossare e raffinate, studiate per soddisfare una donna che vuole avere stile in ogni momento della giornata. Sei considerata un modello di eleganza. Come nascono gli outfit di Cristina Parodi? Negli ultimi anni la mia vita è stata molto frenetica. Daniela ed io scegliamo personalmente i fornitori del nostro brand per cui viaggiamo molto per l’Italia e di base optiamo per look pratici e chic, proprio come Crida che punta sul confort elegante. Mentre un tempo prediligevo i vestiti, oggi uso anche i pantaloni del nostro marchio che sono molto femminili e stanno bene con una t-shirt e un blazer. Secondo te la moda made in Italy è ancora un valore aggiunto? Assolutamente sì, purché non si acquistino i tessuti o non si facciano produrre i capi all’estero per poi realizzare solo le finiture nel nostro paese. L’Italia ha da sempre un’ottima reputazione in fatto di moda, artigianalità e qualità. Non è un caso che le migliori manifatture al mondo siano quelle della nostra nazione, tanto è vero che i brand più importanti del lusso acquistano qui. COPERTINA Credit photo Manuel Bifari
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8 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Libero, controcorrente, ma con azioni e pensieri da bravo ragazzo. Salmo si racconta spesso senza filtri. Così ha fatto davanti al pubblico di giovanissimi e non solo durante l’ultimo Salone del libro di Torino. Oggi il rapper di Olbia è protagonista delle scene musicali, a partire dal super evento del 6 settembre a Milano con il Lebonski Park, per presentare dal vivo il suo ultimo disco “Ranch”. In autunno prosegue con concerti nei palazzetti italiani e con il suo primo world tour, a dimostrazione di quanto sia attualmente uno degli artisti più riconoscibili a livello globale. Si parte il 9 ottobre da Padova per andare poi l’11 ottobre a Torino e il 18 a Eboli, il 21 a Roma, il 26 a Firenze e il 28 a Bologna. Subito dopo suonerà su alcuni dei palchi più infuocati d’Europa e d’America: Barcellona, Madrid, Londra, Parigi, Berlino e Stoccolma a novembre; Los Angeles, Toronto, New York e Miami nel mese di dicembre. di Mariangela Salvalaggio Il rapper sardo torna con un album che è tra i migliori della sua carriera Salmo e il suo Ranch PROTAGONISTI Credit photo Chilldays
9 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 Non sa se “Ranch” sia o meno il suo disco più importante. Credo sia uno dei più belli, sicuramente è molto personale. A 40 anni devi capire chi sei e dove sei e io l’ho capito: sono una brava persona. Ho passato tutta la vita a cercare di essere un duro, agli occhi degli altri quasi cattivo, ma ora basta. Spiega anche come è nato “Sottopelle”, il suo libro autobiografico uscito a fine 2024 in cui racconta le esperienze che lo hanno formato. La chiave che muove noi artisti è il desiderio di esprimersi. Anche se non sono uno scrittore nelle mie canzoni c’è tanto testo, i miei dischi sono un po’ degli audiolibri. Sentivo poi l’esigenza di scrivere la mia storia. Mi sono convinto a farlo quando ho capito che quello che volevo raccontare era interessante. Devo dire che il libro fila via veloce, me lo dicono i ragazzi che lo hanno letto anche in un giorno, alcuni di loro non ne avevano mai letto uno prima. La mia idea di farne un testo abbordabile per tutti sembra riuscita, volevo che il libro fosse come una chiacchierata al bar. La narrazione è però molto profonda. È stato molto difficile scrivere la storia della mia famiglia. Mi ha spinto un fatto di cronaca che non era un segreto di famiglia. Quella storia era lì da un sacco di anni, ma non avevo il quadro completo per raccontarla, così ho raccolto tutti i pezzi e ho composto il puzzle. Complicato è parlare degli affari di famiglia: le parole sono come dei coltelli, a volte fanno del bene, altre volte possono ferire. Nel farmi un esame di coscienza, invece di guardare fuori dalla finestra come ho fatto altre volte, ho preferito guardare dentro la finestra di casa mia. Nessun collegamento tra il libro e il disco, precisa. Non ci dovevano essere né uno né l’altro, ero in un momento in cui volevo concentrarmi solo sulla serie tv (“Blocco 181”, meglio conosciuta come “Gangs of Milano”, è una storia di emancipazione, criminalità e conflitti generazionali tipici della periferia delle grandi città, ndr). E invece il comune denominatore di tutto è stato l’isolamento: il mio personaggio affronta una serie di guai isolandosi. Così ho fatto io, ma poi la musica è venuta a bussarmi, anche in modo molto seduttivo, e sono riuscito in poco tempo a fare il disco, scrivere il libro e a recitare. Ci sono riuscito solo perché in quel periodo avevo abbandonato i social. SALMO E IL SUO RANCH
10 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Il suo è un vero e proprio invito ad allontanarsi da quel mondo. Ai giovani dico che se ne hanno la possibilità è meglio starne fuori. Purtroppo, molti per farsi notare non possono farne a meno, ma i social causano paranoie, nervosismo e anche depressione. Sono un’arma a doppio taglio, meglio andarci molto piano, starci attenti. Anche il posto dove vive ora lo ha aiutato a trovare il balance della sua vita. Il posto in cui vivo in Sardegna è splendido, anche se il mio ranch non è come quello dei video. Il mio è meno arido, è fatto in pietra e legno e ha uno stile molto più sardo. Si trova a 800 metri dal mare e a 800 metri sul livello del mare, davanti a me vedo un paradiso. A Milano devo tanto ma io vengo dal mare e ho bisogno di vederlo per stare bene. Ora voglio fare anche l’orto, mi piace vivere con tanti animali ma è difficile: vorrei avere pecore, capre, cavalli ma capisco che è un lavoro. Non so se sto impazzendo, per ora sento forte questo richiamo alla terra. Eppure, partirà da ottobre per il suo primo tour mondiale. Il legame che ho con la Sardegna si è rafforzato negli ultimi anni, perché noi sardi siamo isolani nel DNA e siamo abbastanza nomadi. Non pensiamo possa esistere un posto più bello della Sardegna e passiamo la maggior parte della vita a cercarlo senza trovarlo, quindi sono tornato. Il suo stile diretto lo ritroviamo sia nel libro sia nella musica. Questa autenticità si sente in tutto ciò che scrive. Non è facile essere autentici e trovare la forza di costruire la propria verità. È una magia che sto riscoprendo: parlare di se stessi invece che degli altri aiuta chi ti ascolta a rivivere momenti e situazioni della propria storia ed è allora che si crea la magia. La musica rap con le sue tante parole aiuta in questo. Anche se oggi il rap sta cambiando: si è persa un po’ la voglia di raccontarsi, di fare PROTAGONISTI storytelling. In “Ranch” io mi racconto in modo molto visivo, come se fossi il regista della mia vita. A chi riesce a fare fortuna - scrive nel libro - succede a un certo punto di farsi delle domande. Io mi sono chiesto se la mia strada fosse un’altra e ho iniziato a frequentare posti per ricchi, ma mi sentivo un intruso. Ho capito che quella non era la mia vita. Nel libro racconta anche di aver rinunciato ad un milione di euro rifiutando X Factor. Qualcuno potrebbe dire che sono un bel deficiente però io preferisco fare delle scelte giuste per me. In quel momento volevo fare una serie tv. Poi i talent sono programmi per i giudici e non per i talenti. Mi capita spesso di mettermi a disposizione di giovani artisti senza essere davanti alle telecamere. Ho aiutato giganti come Blanco e Lasca, quindi funziono come coach ma il mio è più uno street factor! Sua fonte di ispirazione sono stati vari artisti. Seguivo molti rapper americani e italiani come Neffa, Kaos. Tutti iniziavano dall’inglese, solo Timo è stato il primo a iniziare dall’italiano. Da ragazzino invece sono state le poesie che mi hanno introdotto al mio stile baudelairiano, versi come ‘la bellezza delle cose orribili’ mi colpirono e da lì iniziai a scrivere piccoli capitoli, tutti con una morale finale, così come ho fatto nel mio libro. L’unico featuring in “Ranch” è con Kaos. Kaos fa parte di quella generazione di rapper che comunicano. In un suo pezzo enfatizza la storia di un poliziotto e ne prende quasi le difese, quel modo lì di scrivere mi ha dato l’input, ho visto i suoi live e mi hanno fatto uscire dal guscio. E i suoi tanti fan ringraziano.
12 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Vincenzo Scaringella PROTAGONISTI Le parole che salvano vite L’Arma dei Carabinieri, simpaticamente denominata La Benemerita, è articolata in diversi comparti ognuno con le sue specificità operative. Nell’anno in cui scriviamo ricorre il 211° anniversario dalla sua fondazione (13 luglio 1814). Sempre vicino alle persone, le stazioni dei Carabinieri sono presenti in modo capillare sul territorio e rappresentano una risorsa preziosa per la sicurezza sociale. In risposta alle crescenti esigenze dei cittadini, uomini e donne lavorano 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, all’ombra dei riflettori, con impegno e dedizione. Ora la nostra attenzione si concentra sulla figura del Negoziatore dell’Arma, in cui tutte le qualità umane e professionali che contraddistinguono un carabiniere vengono messe in risalto in situazioni di crisi. Abbiamo davanti a noi il Maresciallo Capo Michele Augelli classe 1986 con esperienze significative e di rilievo nell’Arma, operativo come Negoziatore nel comparto. Il Negoziatore Credit photo Arma dei Carabinieri
13 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 Maresciallo, la vita è come un treno su cui saliamo, con le sue fermate con cambi di binario, non sappiamo dove ci porterà! Quali sono state le sue scelte motivazionali per cui ha deciso di intraprendere questo percorso? Ho deciso di partecipare alle selezioni per il corso da Negoziatore nel 2018, quando svolgevo servizio presso il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Milano. Avevo compiuto da poco trent’anni, età minima per partecipare alle selezioni. Sentivo il bisogno di affrontare una nuova sfida con me stesso e poi, negli anni in cui ho svolto servizio a Milano, ho conosciuto un maresciallo specializzatosi al primo corso Negoziatori, nel 2010; l’averlo visto operare in vari momenti di crisi mi ha spinto a intraprendere questa strada. Considero la specializzazione una tappa fondamentale del mio percorso di vita, non solo professionale. Come nasce l’esigenza nell’Arma di istituire il Comparto Negoziatori? L’esigenza nasce nei primi anni duemila e deriva dalla consapevolezza dell’importanza di gestire, con militari specializzati e addestrati, situazioni critiche (es. barricamenti domestici, presa di ostaggi, minaccia di un suicidio) senza ricorrere all’uso della forza. Nel 2010, presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative dell’Arma dei Carabinieri in Velletri, c’è stato il primo corso per Negoziatori di primo livello. In questi quindici anni l’Arma ha strutturato una rete capillare con operatori specializzati e presenti in ogni provincia. Con quali criteri selettivi psicoattitudinali e motivazionali vengono scelti gli aspiranti Negoziatori? Ci può descrivere l’iter formativo e addestrativo per raggiungere il traguardo finale? Gli aspiranti Negoziatori vengono sottoposti a una selezione presso il Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento dell’Arma, dove vengono approfonditi aspetti motivazionali, cognitivi, caratteriali e psicologici per valutare la compatibilità del militare con il profilo richiesto per l’ammissione al corso. I militari ritenuti idonei frequentano un corso tenuto dagli Istruttori di Negoziazione del GIS, presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative dell’Arma dei Carabinieri in Velletri. Ad ogni settimana c’è uno sbarramento, e genericamente, meno della metà dei corsisti ottiene la specializzazione di Negoziatore di primo livello. Terminato il corso, il Negoziatore viene inquadrato presso il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. La formazione converge su un’unica figura, ad ampio spettro operativo per interventi complessi in momenti di crisi, oppure vi sono diversi livelli di addestramento e formazione per interventi diversificati? La figura del Negoziatore assume connotazioni e definizioni diverse in base al contesto in cui opera. Per quanto riguarda l’Arma dei Carabinieri, si distinguono due livelli di Negoziatori: quelli di primo livello, ovvero militari che come me sono inquadrati nei reparti dell’Organizzazione Territoriale (Nucleo Investigativo) che, oltre a svolgere l’abituale servizio, sono specializzati a supportare i Comandanti responsabili della gestione di eventi critici. Poi ci sono i Negoziatori di secondo livello, anticrimine e antiterrorismo, effettivi al Gruppo Intervento Speciale, altamente specializzati per l’esercizio di azioni di negoziazione in casi di elevata gravità, e deputati a fornire supporto e consulenza ai Negoziatori di primo livello ogni volta che sono chiamati a operare. Il Negoziatore dell’Arma dei Carabinieri è un supporto tecnico nelle mani dell’ufficiale del comando provinciale competente sul territorio dove avviene il fatto, e viene chiamato a lavorare in squadra assieme a più componenti tattiche (e più Negoziatori) con l’obiettivo di guadagnare tempo, raccogliere informazioni e salvare vite. Per raggiungere alti livelli di prontezza operativa richiesta nelle diverse missioni svolte, sono previste esercitazioni simulate che permettono di creare situazioni reali? IL NEGOZIATORE
14 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI Il corso per Negoziatore di primo livello vede un’alternanza, con graduale aumento di complessità, di lezioni con nozioni tecniche e di procedure con esercitazioni pratiche in cui si simulano interventi realistici. L’attività formativa non si conclude con la frequenza del corso; periodicamente siamo chiamati a partecipare a corsi di aggiornamento in qualità di tutor per i nuovi corsisti, a work shop addestrativi per Negoziatori più esperti e, con regolare cadenza, svolgiamo delle attività addestrative organizzate dalla linea territoriale e supervisionate dal Gruppo di Intervento Speciale. Siamo consapevoli che una negoziazione a ogni livello può avere una durata di ore, perfino giorni. In che modo la persona preposta riesce ad essere sempre presente con la crisi in atto? C’è una preparazione intensa dal lato psicofisico? Sono previste alternanze in contesti dove la negoziazione si protrae oltre modo? Ogni Negoziatore è scelto e formato per affrontare situazioni complesse. Nel caso in cui la negoziazione dovesse protrarsi per giorni c’è la possibilità di essere sostituiti dai Negoziatori in servizio in altri comandi provinciali; sul territorio nazionale sono presenti oltre 150 Negoziatori di primo livello e, se dovesse presentarsi la necessità, siamo tutti orientati per aiutare il collega che per primo è intervenuto. Pensiamo che la prontezza dell’intervento sia basilare, in caso di crisi! Arriva la chiamata al 112 e via… o prima si acquisiscono informazioni inerenti all’evento? Ci può descrivere come vengono affrontati alcuni passi cruciali prima di iniziare una negoziazione? Possiamo parlare di un team tattico? In casi particolari sono previsti interventi di “forza”? Il Negoziatore, prima dell’arrivo sul luogo della crisi, raccoglie tutte le notizie sull’evento e sulle persone coinvolte; questa attività svolge un ruolo cruciale perché permette di fornire all’Incident Commander (IC) o, meglio, all’On Scene Commander (OSC), ovvero l’ufficiale responsabile della crisi, tutte quelle informazioni che possono permettergli di impostare la strategia negoziale. Il dispositivo di crisi è composto dal Negoziatore, dai reparti dell’Arma Territoriale, dai reparti di intervento tattico, dal personale 118 e dai Vigili del Fuoco. Il Negoziatore ha il compito di rispondere alle esigenze operative dettate dall’Incident Commander, che può decidere, in particolari casi, di far intervenire un team tattico e ordinare un’irruzione. Maresciallo, ogni intervento è un contenitore di emozioni e sensazioni diverse, una storia a sé… un ricordo particolare che conserva nel suo animo? Ogni intervento è un’avventura, una storia da scoprire, una sfida con se stessi. Ricordo particolarmente quanto accaduto a luglio dello scorso anno in Provincia di Vercelli. Un uomo barricato in casa che aveva solo bisogno di essere ascoltato. Dopo una trattativa durata diverse ore si è consegnato spontaneamente ai colleghi delle Aliquote di Primo Intervento (API). Per concludere il nostro percorso può delinearci la figura del Negoziatore nel suo insieme? Con la sua capacità di ascoltare e con la forza della persuasione è in grado di salvare vite. Ciò che caratterizza la figura del Negoziatore è la capacità di provare empatia nei confronti del soggetto in crisi, attitudine essenziale per affrontare una negoziazione. Non abbiamo una soluzione predefinita, la costruiamo caso per caso, impegnandoci ad ascoltare chi ci troviamo davanti, un essere umano esattamente come noi. Bene Maresciallo siamo consapevoli che non bastano poche domande per entrare nell’anima di questo importante comparto dell’Arma, con tutte le sue peculiarità umane e professionali, ringraziamo la Sua persona per essere stata con noi.
16 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE BARBARA ODETTO A colazione con occola golosa, dolce pausa tra la calma della notte e la frenesia del giorno: la colazione, secondo me. Il momento migliore per due chiacchiere rilassate con Giacomo Vose. C Progettista hardware e software specializzato nello sviluppo di business su scala internazionale, Giacomo Vose è la dimostrazione che la vision è il delta che fa la differenza. Dopo aver lavorato con realtà di primo piano come NASA, Siemens, Tesla e Huawei, ha guidato il lancio della divisione industriale di Arduino, contribuendo allo sviluppo di una community internazionale e all’affermazione dell’azienda come riferimento di mercato. Imprenditore sensibile e attento, a lui si deve la nascita di Wishew, il primo social network filantropico al mondo. Com’è nata l’idea? Tutto è cominciato nel 2022 dall’esperienza maturata nella costruzione di ecosistemi globali e dalla visione trasversale sviluppata in contesti di mercato differenti. Ho voluto creare una piattaforma per rendere l’atto del donare semplice, coinvolgente e accessibile, trasformando la raccolta fondi in uno strumento sociale di connessione e cambiamento. Nel 2024 il progetto è diventato realtà ed ha avuto subito successo. Quali investor hanno creduto da subito in Wishew? Uno tra tutti Leonardo Maria Del Vecchio, Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica, che ha scelto di sostenerci intuendone il potenziale umano, culturale e industriale. Tu sei il CEO. Quali sono gli altri protagonisti? Antonino Risicato, professionista del marketing che ha lavorato nel mondo della moda, del fintech e della consulenza strategica, e Vincenzo De Caro, esperto di marketing digitale che ha sviluppato strategie cross-channel e campagne adv internazionali ad alto impatto. Come funziona il social? Chiunque può esprimere un desiderio attraverso un breve video che racconta chi è e cosa sogna e ciascun desiderio può essere sostenuto dalla community con donazioni dirette, commenti, reactions o condivisioni senza intermediazione o filtro estetico. L’algoritmo non premia la viralità, ma l’autenticità. Le connessioni, infatti, avvengono tra persone che sentono il mondo nello stesso modo. In questo senso Wishew sovverte le regole della connessione digitale perché alla logica dei like sostituisce il donare e i post non vogliono attenzione, ma creare legami. Anche in Italia si può accedere a Wishew? Sì. Infatti, dopo le ottime performance raggiunte in America, UK, Canada e Australia a luglio siamo sbarcati in Europa, quindi anche nel nostro Paese, in America Latina, Medio Oriente e Nord Africa. La colazione per te è…? Un rituale lento. Un momento meditativo in cui il tempo rallenta e si riflette su tutto ciò che conta davvero. È un’occasione per condividere, per trasmettere energia ed entusiasmo alla mia famiglia, per ricordarci che ci siamo gli uni per gli altri. Quando sono solo la trasformo in una festa personale: alzo il volume della musica, ballo, canto. Mi sento vivo, grato, felice. È il mio modo di celebrare ogni nuova giornata. OSPITI
18 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE guidati da satelliti, ed utilizzati per colpire con estrema precisione obiettivi a grande distanza. Il tutto azzerando il rischio che il pilota potesse essere colpito o catturato dall’esercito nemico e con il ritorno alla base del drone stesso. I droni usati in Ucraina assomigliano invece sempre più ai droni intelligenti d’assalto narrati in vari racconti di fantascienza e ripresi dalla filmografia moderna da Blade Runner a Terminator. L’evoluzione del drone militare I droni utilizzati oggi in Ucraina sono sostanzialmente di due tipologie: quelli di derivazione militare, ridimensionati nel costo ma migliorati nella tecnologia e quelli di origine civile, evoluti in modo impressionante ed adattati al campo di battaglia e a strategie innovative mai viste in precedenza. Nel 2015 un’azienda turca, la Baykar Technologies, ha testato per la prima volta un drone “low-cost” ideato sulla falsariga dei costosissimi droni americani Reaper e Predator, il Bayraktar TB2. Nel 2017 per la prima volta 40 Bayraktar sono stati consegnati all’esercito turco. La guerra dei droni intelligenti di Pietro Gentile TECNOFUTURO Non avremmo mai voluto parlare di questo argomento, in una rubrica che espone le evoluzioni tecnologiche per un futuro migliore. In passato avevamo intervistato vari esperti di Cyberwar tra cui Alex Orlowsky e Carola Frediani, accennando a questo tema, ma sempre in un contesto di guerra Cyber più legata al mondo virtuale. Nel giro di soli tre anni lo scenario è letteralmente cambiato. La necessità da parte dell’esercito ucraino nel dover far fronte ad una disparità notevole dal punto di vista delle risorse militari e umane, ha fatto sì che una tecnologia estremamente più economica rispetto ad armi costosissime e altrettanto letali, abbia avuto uno sviluppo straordinario ed inaspettato nel giro di soli due anni. Questo ha permesso all’esercito ucraino di tenere testa con dignità a quello che era considerato il secondo esercito del mondo. I droni militari non sono una novità recentissima, bisogna essere corretti. Ma in campo militare fino a quattro o cinque anni fa quando si parlava di “droni” si pensava a sofisticatissimi aerei americani senza pilota, dal costo di decine di milioni di dollari, Una tecnologia prettamente civile, ha letteralmente rivoluzionato le strategie di battaglia tra Ucraina e Russia
19 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 La Russia, che dal principio della guerra aveva dato poco peso all’uso dei droni, ha iniziato a farne grande utilizzo dopo qualche mese dall’inizio del conflitto, quando è stato chiaro che non sarebbe stata una “operazione da tre giorni”. La Russia si è rifornita dall’Iran che già produceva da anni in competizione con la Turchia i droni Shahed, tecnologicamente meno sofisticati e di gran lunga meno costosi dei droni turchi. Dal drone commerciale al drone militare Per quanto riguarda i droni di derivazione civile, bisogna notare che tale tecnologia è sicuramente più recente. L’utilizzo dei droni per attività civili è in voga dall’inizio degli anni 2000. Il famoso direttore di Wired Magazine, Chris Anderson, che avevamo avuto l’onore di intervistare nel 2006 a Parigi, aveva fondato nel 2009 in California una StartUp dal nome 3D Robotics, il cui core business era la progettazione e l’utilizzo di droni in vari settori, tra cui l’agricoltura, la gestione del traffico e in generale tutti gli aspetti legati alle ricognizioni per la creazione di precise mappe georeferenziate. In quindici anni l’evoluzione dei droni con scopo commerciale ha avuto un’accelerazione impressionante. Il sistema è composto dal drone, da una stazione di controllo a terra con pilota ed osservatore e una base avanzata mobile per il lancio. Il drone assomiglia in tutto e per tutto ad un micro-aereo da turismo con una lunghezza di 6 metri e apertura alare da 12 metri. Già dal 2021 l’Ucraina è diventata uno dei principali acquirenti di droni turchi, anche visto il prezzo inferiore e la versatilità. Durante l’ammassamento di truppe russe in Crimea e in prossimità dei confini ucraini, un Bayraktar TB2 ha condotto un volo di ricognizione sulla regione del Donbass il 9 aprile 2021. Questa è stata la prima sortita operativa di un drone da parte delle forze ucraine all’interno di una zona di conflitto. Dall’invasione della Russia del febbraio 2022 l’utilizzo di droni da parte dell’Ucraina è cresciuto in modo esponenziale. Rimaneva comunque il prezzo elevato dei droni turchi: la singola unità costava circa 5 milioni di dollari. Nell’aprile del 2022, un TB2 ha preso parte all’attacco che ha visto la neutralizzazione dello storico incrociatore russo Moskva. Ma dal 2023, visto il rifiuto degli USA e dell’Europa di concedere armi a lunga gittata oltre i 300 km all’Ucraina, è iniziata la progettazione e produzione in house di droni simili ai Bayraktar con costo estremamente inferiore e con percorrenze oltre i 1.000 chilometri. LA GUERRA DEI DRONI INTELLIGENTI
20 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE ridotto, sono usati oggi anche come droni Kamikaze, armati di un ordigno esplosivo con autodistruzione a contatto dell’obiettivo. Proprio con droni di piccola taglia ma dai sistemi di pilotaggio sofisticatissimi è stata svolta con successo l’operazione del giugno 2025 in cui l’Ucraina ha distrutto decine di bombardieri russi a centinaia di chilometri dal confine. L’operazione dei Servizi Segreti ucraini è iniziata un anno e mezzo prima: decine di piccoli droni FPV, armati di esplosivo, sono stati nascosti sotto alle tettoie di moduli di case prefabbricate in legno. Caricati a bordo di TIR sono successivamente arrivati in Russia in prossimità degli aeroporti. In modo sincrono l’armata controllata remotamente è entrata in azione colpendo i bombardieri russi stazionanti presso gli aeroporti. I droni di derivazione commerciale possono essere distinti in varie tipologie in base all’utilizzo nella guerra. Dopo i droni Kamikaze già descritti sopra, vi sono droni armati di una sola bomba che viene letteralmente fatta cadere con estrema precisione sull’obiettivo nemico semplicemente utilizzando la forza di gravità. Tali droni hanno un range di una ventina di chilometri e vengono prettamente utilizzati “al fronte” per colpire le linee nemiche. Vi sono poi i semplici droni da “ricognizione” con un raggio di azione sempre nell’orQuesto tipo di drone ha un costo estremamente inferiore rispetto ai primi droni militari, si va dal tipico “drone giocattolo” un quadricottero dal costo di una cinquantina di euro fino ai più sofisticati, che però non superano i 5.000 ed i 10.000 €. Convertire un drone civile a drone militare è stata negli ultimi anni quindi una necessità in particolare dell’Ucraina, per poter far fronte ai costi elevatissimi delle armi convenzionali ed al budget ridotto a disposizione. In questo caso parliamo di droni FPV, acronimo di First Person View ovvero con visuale in prima persona. La caratteristica di questi droni teleguidati è di offrire un’esperienza di volo immersiva, grazie a una telecamera montata sul drone che trasmette in tempo reale le immagini a un visore indossato dal pilota. Il pilota vede esattamente ciò che il drone vede, come se fosse a bordo, aumentando la percezione dello spazio e migliorando la manovrabilità. Questi mezzi sono inoltre estremamente stabili e veloci rispetto ai primi modelli e con un raggio di azione superiore. Nel tempo dal semplice quadricottero, sono state create versioni molto più sofisticate e di maggiore dimensione, in grado di trasportare armamenti offensivi o difensivi. A differenza dei costosissimi droni con rientro alla base, i droni più piccoli e dal costo TECNOFUTURO
21 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 L’attacco avviene sul fronte attraverso l’utilizzo di tutti i mezzi autonomi a disposizione, coordinati da un unico centro di comando. È stato creato un vero e proprio “contest” in cui ogni singola azione vincente viene documentata da droni da ricognizione, che controllano costantemente la linea del fronte. Ai droni aerei si affiancano anche robot terrestri. Nell’ultimo anno sia Russia che Ucraina hanno adottato sistemi elettronici anti-drone con lo scopo di disturbare il segnale radio che permette il controllo a distanza. Per tale motivo è nata una nuova generazione di droni, quelli a fibra ottica, guidati cioè attraverso una sottilissima fibra non soggetta a disturbi elettronici che collega il drone al pilota fino a 20 chilometri di distanza. Ma l’ultima generazione di droni arrivata è quella dei droni guidati dall’Intelligenza Artificiale, destinati nuovamente a rivoluzionare il settore, sia in campo difensivo con l’individuazione automatica e la distruzione dei droni nemici, che con capacità di coordinare decine se non centinaia di droni in fase di attacco con una minima supervisione dell’essere umano. dine di una decina di chilometri, il cui compito è quello duplice di individuare le posizioni nemiche e contestualmente riprendere e “documentare” con immagini le fasi successive dell’attacco da parte di altri droni, missili o sistemi d’arma convenzionali potendo poi valutare il risultato dell’operazione. Anche la Russia ha deciso di avviare la produzione propria di droni, prendendo come modello quelli iraniani. Nella ormai famosa “Fabbrica della morte” di Yelabuga, nel Tartastan, la Russia conta di costruire più di un milione di droni l’anno. Anche l’Ucraina ha dichiarato che, già nel 2025, sarà in grado di produrre più di un milione di droni l’anno. Proprio in considerazione della grandissima quantità di droni prodotti oggi sia dalla Russia che dall’Ucraina, è stato sviluppato un nuovo tipo di drone: il Drone-anti-drone. Visto il costo elevato per abbattere i droni nemici con armi convenzionali o con costosissimi missili, i droni-anti-drone armati solitamente da un sistema mitragliatore stanno già svolgendo un ruolo fondamentale negli ultimi due anni di conflitto. Nel 2024 l’Ucraina ha creato un vero e proprio “reggimento” dedicato unicamente alla guerra automatica. LA GUERRA DEI DRONI INTELLIGENTI
22 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE di Barbara Odetto A taste of beauty. Una frase che riassume la filosofia di uno dei più celebri ristoranti capitolini. Il Rhinoceros LeRestau & RoofBar, infatti, è amato dalla clientela italiana e internazionale perché abbina cucina di qualità, mixology, arte e uno splendido panorama sul Velabro romano. Un’ode alla storia e all’architettura della Roma antica, ma anche un’ode ai sapori più autentici della tradizione gastronomica italiana e capitolina, senza dimenticare l’eccellenza del mixology. È questo, in sintesi, il Rhinoceros LeRestau & RoofBar. Situato all’interno della Fondazione Rhinoceros, il seicentesco palazzo dell’arte di Alda Fendi che risale al 1600 e che nel 2018 è stato inaugurato nel cuore del Velabro, l’edificio si caratterizza per l’intervento di recupero firmato dell’architetto Jean Nouvel che ha puntato su un rigoroso minimalismo per dare voce all’incantevole panorama circostante e far vivere agli ospiti un viaggio nel tempo. L’interior design, firmato da Giorgia Dennerlein di Loto AD Project, si inserisce armoniosamente nel contesto della struttura progettata da Nouvel e il risultato è superlativo, con il tema del rinoceronte che fa capolino sul pavimento e nelle Alessandro Marata Lo Chef Resident del Rhinoceros LeRestau & RoofBar che celebra la cucina italiana e romana PROTAGONISTI
23 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2025 installazioni visual della sala interna, la palette di nuances a contrasto, il rosso che ricorda il tratto distintivo della Fondazione, i complementi d’arredo dalle linee circolari e infine le morbide curve in stile optical art. La location è strutturata su due livelli: un’altana all’ultimo piano e una terrazza panoramica sottostante che a sua volta è suddivisa tra il ristorante, che si compone di una parte esterna e di una sala interna, e il cocktail bar. La Manfredi Fine Hotels Collection, di proprietà di Goffredo e Leonardo Ceglia Manfredi, ha acquisito la gestione del Rhinoceros LeRestau & RoofBar che segue la signature del gruppo che seleziona location italiane esclusive dove far vivere alla clientela un’experience all’insegna del gusto, del lifestyle e dell’eccellenza. In una parola, del lusso. Il ristorante romano, che vede Giuseppe Di Iorio come Executive Chef, Alessandro Marata Resident Chef e Matteo Luchetti Sous Chef, si contraddistingue per una cucina fine dining che celebra l’italianità, con particolare attenzione alla tradizione romana. Il menù punta su essenzialità e sperimentazione senza mai dimenticare il gusto e il risultato è sorprendente. Plus Magazine ha incontrato lo Chef Alessandro Marata per scoprire la filosofia di questo ristorante prestigioso. Alessandro, ci presenti il tuo percorso professionale? Dopo gli studi alberghieri ho iniziato ad andare in giro per il mondo grazie ad un Tour Operator che ha contattato la scuola: ho lavorato in Egitto, a Santo Domingo, a Fuerteventura ed è stata una bella esperienza. Facevo lo chef privato della parte italiana dei villaggi internazionali. Tornato a Roma ho lavorato in diversi bistrot e fine dining con chef del calibro di Filippo Chiappini per poi approdare nel 2015 nella cucina di Giuseppe Di Iorio. Ho vissuto anche a Londra per un anno e al rientro in Italia per due anni sono stato all’Imago con Francesco Apreda. La mia esperienza passa per diversi rinomati ristoranti capitolini: il V Lounge di Ostia, Al Molo Bastianelli di Fiumicino, il Giulia Restaurant, il Retrobottega e ho lavorato anche con Massimo Viglietti al Taki Off. Nel gennaio del 2023 sono entrato a far parte del team del Rhinoceros perché mi ha chiamato Di Iorio con il quale siamo rimasti sempre in contatto. Come giudichi questa esperienza da Resident Chef? Giuseppe Di Iorio mi ha offerto davvero una grande opportunità e la location è splendida. La Manfredi Collection, poi, è un gruppo rinomato nel settore dell’hotellerie e della ristorazione top level. Inoltre, nessuno mi ha imposto delle limitazioni per cui sono in grado di esprimere la mia creatività. Questo aspetto è importante perché nel nostro settore lavorare con passione e fantasia è fondamentale. Anche con la brigata abbiamo creato un team affiatato. Siamo in pochi, ma parecchio uniti. La sala è giovane e molto capace. Lavorare in armonia per me è fondamentale e ci riusciamo benissimo. ALESSANDRO MARATA
24 SETTEMBRE 2025 | PLUS MAGAZINE Come definiresti la vostra cucina? Il menù si basa su sapori e ricette italiane e mediterranee con un richiamo a Roma e al Lazio. Mi piace recuperare i sapori di piatti conosciuti per poi svilupparli in maniera diversa. Giochiamo con ingredienti locali e ci affidiamo a produttori di carni, formaggi, frutta e verdura della tradizione e di aree limitrofe. Talvolta ci sono aromi più internazionali, ma sempre integrati con la filosofia della nostra proposta. Per noi è importante anche la stagionalità per cui cambiamo il menù almeno tre volte all’anno selezionando l’ingrediente chiave in ognuna delle nostre ricette. Quali sono i plus che rendono i menù del Rhinoceros così amati dai vostri ospiti? La nostra clientela è varia perché è sia straniera che italiana e nelle comande il primo piatto è raro che manchi. Tra i signature ci sono il Raviolo cacio e pepe e Luciana incontra Amatrice ovvero una calaMarata che gioca sul mio cognome e abbina la tradizionale pasta all’amatriciana con i polipetti alla Luciana. I nostri piatti sono preparati con prodotti selezionati. Ne scegliamo pochi per farli esaltare al meglio e per dare importanza alla materia prima. Per fare la differenza è molto importante anche il dosaggio degli ingredienti, che non devono mai coprire i sapori. Bilanciare le salse e gli accostamenti è infatti fondamentale per enfatizzare il gusto della ricetta. Tradizione e contemporaneità sono un connubio vincente? Sicuramente perché al Rhinoceros proponiamo ricette tradizionali che però interpretiamo con tecniche o metodi di cottura innovativi per giocare sul risultato finale. Nel nostro menù ci sono portate che l’ospite deve completare e c’è anche un dolce che si impiatta a tavola. La nostra idea è far entrare il cliente nel nostro mondo coinvolgendolo nell’atto creativo. Quali ingredienti non mancano mai nella vostra proposta culinaria? Da romano ti direi che il pecorino è difficile che non entri nei nostri menù. Un ingrediente che mi piace, ma che uso con criterio, è la PROTAGONISTI colatura di alici perché chiude un piatto e gli regala una spinta in più. Va usata con moderazione e con sapienza, ma mi piace. Cosa caratterizza i tasting menù Palatino, Venere e Arco di Giano? Arco di Giano è esclusivamente vegetariano e si compone di quattro portate proprio come Venere, che però è a base di carne. In entrambi i casi abbiamo l’antipasto, il primo, il secondo e il dessert, sempre completati dall’entrée di benvenuto, il pre-dessert e la piccola pasticceria in chiusura che non mancano a prescindere da ciò che il cliente sceglie. Il menù Palatino è invece caratterizzato da sei portate di carne e pesce ed è pensato per chi vuole una maggiore ricercatezza e completezza. La proposta à la carte in cosa si distingue? Questo menù completa e raccoglie i piatti che si ritrovano nelle tre proposte degustazione per consentire agli ospiti di scegliere liberamente. Oltre ai meravigliosi dessert non mancano i formaggi… La selezione propone eccellenze italiane. È il nostro modo di celebrare i nonni e le radici contadine del Belpaese. Si porta a tavola il carrello dei formaggi in memoria di questa antica usanza che viveva nelle case di un tempo. Il Rhinoceros è situato in una splendida location. Possiamo dire che questo sia l’ingrediente segreto? Certamente completa l’esperienza culinaria. È un luogo che va conosciuto e apprezzato per la bellezza degli interni e del rooftop che offre un panorama a 360 gradi su Roma. La location vista da fuori può sembrare un bel palazzo storico come tanti di Roma, ma entrando si avverte il grande lavoro di restauro che è stato fatto. La stessa cosa avviene con il ristorante. Sul menù sono indicate ricette già note, ma è assaporandole che si scopre la rivisitazione che è stata fatta. Proprio come il palazzo, anche noi ci sveliamo a poco a poco.
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