Plus Magazine 53

32 GIUGNO 2026 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI scoloso, super impossibile da raggiungere, anche lui è un uomo che cade. Questa consapevolezza è l’unico modo che vedo per non farsi divorare da un sistema in continua evoluzione. È un concetto che non comprendi mai fino in fondo, quasi come quando la mamma ti dice di mettere la maglietta della salute. Lei non smetterà mai di dirtelo fino ai cent’anni. Io dico alla persona che mi lascia che magari prima mi ha idealizzato, poi l’ho delusa e ora sta cercando qualcuno di meglio, ma anche la persona che troverà è uguale a me, è uguale a tutti noi. Siamo tutti uomini che cadono, quindi anche lui non sarà meglio di me. E più volte hai spiegato il senso del tuo nome d’arte, nato per ricordare la tua ‘combriccola’ bolognese composta da tredici amici, ma che è anche un modo per volerti allontanare da un cognome che pesa. Vorrei che la musica riuscisse a parlare prima di quello che è un cognome e spero di essere sulla buona strada per ribaltare questo meccanismo. Questo è sicuramente il mio intento, non so se ci sono riuscito completamente, ma non mi interessa nemmeno così tanto, perché magari sto reiterando un po’ il concetto quando dico che io ci sto provando e la cosa più importante è questa. Insomma, sbatto la testa contro quelli che mi dicono sempre che sono uguale a mio padre, ma va bene, è una cosa buona, anzi, è una cosa bellissima. Questo paragone mi sta bene, ma io continuerò a dire: ragazzi, io sono io, così è se mi volete! Anche tu come moltissimi altri giovani scrivi quello che canti, che fase stanno vivendo i cantautori? Di cantautori ce ne sono tanti. Stiamo vivendo una bella fase con una scena musicale secondo me ricchissima. Finalmente, anche i rapper sono visti come i più grandi cantautori della nostra generazione, quindi il cantautorato per me c’è sempre stato. Cosa ti emoziona di più del tuo lavoro? Impari e disimpari costantemente, perché gli input e gli output del pianeta continuano a farci mettere in discussione. Non so se ho imparato abbastanza, io me lo ripeto come un mantra di non guardare più giù. Da qui nasce il titolo dell’album, uscito l’anno scorso e che ora ripresento in una seconda versione. Un album che nasce dal bisogno di dire che non bisogna mai mollare. Poi una cosa che proprio mi fa commuovere è stare con i ragazzi e con i bambini, li sento tanto vicini, li sento nella mia storia. Non che pensi che gli adulti non lo siano, però mi sento di voler parlare alla mia generazione; quindi, quando sto con i più giovani, mi sento più forte ed è una sensazione molto bella. Credit photo Stefano Tonetto

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