Plus Magazine 53

6 GIUGNO 2026 | PLUS MAGAZINE video, che è stato diretto da Giulio Rosati. La prima parte è stata registrata in piano sequenza per cui le scene non si potevano sostituire in post produzione. Questo ha reso tutto più complesso e faticoso perché il girato doveva essere fluido e perfetto. Prima di raggiungere il risultato ottimale abbiamo rifatto le scene davvero tante volte. È stato un lavoro impegnativo, che è iniziato al mattino presto e che è durato fino alle due di notte, ma sono molto soddisfatta. Quando non sei in tour come ti rilassi? Mi piacciono le serie TV e nelle giornate uggiose adoro rimanere sul divano e riposarmi facendo delle vere e proprie maratone televisive. Spesso le canzoni e i primi vocalizzi nascono mentre sono a casa in pigiama. Come gestisci il successo? Non sono arrivata alla notorietà all’improvviso, ma a piccoli passi. Ho cantato nei locali della mia terra, tra Savona e il basso Piemonte, e questo mi ha aiutata a vivere la fama con razionalità, senza montarmi la testa. Per ogni cantante è importante far arrivare lontano le proprie canzoni, ma la popolarità, da sola, non basta. Ci vogliono impegno, costanza e capacità. Da ligure, c’è un cantautore della tua regione che ami particolarmente? Mi piace tantissimo Fabrizio De André. È un artista che stimo da sempre e che mi fa sentire a casa anche quando sono in tournée lontano dal mio mondo. ta. Il design dello show è stato curato da Denso Studio nella figura di Jacopo Ricci come direttore creativo. Benché sia giovane, è del 1994, ha già lavorato con artisti del calibro di Travis Scott, Janet Jackson, Martin Garrix, Achile Lauro, Fedez e molti altri. Con lui c’erano Luca Ascioti come scenografo e Vittorio Campagnolo come programmatore luci. Un team di professionisti di altissimo livello. Cosa ne pensi delle coreografie? Simone Baroni è un vero talento e in questo tour ha utilizzato le scenografie per raccontare una trasformazione che il pubblico ha vissuto in prima persona. Il movimento diventava fuoco: materico, deciso, capace di accendere e consumare. Grazie a lui tutto si è trasformato in un linguaggio che esprimeva identità, rinascita e potere. A marzo è uscita “Canzone estiva”. Secondo te è il tormentone dell’estate? La mia idea era di spiazzare gli ascoltatori e infatti nel testo dico: questa non è una canzone estiva. Per me nessun testo nasce come stagionale. Qualche canzone lo diventa e qualcuna no. La verità è che non lo decido io, ma chi ascolta. Questo brano è il primo che ho scritto, è uno dei punti centrali del disco, e nel testo parlo di giudizi, pregiudizi e apparenze che ingannano. Oggi, per via dei social ma non solo, tutto è molto fruibile, veloce e a portata di mano però, in questa rapidità di commenti, talvolta si perdono le sfumature e le cose preziose non sembrano tali. Oltre alla canzone mi piace molto anche il COPERTINA Credit photo Virginia Bettoja

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