9 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2026 L’esito finora è abbastanza misto: è vero che, attraverso l’azione di grandi aziende tecnologiche cinesi come Alibaba o ByteDance, si riportano alcuni talenti in Cina. È vero che sono nati progetti come DeepSeek e altri, che hanno proprio l’obiettivo di utilizzare il talento cinese, ma gli Stati Uniti continuano a essere un luogo di attrazione primario, anche se dall’amministrazione Trump giungono elementi contraddittori da questo punto di vista, soprattutto col taglio delle risorse in ricerca di base. Questo è l’esempio di un aspetto strutturale L’INTERVISTA Dottor Aresu, tra i suoi libri c’è un recente saggio per Feltrinelli dal titolo “Geopolitica dell’Intelligenza Artificiale”, a che punto siamo con la sfida dell’Intelligenza Artificiale tra Stati Uniti e Cina? Ho dedicato a questi temi molti saggi negli ultimi dieci anni. Il primo modo per guardare a tendenze strutturali del nostro tempo, come la competizione tra Stati Uniti e Cina, è quello di non seguire l’attualità. L’attualità non è importante, ci sono sempre dei nuovi annunci. È più utile leggere i miei libri, studiare i libri di settore e pensare ai fattori strutturali. Analizziamo i fattori strutturali della sfida tra Stati Uniti e Cina. Il tema principale è quello dei talenti: le varie rivoluzioni tecnologiche, compresa l’Intelligenza Artificiale, sono realizzate da scienziati, ricercatori, ingegneri e manager. La Cina oggi è il principale produttore di talenti tecnologici dell’Intelligenza Artificiale del pianeta, ma gli Stati Uniti ne sono il principale attrattore. Per me la coordinata più importante per guardare dove andrà la sfida è quanto la Cina riuscirà a mantenere al suo interno, diciamo nei prossimi cinque anni, il suo talento e quanto gli Stati Uniti continueranno a essere un luogo di attrazione nelle loro università, nei centri di ricerca e nelle imprese. LA GEOPOLITICA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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