31 PLUS MAGAZINE | GIUGNO 2026 Cosa hanno significato nel tuo percorso le collaborazioni con altri artisti? Sono tutte importanti ma Fibra mi ha dato tanto, in qualche modo mi ha cambiato la vita. Forse non lo sa neanche lui, o forse non voleva, però mi ha dato una forza incredibile. Essere chiamato da uno dei più grandi artisti della nostra generazione e comunque uno dei più influenti degli ultimi 25 anni in Italia, sicuramente mi ha dato confidence, un’autostima differente, mi ha fatto capire che anche io valgo. Lavorare con lui mi ha cambiato le prospettive. Come vivi il tuo rapporto con il live? Non avrei mai pensato di esibirmi davanti a gente che cantava insieme a me le mie canzoni, non pensavo che si sarebbe potuto realizzare un sogno del genere. Nel tour del 2025 c’è stata una conferma: ho ricevuto un affetto e un amore diversi. Sono tutti step importanti nella carriera di un artista. Quando scrivi non pensi che qualcun altro possa rivedersi in quello che dici e quando ti trovi davanti migliaia di cristiani che invece cantano le tue parole, si realizza l’impensabile e questo per me è stato un segnale. Come sei cambiato dal tuo esordio con “Pizza e fichi” ad oggi? Sono passati nove anni e da allora sono diventato un po’ più grandicello, mi sono anche ‘lavato’ di tanto ego che avevo addosso e mi sono messo in gioco. A vent’anni hai l’ego pompato, uno di 29 già un po’ di meno. Non c’è niente di speciale in me: in tanti altri aspetti non sono cresciuto, ma è normale. È rimasta comunque la stessa energia e anzi la stessa inconsapevolezza e bambinaggine che, secondo me, in qualche modo deve rimanere viva e accesa. E poi ancora oggi dei miei fan più stretti ho il numero di telefono. La tua crescita si riflette anche nel brano “Uomo che cade”. Sicuramente. C’è un episodio importante legato a questo brano: inizialmente si chiamava “Bimbo che cade” ed era così per come l’avevo scritto io che non mi sentivo di potermi dare ‘lo scettro di uomo’. In questo senso mi è venuto incontro Di Martino: lui lo stava componendo, io stavo scrivendo il testo, e probabilmente voleva rivedersi anche lui in quello che diceva. Mi ha anche detto: “Scusa, ma anche tu puoi dire che sei un uomo, sei grande, devi autodefinirti come tale”. Una frase che mi ha fatto riflettere. Più volte hai spiegato il messaggio di questa canzone. Noi esseri umani siamo tutti una volta vincitori, 100 volte sconfitti, ed è molto probabile che per arrivare a un risultato l’unico modo è provarci. Come si dice, per vincere una finale devi perderne quattro. C’è un po’ questa cosa qua: cioè se non ci proviamo noi, non ci proverà nessuno al nostro posto ed è così a prescindere dagli impedimenti che ancora oggi ci sono, come la forbice sociale che si espande giorno dopo giorno. In questo brano c’è anche un dialogo tra te e una partner. È un po’ la rassegnazione di chi si diverte a godere delle persone che magari non vanno di moda, che non hanno l’opportunità di poter avere una replica. Un modo per dire che, anche chi si mostra su Instagram come super ricco, super muTREDICI PIETRO La cover dell'album “Non guardare + giù” di Tredici Pietro
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