40 GIUGNO 2026 | PLUS MAGAZINE anni l’associazione crescere come punto di riferimento, generando occasioni di incontro, scambio e dialogo tra chi opera nel nostro settore. Un messaggio finale per le lettrici e i lettori di Plus Magazine? Non smettete mai di formarvi. La formazione non è un obbligo: è un diritto, un’opportunità, un atto di libertà. E ricordate che la sicurezza non è solo tecnica: è rispetto, è equità, è riconoscimento del valore di ogni persona. Solo così possiamo costruire luoghi di lavoro più giusti, più inclusivi e più umani… in una parola, più sostenibili. (Quando usciamo dal Caffè Impero, la luce è cambiata. Forse è solo il passare del tempo. O forse è la conversazione stessa che ha lasciato un chiarore diverso, una consapevolezza più ampia. Maria Frassine saluta con un sorriso che porta la stessa forza delle sue parole: una leadership che non impone, ma illumina). Rimane nell’aria l’eco di un’ultima frase, una chiusura che è anche un auspicio Mi piacerebbe che ciascuno di noi formatori diventasse custode di un valore, e che insieme, come cerchi che si espandono nell’acqua, potessimo trasformare la cultura del lavoro in un luogo di rispetto, di equità e di umanità condivisa. lei rappresenta una figura di riferimento femminile. Che significato ha per lei? Ha un significato profondo, perché so cosa significa entrare in contesti dove non ci si aspetta di vedere una donna in ruoli decisionali. Non ho mai voluto “dimostrare” qualcosa: ho voluto lavorare bene, con passione e con rigore. Ma è vero che la presenza femminile, quando è visibile e riconosciuta, apre porte anche per altre donne. La discriminazione si supera non solo con le leggi, ma con gli esempi, con la normalità di vedere competenza e leadership in tutte le forme possibili. (Fuori dalla finestra, una donna attraversa la piazza con passo sicuro. È un’immagine che sembra rispondere alle sue parole). Secondo lei, come può la formazione contribuire concretamente a superare stereotipi e barriere culturali? La formazione ha un potere straordinario: mette le persone davanti a se stesse. Quando parliamo di sicurezza, parliamo di comportamenti, di percezioni, di relazioni. E questo ci obbliga a riflettere su come guardiamo gli altri, su come giudichiamo, su come comunichiamo. Un percorso formativo ben costruito può far emergere pregiudizi inconsapevoli, può far capire quanto siano fragili e infondati. La formazione crea ponti, non muri. (Le sue parole si posano sul tavolo come una mappa: ponti, non muri. Brescia, fuori, sembra annuire). Qual è la sfida più grande che vede oggi nel mondo della sicurezza? La sfida è culturale: trasformare la sicurezza da adempimento a valore condiviso. E questo richiede tempo, costanza, e soprattutto una rete di professionisti capaci di parlare alle persone, non solo alle procedure. AIFOS sta lavorando proprio su questo: costruire una comunità che non si limiti a “fare formazione”, ma che generi cultura. E qual è, invece, la soddisfazione più grande del suo percorso? Vedere i formatori consapevoli di poter generare valore e soddisfatti quando il loro lavoro si traduce in un cambio di mentalità dei lavoratori. Ma anche aver visto in questi PROTAGONISTI
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