Plus Magazine 54

Filippo Neviani: vi presento Nek Supplemento a La voce dei Bancari Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Numero LIV - Settembre 2026 IN QUESTO NUMERO TECNOFUTURO TORINO CAPITALE DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE MALIKA AYANE SONORITÀ RAFFINATE E STILE UNICO GIUSI BATTAGLIA E LA SUA SICILIA SEGRETA ELENA SPISNI BASTA CHE SIA PASTA! UNA ZANZARA NELL'ORECCHIO LA STORIA VERA DI UN’ADOZIONE, DAL FUMETTO AL FILM ORIZZONTI COME LA SORVEGLIANZA DI MASSA A DISTANZA SI STA DIFFONDENDO NEL MONDO 54 Credit photo Beppe Gallo - BSA Studios CONVENZIONI NAZIONALI: DA PAGINA 68

2 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE Copertina Filippo Neviani: vi presento Nek Tecnofuturo Torino capitale dell’Intelligenza Artificiale. Intervista a Fiorenza Succu Protagonisti Malika Ayane: sonorità raffinate e stile unico Ospiti A colazione con… Guido Avigdor Protagonisti Giusi Battaglia e la sua Sicilia segreta Protagonisti La guardia Svizzera Pontificia: 5oo anni di storia e fedeltà Protagonisti Elena Spisni: basta che sia pasta! Protagonisti Una zanzara nell'orecchio: la storia vera di un’adozione, dal fumetto al film Protagonisti Patrizia Moschin Calvi racconta la Società Teosofica Italiana Orizzonti Come la sorveglianza di massa a distanza si sta diffondendo nel mondo Comunicazione e immagine XI Edizione Premio Eccellenza Formazione Aziende AON: AI, il vero vantaggio competitivo nasce dalle persone Intrattenimento Brivido (folklore) e incanto a Gardaland Resort Moda Appunti di moda a cura di Barbara Odetto Recensioni Serie TV Cinema Libri Mostre Teatro Musica Concerti Fumetti Mappamondo Scozia, un viaggio senza tempo Convenzioni nazionali 4 8 12 16 18 22 26 30 34 38 40 42 46 48 54 55 56 57 58 59 60 61 62 68 Sommario 54 PLUS MAGAZINE 54 Supplemento a “La voce dei Bancari” Periodico trimestrale per la cultura e il tempo libero Redazione e Amministrazione Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 www.associatiallafabi.it Direttore Responsabile Paolo Panerai Direttore Editoriale Paola Gomiero Segreteria di Redazione Chiara Attolico, Milena Lagnese Photo Editor Alessandro Lercara Relazioni esterne Daniele Tancorra Hanno collaborato a questo numero: Mauro Bossola, Loris Brizio, Silvia Catalucci, Pietro Gentile, Barbara Odetto, Barbara Oggero, Alessia Roeta, Mariangela Salvalaggio, Vincenzo Scaringella, Emanuela Truzzi, Giancarlo Vidotto. Fotografie Archivio Stock Adobe (alcune immagini sono realizzate con l’aiuto dell’IA), Archivio Stilisti, image courtesy Trendfortrend, images selected on Mytheresa e Luisa Via Roma, Beppe Gallo - BSA Studios, Ufficio stampa Malika Ayane, Manuela Bonci, Andrea Ferraris, Fandango Foto di copertina: Beppe Gallo - BSA Studios Pubblicità Nova Labor Servizi srl Via Guarini, 4 - 10123 Torino - Tel. 011 5611153 Progetto Grafico M.C.Grafica Torino / Art Director Marco Clava Su www.plusmagazine.news è possibile trovare il meglio di Plus Magazine in formato digitale. La redazione non si assume alcuna responsabilità per notizie, foto, marchi, slogan utilizzati dagli inserzionisti. Il materiale inviato non viene restituito. È vietato e perseguibile civilmente e penalmente, ai sensi della legge sul diritto d'autore, ogni forma di riproduzione dei contenuti di questa rivista, compresi gli spazi pubblicitari, senza autorizzazione scritta dell'editore.

3 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 EDITORIALE Ogni nuovo numero, per me, inizia sempre allo stesso modo: dalla scelta delle storie che sentiamo di voler condividere con i lettori. Non è soltanto una questione di argomenti. A fare la differenza sono le persone che incontriamo, le esperienze che ci raccontano, le domande che ci lasciano e qualche volta, anche le curiosità che ci spingono ad approfondire alcune realtà che conosciamo poco. In questo numero partiamo dalla musica con Filippo Neviani, Nek, un artista che il pubblico conosce da molti anni e che abbiamo voluto intervistare per conoscere anche ciò che c’è dietro la sua lunga esperienza professionale. Incontriamo poi Malika Ayane e il suo modo personale di vivere la musica e l’arte. Ci sono storie che parlano di passioni, come quella di Elena Spisni e della sua cucina, e storie che ci portano dentro luoghi e tradizioni, come il viaggio nella Sicilia raccontata da Giusi Battaglia. Nella rubrica “A colazione con” conversiamo con Guido Avigdor, pubblicitario doc, che con le sue idee, progetti e intuizioni ci dimostra che la creatività non ha confini. Altre pagine ci portano lontano dalle esperienze individuali e ci invitano a fermarci su temi più ampi. L’Intelligenza Artificiale, la sorveglianza a distanza e la formazione sono questioni che riguardano il presente e che meritano di essere affrontate con attenzione, senza facili entusiasmi né allarmismi. Abbiamo poi voluto raccontare la Guardia Svizzera Pontificia attraverso i suoi cinquecento anni di storia, scoprire il percorso della Società Teosofica Italiana e seguire la vicenda di un’adozione diventata prima un fumetto e poi un film. Come sempre, accanto alle interviste e agli approfondimenti trovate le pagine dedicate a ciò che ci accompagna nel tempo libero: dal cinema ai libri, dalle mostre alla musica passando per le serie TV, le mostre, il teatro, i fumetti, la moda, i viaggi e immancabilmente la cucina. Mi piace pensare che una rivista abbia ancora oggi un compito semplice, ma importante: scegliere con cura cosa raccontare, lasciando al lettore la libertà di trovare tra queste pagine, qualcosa che lo interessi, lo sorprenda o gli faccia venire voglia di saperne di più. A voi, come sempre, il piacere di scoprirlo. Buona lettura e buon settembre a tutti! di Paola Gomiero (direttrice FABI Plus) Storie da scoprire

4 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE ve ben 6 dischi di Platino superando le 600.000 copie vendute. Con la versione spagnola “Laura no esta Nek” partecipa al Festivalbar e conquista il mercato europeo e latino, diventando un artista planetario con 2 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Nel 2003 esce “Nek The Best of… L’anno zero” che è la summa di dieci anni di carriera e di grandi successi con il meglio dei sette album precedenti più due inediti. La raccolta entra subito al vertice della classifica musicale italiana, dove rimane per 27 settimane. Il 2015 lo vede di nuovo al Festival di Sanremo con il brano “Fatti avanti amore” con cui vince il Premio Miglior Arrangiamento, il Premio Sala Stampa Radio-Tv, il Premio speciale per la canzone più radiofonica e arriva al secondo posto nella classifica generale. Nel 2017 è l’Artista italiano più Tutto inizia a 9 anni, quando si appassiona alla chitarra e alla batteria. Nella seconda metà degli Anni Ottanta fa parte di alcune band e nel 1991 si classifica al secondo posto del Festival di Castrocaro, a quel tempo vero trampolino di lancio per gli artisti emergenti. L’anno successivo Filippo debutta con il nome d’arte NEK ed esce il primo album omonimo. Dagli esordi a Sassuolo, dove è nato, al successo nazionale è un attimo e in poco tempo il cantautore calca il palco di diversi Festival di Sanremo: nel ’93 è tra i giovani con la canzone “In te” e nel ’94 si classifica secondo con il brano “Angeli nel ghetto”. Quello è l’anno in cui, con Giorgia, riceve il Premio Europeo come miglior cantante giovane italiano. Il 1997 lo catapulta nel successo internazionale. “Laura non c’è” - contenuta nell’album “Lei, gli amici e tutto il resto” - ricedi Barbara Odetto COPERTINA Filippo Neviani, in arte Nek, è uno degli artisti che hanno segnato la storia musicale italiana e che, di generazione in generazione, fa cantare e ballare l’Italia. Filippo Neviani: vi presento Nek Credit photo Beppe Gallo - BSA Studios

5 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 suonato dalle radio, con ben quattro singoli estratti da “Unici”, mentre nel 2022 festeggia i 30 anni di una carriera costellata di successi. Nel 2025 Warner Music lancia il progetto “Nek Hits”: la ristampa in vinile colorato di tutta la sua discografia. In concomitanza prende forma il progetto “Nek Hits - La Storia”: la web serie – online sul suo canale YouTube – che racconta la vita professionale e personale del cantautore emiliano dai suoi esordi ad oggi. Con questo progetto Filippo porta i fan in un viaggio speciale attraverso il tempo in cui ogni episodio è un racconto sincero e intimo tra aneddoti personali, immagini d’archivio e momenti che hanno segnato la sua vita artistica e umana. Hai iniziato a suonare da piccolo. Sognavi di diventare musicista o il piano A era un altro? Direi che un piano B non c’è mai stato realmente. La passione per la musica è nata quando ero un bimbo ed è diventata concreta quando mia zia mi ha regalato la prima chitarra. A 12 anni già lavoravo per mettere in piedi una mia band. Ad oggi conti 16 album e 4 raccolte. Un bel traguardo professionale? Sono tanti, è vero. Sono più di trent’anni di musica ed è questo che ancora oggi mi impressiona di più. Al netto delle canzoni prodotte e degli album pubblicati, il fatto di essere sul palco ancora oggi, a più di trent’anni dal mio debutto, è qualcosa di straordinario. Il tuo entusiasmo per la musica è sempre lo stesso? Assolutamente sì. Possono cambiare alcune dinamiche, ma l’approccio è sempre il medesimo. Le emozioni sono le stesse del primo giorno e credo che se non fosse così, oggi non saremmo qui a parlarne. Il tuo è un successo internazionale. Come lo gestisce Nek per rimanere Filippo? Credo dipenda in parte dal carattere e in parte da come siamo stati cresciuti. Come, e forse anche dove. Sono nato a Sassuolo, una città in provinNEK cia di Modena, e il fatto di aver deciso di rimanerci e di conservare tutto quello che faceva parte del periodo pre-Nek, mi sia stato di grande aiuto. La famiglia, le relazioni, i valori, le abitudini consolidate, penso si tratti soprattutto di questo. Qual è la tua canzone che più ti è rimasta nel cuore e perché? È una scelta che non sono mai riuscito realmente a fare. Anche perché cambio idea spesso. Ce ne sono diverse che hanno ovviamente segnato alcuni passaggi fondamentali della mia carriera. Penso all’emozione che provai la prima volta che sentii il mio primo singolo in radio, “Amami”. Fu incredibile. O la prima volta che sono salito sul palco di Sanremo, con “In Te”. Ma ce ne sono tante altre, e tra queste non posso neanche pensare di lasciare fuori “Laura non c’è”, che è invece la canzone che mi ha consentito di girare il mondo. Credit photo Beppe Gallo - BSA Studios

6 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE Non posso dire che sia stato difficile, anzi, mi ha consentito per la prima volta di provare a trasmettere pensieri e sensazioni senza il limite della metrica e delle dinamiche che regolano la scrittura del testo di una canzone. L’altra tua fatica letteraria, “A mani nude”, parla dell’incidente che hai avuto. Scriverne è stato importante per superare il trauma? Si, è stato per certi aspetti terapeutico. Forse è stato più utile a me che l’ho scritto, che non a chi lo ha letto. Dal momento in cui l’ho finito, e consegnato, è come se mi fossi liberato. Dal fatto di doverci pensare in continuazione, e parlarne, e raccontare. Ho avuto la sensazione che quel capitolo si potesse finalmente chiudere. Nek Hits Live 2026 ti ha visto in tour per tutta l’estate. Quali emozioni ti trasmette la dimensione del palco? Questo tour è iniziato in realtà ad aprile dell’anno scorso, abbiamo girato il mondo e con l’ultima fase estiva siamo arrivati ad un totale di 75 concerti. Non fai 75 concerti se stare sul palco non è la cosa che ami fare di più in assoluto. È l’essenza di tutto, suonare. Il contatto diretto con il pubblico, poi, è quello che mi piace di più, da sempre. Da Amici di Maria De Filippi ai diversi The Voice, sei spesso in televisione. Ti diverte stare davanti alla telecamera? Sono una persona curiosa e quando mi è stato proposto di provare a fare televisione – presentando la puntata speciale dei Music Awards, diversi anni fa – mi ci sono buttato con grande entusiasmo e mi è piaciuto molto. È un lavoro serio, che prevede studio e preparazione. Non basta il fatto di provare piacere a stare davanti alla telecamera. Io ho poi la fortuna di essere uno prestato al mondo della televisione, una condizione che non mi costringe a farla, ma anzi mi consente di poter scegliere le cose che più mi piacciono e mi stimolano. È un’esperienza che spero di poter portare avanti, ovviamente, ma la mia comfort zone rimane il palco. C’è un brano non tuo che vorresti aver scritto tu? Uno? Ce ne sono tantissimi. Sarebbe banale citare Sting e i Police, adoro tutto quello che hanno fatto. E ti dico che ci sono almeno una dozzina di pezzi di Lucio Dalla che ancora oggi, quando li ascolto, mi lasciano a bocca aperta. Nel libro “Lettera a mia figlia sull’amore” ci presenti Filippo, l’uomo. È stato difficile raccontare i propri sentimenti? Lo strumento è senz’altro diverso, ma è la stessa cosa che cerchiamo di fare quando scriviamo una canzone. COPERTINA Credit photo Beppe Gallo - BSA Studios

8 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE Torino capitale Con l’esplosione a livello globale del fenomeno dell’Intelligenza Artificiale i due contendenti principali, USA e Cina hanno fatto credere di aver conquistato un vantaggio competitivo incolmabile rispetto al resto del mondo. Ma l’Europa risponde con una robusta legislazione e con iniziative estremamente interessanti. In particolare, l’Italia con la nascita a Torino di AI4I. Ne abbiamo parlato con Fiorenza Succu, Chief Evangelist della nuova realtà nazionale. di Pietro Gentile TECNOFUTURO intervista a Fiorenza Succu chief evangelist @ai4i Fiorenza Succu dell’Intelligenza Artificiale

9 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 Perché Torino? Torino è stata una scelta naturale per ospitare AI4I. La città rappresenta uno dei principali poli industriali e tecnologici del Paese e può contare su filiere di eccellenza, come l’automotive e l’aerospazio, oltre a un tessuto imprenditoriale fortemente orientato all’innovazione. Questo contesto offre le condizioni ideali per sviluppare ricerca applicata e favorire il trasferimento delle tecnologie di Intelligenza Artificiale verso il sistema produttivo. A questo si aggiunge un ecosistema di altissimo livello, grazie alla presenza del Politecnico di Torino, dell’Università degli Studi di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale, che rafforza il collegamento con la dimensione territoriale circostante e con un sistema accademico diffuso, capace di generare competenze, ricerca e innovazione a beneficio dell’intero territorio. Per un istituto come AI4I, che punta ad attrarre talenti internazionali e sviluppare progetti ad alto impatto, poter contare su un sistema accademico così qualificato rappresenta un valore strategico. Un ruolo fondamentale è stato svolto anche dalle partnership con Fondazione CRT e Fondazione Compagnia di San Paolo, che accompagnano AI4I fin dalla sua nascita. Grazie alla collaborazione con Fondazione CRT, l’Istituto ha sede alle OGR Torino, un luogo simbolo dell’innovazione italiana. Con Fondazione Compagnia di San Paolo L’INTERVISTA La mia prima domanda è: che cos’è AI4I? AI4I – l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale, nasce nel maggio 2024 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Università e della Ricerca. Dal 2025 partecipa alla governance dell’Istituto anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. La missione di AI4I è accelerare lo sviluppo e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano. L’IA rappresenta infatti un fattore strategico per rafforzare la competitività delle imprese e del Paese, ma la sua diffusione richiede competenze, infrastrutture e un ecosistema capace di accompagnarne l’implementazione. Per questo AI4I mette a disposizione delle imprese un insieme integrato di asset: ricerca applicata, competenze scientifiche, laboratori, infrastrutture tecnologiche e strumenti di trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di trasformare il potenziale dell’Intelligenza Artificiale in innovazione concreta e valore per il tessuto industriale. L’Istituto opera al fianco di grandi imprese, PMI e startup, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema nazionale dell’IA sempre più solido, competitivo e capace di affrontare le sfide dell’innovazione su scala internazionale. TORINO CAPITALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

10 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE dare modelli di IA; e il SUK (System for User Knowledge), il marketplace B2B che facilita l’incontro tra la domanda di innovazione delle imprese e un’offerta qualificata di soluzioni di Intelligenza Artificiale già pronte per il mercato. In questo senso, AI4I non è soltanto un centro di ricerca, ma un abilitatore dell’innovazione industriale, capace di integrare competenze scientifiche, infrastrutture tecnologiche e trasferimento tecnologico per accelerare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano. Avete anche una Academy. Qual è il ruolo della vostra Academy? È più rivolta alle PMI, oppure ai neolaureati o altro? L’Academy è stata inaugurata pochi mesi fa, ed è la Business Unit attivata più di recente. L’obiettivo è quello di occuparsi delle attività di training ed education all’interno e all’esterno dell’Istituto. L’Academy ha il compito di coordinare le esigenze formative legate all’Intelligenza Artificiale, intercettando bisogni diversi per livello di competenza e ambito di applicazione: dai percorsi introduttivi, pensati per avvicinare aziende e stakeholder al mondo dell’IA, fino a programmi più specialistici e verticali. Questi ultimi valorizzano l’expertise interna dell’Istituto, coinvolgendo sia la componente di ricerca sia quella legaabbiamo invece sviluppato l’IAS – Institute for Advanced Study, un’iniziativa dedicata alla promozione della ricerca interdisciplinare e del confronto internazionale sui temi dell’Intelligenza Artificiale. Solo PMI o anche grandi e medie imprese, qual è il vostro target? AI4I si rivolge all’intero sistema produttivo italiano. Il nostro obiettivo è accompagnare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale in tutte le tipologie di impresa: grandi aziende, PMI, startup e microimprese. Ognuna di queste realtà presenta esigenze differenti e, per questo, l’Istituto ha sviluppato un modello capace di rispondere ai diversi livelli di maturità e di adozione dell’IA. La nostra peculiarità è quella di mettere a sistema ricerca, infrastrutture, trasferimento tecnologico e innovazione industriale all’interno di un unico modello operativo, accompagnando le imprese lungo l’intera catena del valore dell’Intelligenza Artificiale. Per farlo, AI4I mette a disposizione un ecosistema integrato di asset: i laboratori di ricerca, dove vengono sviluppate tecnologie di frontiera nei principali domini dell’Intelligenza Artificiale; PEANO, la nostra AI Foundry, che offre le risorse computazionali necessarie per sviluppare, addestrare, testare e valiTECNOFUTURO

11 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 delle imprese e, insieme ad AI4I, costruire percorsi concreti di adozione dell’IA. Si tratta di una collaborazione che genera benefici per tutti gli attori coinvolti: le imprese aumentano produttività, competitività e capacità di innovazione, mentre gli istituti finanziari contribuiscono a rafforzare la solidità del proprio portafoglio, favorendo la crescita di aziende più resilienti, innovative e competitive. In quest’ottica, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale diventa non solo un’opportunità di sviluppo per le imprese, ma anche un fattore di riduzione del rischio e di creazione di valore per il sistema bancario. Esiste un rapporto di AI4I con la generazione Z e con la generazione Alfa o è ancora troppo presto? Cosa faranno queste nuove generazioni con l’Intelligenza Artificiale? Il rapporto con le nuove generazioni è uno degli elementi distintivi di AI4I. Il nostro obiettivo non è soltanto sviluppare ricerca d’eccellenza, ma anche creare un ambiente capace di attrarre, valorizzare e far crescere i migliori talenti nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Ne sono un esempio i nostri laboratori di ricerca, caratterizzati da un’età media particolarmente giovane. Molti dei ricercatori che oggi lavorano in AI4I hanno maturato esperienze nei principali centri di ricerca internazionali – da Berkeley a Stanford, fino al Fraunhofer Institute – e hanno scelto di rientrare in Italia per contribuire alla costruzione di un polo di eccellenza sull’Intelligenza Artificiale. Parallelamente, abbiamo sviluppato una stretta collaborazione con il sistema universitario, promuovendo percorsi di stage, attività di ricerca, programmi post-doc e iniziative di formazione che consentono ai giovani di confrontarsi fin da subito con progetti industriali concreti. L’impegno di AI4I, tuttavia, non si limita alla ricerca. Promuoviamo iniziative di divulgazione aperte al territorio, come il ciclo di incontri Mind Machines ospitato alle OGR di Torino, che ha coinvolto ricercatori, imprese, studenti e cittadini. L’obiettivo è contribuire a formare una nuova generazione di professionisti, imprenditori e cittadini consapevoli, in grado di comprendere e governare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nella società e nell’industria. ta ai fornitori di soluzioni IA, con l’obiettivo di condividere competenze e conoscenze a beneficio dell’intero ecosistema. Qual è il ruolo di AI4I in relazione alle risorse che alimentano l’IA: Supercomputer, Data Center e Produzione di energia? Il Supercomputer Peano è una vostra realizzazione? Sì, l’HPC Peano è stato presentato nel mese di luglio e rappresenta uno degli asset dell’Istituto; fisicamente è ospitato presso i locali di Leonardo, una scelta legata a esigenze logistiche e alla necessità di garantire condizioni ambientali e infrastrutturali adeguate al funzionamento di una macchina di questo livello. La dotazione di un Super Computer in seno all’Istituto, ci permette di avere un’offerta integrata rispetto a quelli che sono gli asset abilitanti all’adozione delle soluzioni di Intelligenza Artificiale. La possibilità di avere un super computer dotato di tecnologia Nvidia di ultima generazione, attraverso il quale si può fare sia del training che dell’inferenza rispetto ai modelli, fa sì che i nostri laboratori, in primo luogo, abbiano a disposizione in maniera diretta una macchina con cui svolgere le proprie attività. Qual è il vostro rapporto col settore Finance, sia nell’ambito proprio delle banche e sia anche eventualmente con l’incubazione di startup o situazioni simili? Le partnership con Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT rappresentano un elemento strategico fin dalla nascita di AI4I e un fattore chiave per rafforzare il posizionamento sul territorio. In senso più ampio riteniamo che il settore Finance, e in particolare il sistema bancario, possa svolgere un ruolo altrettanto strategico. AI4I può mettere a disposizione delle banche i propri asset: competenze tecnico-scientifiche, strumenti di assessment e accompagnamento, oltre al SUK, il marketplace che raccoglie soluzioni di Intelligenza Artificiale sviluppate da startup e PMI innovative. L’obiettivo è supportare le imprese nell’individuazione e nell’adozione delle tecnologie più adatte alle proprie esigenze. Le banche, grazie alla conoscenza approfondita del proprio portafoglio clienti, possono intercettare i fabbisogni di innovazione TORINO CAPITALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

12 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE di Barbara Odetto Considerata a pieno titolo una delle voci più eleganti della musica italiana, la cantautrice è pronta per il tour nei teatri italiani. A 5 anni di distanza dal suo ultimo progetto discografico, Malika Ayane torna con il nuovo album d’inediti “Cicale” (Carosello Records in licenza a M.A.S.T./Believe) ed è pronta per il tour autunnale che la porta nei principali teatri della penisola. Un’atmosfera intimistica e sofisticata, quella che ha scelto per le date del live che sono state prodotte e organizzate da Friends & Partners e Magellano Concerti e che vedono Radio Monte Carlo come radio ufficiale del tour. Un’atmosfera che si sposa perfettamente con la sua voce calda e suadente che da sempre affascina pubblico e critica. La carriera di questa artista, d’altronde, non nasce dall’improvvisazione, ma da un percorso consolidato fatto di studio e sperimentazione. Già a 11 anni studia violoncello presso il Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano e nello stesso periodo esordisce nel coro delle voci bianche del Teatro alla Scala dove spesso si esibisce come solista. A 13 anni il Maestro Riccardo Muti la sceglie proprio come solista nel ruolo della seconda apparizione per il Macbeth nella serata d’inaugurazione della stagione d’opera alla Scala. Il 2007 è l’anno di svolta e Malika, scoperta per caso dal produttore Ferdinando Arnò, firSonorità raffinate e stile unico. Questa è Malika Ayane Credit photo curtesy Ufficio stampa PROTAGONISTI

13 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 MALIKA AYANE ma un contratto discografico con l’etichetta Sugar Music e l’anno successivo pubblica il suo primo album, omonimo, che viene certificato disco di platino. Da lì in poi la sua carriera decolla e la cantautrice entra nell’olimpo delle sette note. Amante delle collaborazioni, duetta con Pacifico, incide una cover di “Blue Christmas” con Andrea Bocelli, canta con Paolo Conte, Cesare Cremonini, Laura Pausini, Claudio Baglioni, Francesco De Gregori e numerosi altri protagonisti del panorama musicale italiano. Oltre a donare la sua voce a diverse colonne sonore di film e a jingle pubblicitari, questa artista poliedrica spesso partecipa, in qualità di attrice, a lungometraggi: “Rido perché ti amo” di Paolo Ruffini e “La vita da grandi” di Greta Scarano ne sono un esempio. Infaticabile, lavora anche in televisione, tra i vari ruoli è giudice di “X Factor 13” e conduce il “Premio Tenco” del 2025, mentre a teatro recita in “Evita”, “Cats” e “Brokeback Mountain”. Naturalmente, con una carriera di questo calibro, a Malika Ayane non mancano certo i riconoscimenti. Sono infatti numerosi i premi che ha vinto nella sua vita da artista: dai Music Awards ai TRL Awards, per citarne alcuni. A Sanremo hai presentato “Animali notturni” e hai conquistato il consenso di pubblico e critica. Sei soddisfatta? Molto. Il brano è uscito anche come 45 giri, contenente una versione speciale della canzone sanremese realizzata insieme ai Dov'è Liana. Loro sono un trio francese che mescola house-pop energico e french touch, influenze italo dance e visioni di festa collettiva. Questa rivisitazione mi è piaciuta tantissimo perché è un incontro inedito che amplifica le atmosfere notturne e raffinate. Ogni tuo singolo è il frutto di una ricerca profonda. Come è nato “Animali notturni”? Nel brano si trovano un mix di contesti musicali diversi che dialogano tra loro. C’è il funk degli Anni ‘70, ma ci sono anche la disco music, un french touch tipico degli Anni ‘90 e la scrittura di Stevie Wonder nella melodia. L’idea di unire stili differenti nasce dal fatto che le persone che hanno lavorato con me a questa canzone hanno storie e gusti diversi e, volendo essere generosi gli uni con gli altri, abbiamo cercato di creare un linguaggio comune. Questo 2026 è davvero effervescente. Dopo Sanremo, in primavera è uscito un altro brano di successo: “una possibilità”. Come è nata l’idea? C’è un tipo di canzone che mi appassiona da sempre: la finta canzone allegra in cui si associa un testo più o meno amaro a un mondo sonoro che per ritmo, melodia e armonia evoca invece un’attitudine più spensierata. Il brano “una possibilità” vuole essere una di queste. Da grande appassionata di commedie sarcastiche ho trovato irresistibile l’idea di realizzare una canzone che fosse leggera nel raccontare come spesso l’immagine della felicità che arriva dall’esterno, dalle cartoline delle vacanze ad esempio, non sia universale, ma che a volte si riveli una trappola in cui si cade perché, cercando di aderire forzatamente a un modello, provando ad adattarsi a una forma non propria, si perde di vista il piacere autentico del vivere, ovvero la sperimentazione, che comprende anche la parte in cui un errore di valutazione o una cantonata sono da considerare come un’eventualità del vivere e non come una tragedia. Dal punto di vista musicale, invece, a cosa ti sei ispirata? I suoni che abbiamo scelto evocano canzoni del passato perché volevamo ottenere

14 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE un cocktail di estate, nostalgia, alienazione e saggia ironia. Amo particolarmente “una possibilità” perché è il frutto di belle giornate in studio con Paolo Antonacci e Davide Simonetta, fortunato incontro degli ultimi tempi, e Pacifico, il cui ruolo nella mia vita non ha più bisogno di essere commentato. La tua carriera è costellata di successi. Era quello che sognavi da piccola? Anche se ho iniziato a cantare in modo serio da ragazzina, entrando nel coro delle voci bianche del Teatro alla Scala di Milano, da bambina giocavo e mi divertivo come le mie coetanee. Sicuramente però sentivo la potenza del linguaggio musicale e cercavo di capire come il canto potesse diventare un mezzo per manifestare le mie emozioni. Come nascono i tuoi testi? Stevie Wonder sosteneva che ogni mattina bisogna alzarsi, scrivere e, forse, a fine anno si avranno dieci brani buoni per fare un album. Credo che sia importante vivere ogni giorno della propria vita con intensità perché tutto può essere fonte di scrittura. Le mie canzoni nascono sia dalla quotidianità che incontro per strada sia dall’intimità. Hai esordito con l’etichetta Sugar Music di Caterina Caselli, una delle migliori talent scout del panorama musicale. Cosa ti ha insegnato questa collaborazione? Premesso che sono tanti gli spunti di riflessione che mi ha regalato Caterina, uno di quelli che mi è rimasto più impresso è che in ogni canzone bisogna mettere bene a fuoco cosa si vuole raccontare perché ciascun brano serve a creare empatia con chi lo ascolta. “A Teatro 2026” è il titolo del tour autunnale. Cosa ci aspetta? Si tratta di esibizioni live che vivono in un contesto come quello dei teatri, che amo perché mi offrono la possibilità di creare arrangiamenti intimi. Sono una concertista perché sono nata come concertista e per questo preferisco gli spazi piccoli ai grandi stadi. Per me la cosa più importante è portare emozioni nelle persone. Quello di novembre è un vero e proprio giro d’Italia che tocca città come Torino, Napoli, Milano, Pescara, Bologna, Palermo e molte altre. PROTAGONISTI FERMO (DATA ZERO) TEATRO DELL'AQUILA ROMA AUDITORIUM CONCILIAZIONE FIRENZE TEATRO VERDI MILANO TEATRO ARCIMBOLDI TORINO TEATRO COLOSSEO CATANZARO TEATRO POLITEAMA BITRITTO (BA) PALATOUR NAPOLI TEATRO AUGUSTEO CATANIA TEATRO METROPOLITAN PALERMO TEATRO GOLDEN PADOVA GRAN TEATRO GEOX BOLOGNA TEATRO DUSE SENIGALLIA (AN) TEATRO LA FENICE PESCARA TEATRO MASSIMO 01 03 04 10 11 14 16 17 19 20 24 25 27 28 NOVEMBRE 2026

Europa Benefits, da oltre 35 anni, si distingue nel mercato dei broker assicurativi realizzando e ottimizzando programmi aziendali su misura per la previdenza e l’assistenza di Dipendenti e Collaboratori di Financial Institutions, Aziende Commerciali e Industriali e Associazioni Professionali, intermediando circa € 164 milioni di premi. Ogni anno, centinaia di migliaia di persone contribuiscono a programmi di welfare complementare tramite fondi pensione e casse di assistenza sanitaria creati appositamente per loro da Europa Benefits; la Società ha infatti collaborato alla creazione di fondi pensione come Previbank, Fonchim, Previndai, Previambiente e, in ambito assistenziale, alla crescita di casse di assistenza quali Casdic e Previtalia. Dal 1988 ad oggi la Società ha dato tranquillità e protezione a milioni di lavoratori. Ai Clienti vengono fornite idee innovative per la progettazione ex novo e “chiavi in mano” di iniziative assistenziali e previdenziali, armonizzandole con quelle eventualmente già in essere nelle rispettive aziende, ottimizzandone le risorse ed allineandone tempestivamente la gestione ad ogni cambio di normativa. Le analisi e le proposte di Europa Benefits si traducono in sensibili risparmi, ottimi rapporti costi-benefici e un evidente efficientamento grazie all’applicazione di tutte le agevolazioni fiscali e contributive consentite, producendo un elevato grado di soddisfazione nelle relazioni con gli Enti aderenti contribuendo a un notevole benessere dei loro dipendenti e collaboratori. Nel 2018, agli Italy Protection Awards, si aggiudica per il quarto anno consecutivo il primo premio, distinguendosi come “Miglior Broker per la Sanità Integrativa”. In ambito previdenziale, dal 2015 è award winner nella categoria “Miglior Società di Consulenza e Intermediazione Assicurativa” al Pensioni & Welfare Awards Italia. Nel giugno 2016, Europa Benefits riceve, inoltre, il prestigioso premio Le Fonti e, nel 2018, lo stesso premio viene assegnato a Flavio Manuel Alazraki come CEO dell’anno nell’ambito del Welfare Aziendale. EUROPA BENEFITS s.r.l. - Corso Monforte 7, 20122 Milano - T. +39 0276000949 info@europabenefits.it - www.europabenefits.it Europa Benefits, da oltre 35 anni, si distingue nel mercato dei broker assicurativi realizzando e ottimizzando programmi aziendali su misura per la previdenza e l’assistenza di Dipendenti e Collaboratori di Financial Insti- , e Associazioni Professionali, intermediando oltre 200 milioni di premi. Ogni anno, centinaia di migliaia di persone contribuiscono a programmi di welfare complementare tramite fondi pensione e casse di assistenza sanitaria creati appositamente per loro da Europa Benefits; la Società ha infatti collaborato alla creazione di fondi pensione come Previbank, Fonchim, Previndai, Previambiente e, in ambito assistenziale, alla crescita di casse di assistenza quali Casdic e Previtalia. Dal 1988 ad oggi la Società ha dato tranquillità e protezione a milioni di lavoratori. Ai Clienti vengono fornite idee innovative per la progettazione ex novo e “chiavi in mano” di iniziative assistenziali e previdenziali, armonizzandole con quelle eventualmente già in essere nelle rispettive aziende, ottimiz- Le analisi e le proposte di Europa Benefits si traducono in sensibili risparmi, ottimi rapporti costi-benefici e un evidente efficientamento grazie all’applicazione di tutte le agevolazioni fiscali e contributive consentite, producendo un elevato grado di soddisfazione nelle relazioni con gli Enti aderenti contribuendo a un notevole benessere dei loro dipendenti e collaboratori. Nel 2018, agli Italy Protection Awards, si aggiudica per il quarto anno consecutivo il primo premio, distinguendosi come “Miglior Broker per la Sanità Integrativa”. In ambito previdenziale, dal 2015 è award winner nella categoria “Miglior Società di Consulenza e Intermediazione Assicurativa” al Pensioni & Welfare Awards Italia. Nel giugno 2016, Europa Benefits riceve inoltre il prestigioso premio Le Fonti e, nel 2018, lo stesso premio viene assegnato a Flavio Manuel Alazraki come CEO dell’anno nell’ambito del Welfare Aziendale.

16 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE BARBARA ODETTO A colazione con occola golosa, dolce pausa tra la calma della notte e la frenesia del giorno: la colazione, secondo me. Il momento migliore per due chiacchiere rilassate con Guido Avigdor. C Originario di Torino, Guido Avigdor è un pubblicitario d.o.c. che vanta un’illustre carriera. Per anni è stato direttore creativo della Armando Testa, il più grande gruppo di comunicazione italiano, e nel suo percorso professionale ha vinto numerosi premi internazionali. Nel 2009, in collaborazione con l’Università di Torino – e successivamente con altri atenei – ha dato vita a Eggers: una Factory dove ogni anno vengono inseriti talenti di diverse discipline che lavorano con Avigdor e il suo team per undici mesi. Il risultato? Progetti di comunicazione di successo e innovativi che includono arte, ricerca e molto altro. Perché la creatività non ha confini. Com’è nata l’idea di Eggers? Da una presentazione fallimentare che mi ha fatto capire che la mia professione stava invecchiando e che non stavo dando le risposte giuste al mercato. Mio figlio maggiore in quel periodo stava cercando uno stage e, chiacchierando con un amico, abbiamo immaginato uno scenario diverso per i giovani che si affacciano al lavoro. Come mi disse un docente universitario, il mondo del sapere e il mondo del fare sono spesso lontani. In Eggers avviciniamo i due universi e ogni anno assumiamo i vincitori del contest per 11 mesi e se un talento emerge, alla fine del periodo viene assunto a tempo indeterminato. Può trattarsi di un copy, ma anche di un pittore, un cartoonist, un designer o un musicista. Da noi lo scambio è reciproco: mettiamo a disposizione dei giovani la nostra expertise, ma i ragazzi e le ragazze ci aiutano a tenere vive le connessioni. Perché vedere il mondo con il loro sguardo ci rende vivi ogni giorno. Qual è l’obiettivo della Factory? Rifarsi alle botteghe di arti e mestieri del Rinascimento dove c’erano i maestri artigiani che insegnavano e i giovani che portavano il proprio talento. Da noi i ragazzi sono digitali, visionari, creativi e queste skill si imparano solo collaborando con loro. Lato Eggers, invece, il nostro know-how li aiuta a capire e a conoscere i brand e i meccanismi aziendali. I nuovi talenti come possono far parte di questo incubatore? Ogni anno lanciamo un contest nazionale che si tiene a Torino per 2 giorni. Gli iscritti, suddivisi in gruppi di 4 e con un Egger che li guida, hanno il compito di sviluppare una strategia di comunicazione fertile in termini crossmediali: devono creare un video per i social, un’affissione, una pubblicità per il punto vendita, un evento e ognuno deve essere connesso e aiutare il brand ad essere ricordato. Quest’anno il contest si è svolto il 9 e il 10 luglio, abbiamo avuto come sponsor Derby Blue e il tema era legato ai succhi di frutta. La colazione per te è…? Educazione. Un tempo non avevo questa abitudine, nonostante mi venisse detto che fosse fondamentale. Da alcuni anni ho imparato a consumare la prima colazione e, devo dire, che mi regala soddisfazione. OSPITI

18 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE di Mariangela Salvalaggio PROTAGONISTI Palermitana doc, Giusi Battaglia vive e lavora da anni a Milano, prima come giornalista nella sua agenzia di comunicazione, con la quale cura l’ufficio stampa di personaggi come Benedetta Parodi e Antonino Cannavacciuolo. Poi, con il lockdown, riscopre la sua passione per la cucina e inizia a raccontare le ricette della tradizione siciliana sui social. Da lì a poco diventa Giusina in cucina, uno dei volti più amati della televisione. Nel suo ultimo libro, “La Sicilia dei sapori segreti” (Cairo Editore), un volume di 400 pagine che presto sarà pubblicato in inglese, Giusi riprende il viaggio culinario nella sua amata regione. Una guida per un turismo esperienziale, ispirata alla buona tavola, ai suoi luoghi del cuore e ad angoli incantati di una terra meravigliosa. Le porte della sua cucina si riaprono nuovamente a ricette antiche dei borghi e a quelle della sua Palermo, passando al setaccio - attraverso il cibo - le nove province siciliane. In ogni tappa, insieme a tanti indirizzi enogastronomici, ci sono consigli sulle bellezze artistiche e architettoniche e due ricette per provincia. Un’idea editoriale diventata un programma televisivo su Food Network e in streaming su discovery+. “Questo è il mio quinto libro ed era lì da sempre. La sua stesura è stata il viaggio più bello della mia vita” racconta entusiasta nello stand della Regione Sicilia all’ultimo Salone del libro di Torino, dove regala a tutti sorrisi e pensieri. Ecco una guida ‘sentimentale’ in cui ci racconta di sé e della sua amata isola Giusina e la sua Sicilia segreta

19 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 Come mai una guida? Giusina in cucina è nata sei anni fa e in questo periodo, tra le tante domande che mi venivano fatte dalla piccola community che mi segue, c’era sempre quella su dove andare a mangiare in Sicilia. Guide ce ne sono tante e così ho pensato di accennare soltanto ai monumenti classici e di raccontare invece una Sicilia inedita, con aneddoti e curiosità sull’origine e i luoghi di provenienza delle materie prime. Quando mi hanno detto che si poteva fare, era il primo di aprile e pensavo di avere un anno per scrivere, invece la consegna era a giugno. Ho scritto per 18 ore al giorno, senza una scaletta, quasi di pancia. Mi rivolgo a chi cerca un turismo esperienziale. Il titolo è stata la prima cosa che ho scritto, non mi era mai successo prima, mi ha indicato la strada. Cosa c’è di te nei posti che racconti? Sono i luoghi che ho conosciuto nella mia vita. C’è molto di me, questo è il più autobiografico dei miei libri. Racconto, ad esempio, di un piccolo paesino, Scillato, che per molti è un’uscita autostradale. Qui la mia famiglia ha una tenuta abbandonata, ereditata dagli zii d’America, dove si coltivano arancia biondo (non è un errore, si chiamano proprio così, precisa) e albicocche tra le più buone al mondo, due presidi Slow Food. La Sicilia è la regione italiana a più alta biodiversità. Questo viaggio inizia da Palermo, anzi da Cerda, il paesino della tua infanzia. Al Bar Battaglia di Cerda, che esiste ancora oggi, ho avuto la mia educazione sentimentale al cibo: lì ho mangiato il mio primo cartoccio alla ricotta, il primo tarallo con la glassa di zucchero. Nel mio racconto di questa zona c’è la valle di Himera, un sito archeologico pazzesco che sono in pochi a conoscere, che dista circa 60 km da Palermo. Qual è il cibo che ti ricorda di più la tua infanzia? Quando penso a Giusina bambina mi vedo con la treccina allo zucchero in mano, quella che mia nonna mi comprava da un ragazzo che le vendeva porta a porta a 50 lire l’una. Era talmente buona che finiva strada facendo, così a scuola ero sempre senza merenda e la mia amica mi dava un pezzo di rosetta al Galbanino. Seguendo cuore e pancia, dove ci porti ora? Nell’agrigentino, sulla costa nella splendida oasi WWF, tra Siculiana ed Eraclea, dove ho soggiornato tre anni fa per le riprese del mio primo programma. GIUSINA E LA SICILIA SEGRETA

20 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE Una zona incredibilmente bella dove in agosto non trovi nessuno, tanto che una volta una signora mi chiese di non raccontare quelle zone per non avere troppi visitatori. Poi vi porto a Salemi, che è stata capitale d’Italia per un giorno, con uno dei più bei castelli della Sicilia. Qui, a proposito di cibo, ci sono gli altari di San Giuseppe: durante la festa le tavolate vengono apparecchiate con preziosi merletti, lenzuolini e immagini di San Giuseppe e si possono gustare prelibatezze come il pane dalle forme particolari che raffigurano gli oggetti del Santo. E poi c’è la busiata alla trapanese, pasta fresca tipica, una delle ricette del libro. Hai fatto nuove scoperte sulla Sicilia scrivendo questo libro? Molte, sono rimasta sconvolta dalla bellezza di Ragusa. Prima di andarci questa città era per me quella delle basi americane e invece è meravigliosa. Da lì poi consiglio di andare a Comiso che, come Barocco, ha lo stesso pregio della zona di Noto. Qui trovate dei ravioli sensazionali fatti con la farina di carrubo. Non tutti sanno che il nome ‘carato’ deriva dai semi di carrubo che, avendo un peso uniforme, venivano usati nell’antichità come unità di misura per pesare prima gli alimenti e poi l’oro. Il posto più bello? Impossibile rispondere: è come chiedere a un genitore quale figlio preferisce, ma se dico che Ortigia è il posto più bello del mondo credo che nessuno si offenda. Poi direi Palazzo Acreide, un comune con un PROTAGONISTI teatro greco che sembra nascere dal cielo. Una meta culinaria per te imperdibile? A Falconara per mangiare la Siciliana, una pasta fritta tipo calzone ripiena di formaggio Tuma, pepe e alici. Nel programma che ho fatto sui bar siciliani, una volta una signora me ne portò una enorme. Erano le nove di mattina, eppure me la sono mangiata tutta! Sempre per chi va a Catania nei pressi dell’Etna, a Zafferana c’è il biscotto dello sciatore ricoperto di cioccolato fondente. In Sicilia abbiamo il pesce buono, ma è un’isola a vocazione pastorizia. A Messina c’è il Taleggio, anche se non lo possiamo chiamare così perché è un marchio registrato, e nelle isole Eolie ci sono straordinari allevamenti di bufale. C’è ancora qualcosa sulla Sicilia che non sei riuscita a raccontare? Enna e Caltanissetta, due province di cui dovevo ancora scrivere quando il libro era già il doppio di come doveva essere. Così, dopo molti tagli, le pagine rimaste le ho riempite con Enna e Caltanissetta che avrebbero sicuramente meritato più spazio. Caltanisetta è tra le dieci città meno visitate d’Italia. Se ci sarà anche solo una persona che, dopo aver letto il mio libro, sceglierà di andare nelle province di Enna e Caltanissetta ne sarei davvero felice. Non a caso La Sicilia dei Sapori Segreti in tv è ambientata in queste due città. In questo programma vado a trovare tutti i produttori che racconto nel libro e che non sanno ancora di essere stati citati nella guida, una sorpresa che sveliamo nel momento della mia visita e che mi emoziona molto. Ad oggi qual è stata la tua più grande soddisfazione? Qualche tempo fa, in aereo, accanto a me era seduta una signora che vedendomi diventò paonazza, le mancava il fiato. Mi disse che lei aveva programmato le vacanze in Sardegna, ma dopo aver visto il mio programma che parlava di Palazzo Acreide, Noto, Siracusa, aveva deciso di cambiare destinazione. Questo fatto mi ha convinta della bontà del mio lavoro. Raccontare la Sicilia attraverso il cibo è diventata una missione che porto avanti con impegno e studio.

22 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI di Vincenzo Scaringella Correva l’anno 1506, esattamente il 22 gennaio, quando il Pontefice Giulio II sentì la necessità di istituire un corpo militare incaricato della protezione della sua persona e degli insediamenti vaticani. La sua scelta si focalizzò sul contesto delle milizie elvetiche famose in tutta Europa per il valore e la disciplina dei loro soldati. Gli svizzeri non erano semplici soldati di ventura: rappresentavano infatti l’élite della fanteria europea del tempo. Le loro innovative tattiche di combattimento si basavano su formazioni compatte ed erano armati principalmente di lunghe picche, a volte sostituite dalle più maneggevoli alabarde. Venivano descritti come un’unica muraglia che si muoveva all’unisono, irta di ferro e impenetrabile. La loro capacità di mantenere la coesione durante l’avanzata evocava la celebre falange macedone di Alessandro Magno con le sue picche lunghe sei metri. Il primo contingente assoldato aveva una forza di 150 uomini che arrivò a Roma attraversando le Alpi dal passo del San Gottardo dopo 40 giorni di cammino. Un episodio che lega indissolubilmente nel tempo le Guardie Svizzere al Papato e al Santo Padre riguarda il Sacco di Roma avvenuto il 6 maggio 1527. Quell’evento tragico trasformò il contratto mercenario in un patto di lealtà e fedeltà, ancora oggi un pilastro alla base dell’operatività quotidiana della Guardia. Durante il Sacco di Roma le truppe dell‘Imperatore Carlo V, composte da una moltitudine di mercenari spagnoli e lanzichenecchi, misero a ferro e a fuoco Roma, dando inizio a un saccheggio devastante. Le Guardie Pontificie si opposero energicamente con una resistenza disperata: 147 uomini, incluso il Comandante Kaspar Röist, furono massacrati sui gradini dell’altare maggiore della Basilica di San Pietro, i superstiti di questo eccidio riuscirono, però, a mettere in salvo il Pontefice, scortandolo nella fuga verso Castel Sant’Angelo. Attualmente, le Guardie Svizzere Pontificie vengono reclutate seguendo dei criteri selettivi molto rigorosi. I candidati devono essere cittadini svizzeri, cattolici praticanti, celibi, avere un’età compresa tra i 19 e i 30 anni e un’altezza minima di 1,74 m, requisito che consente loro di essere ben visibili anche in mezzo a una folla numerosa. La guardia Svizzera Pontificia 5oo anni di storia e fedeltà

23 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 Devono, inoltre, aver assolto il servizio militare nella Confederazione Elvetica, impegnarsi a una ferma minima di 26 mesi, con una permanenza in servizio che può protrarsi fino a 25 anni. Oltre a questi requisiti ogni aspirante Guardia Svizzera deve avere una condotta impeccabile, una motivazione che arde nella mente e nel corpo, un senso di equilibrio, una maturità e soprattutto una salda fede. Il motto della Guardia Svizzera Pontificia racchiude l’essenza della sua storia: “Acriter et Fideliter” ovvero “Con coraggio e fedeltà”. L’addestramento e la formazione si svolgono attraverso un intenso programma di circa due mesi. Sebbene le reclute abbiano già maturato un’importante esperienza militare nell’esercito svizzero, devono seguire una preparazione specialistica che serve a trasformare le Guardie Svizzere in agenti di scorta ravvicinata del Santo Padre. Il primo mese di addestramento le reclute vengono trasferite nel Canton Ticino, presso le strutture delle forze speciali dell’esercito svizzero, dove seguono un corso di autodifesa e imparano tecniche di controllo e immobilizzazione rapida di malintenzionati. Utilizzano strumenti tecnici di ultima generazione, con l’obiettivo di neutralizzare ogni possibile minaccia arrecando il minore danno possibile, aspetto fondamentale quando si opera in presenza di grandi folle di pellegrini. Le reclute vengono addestrate nel tiro tattico, nella difesa ravvicinata e nelle tecniche di contrasto al terrorismo, si esercitano, inoltre, nell‘uso di armi da fuoco moderne, imparando a sparare in situazioni di elevato stress emotivo e fisico, simulando ambienti ristretti e critici, con l’unico obiettivo di proteggere il Papa. Imparano anche elementi di primo soccorso, come manovre di rianimazione, e seguono corsi di psicologia verbale e comportamentale per calmare esagitati o squilibrati. Completata la fase di addestramento in Svizzera, le reclute si trasferiscono a Roma dove completano il percorso formativo adattando le competenze acquisite al contesto operativo della Città del Vaticano. Devono conoscere nei minimi particolari ogni corridoio, stanza, uscita di sicurezza e via di fuga del Palazzo Apostolico e dei Giardini Vaticani, devono riconoscere a vista i volti di tutti i cardinali della Curia Romana e dei residenti ufficiali dello Stato della Città del Vaticano. Seguono, inoltre, un corso intensivo della lingua italiana indispensabile per interloquire con sicurezza con i vari reparti del Vaticano. Sotto la guida di un sottoufficiale esperto imparano l’arte del cerimoniale: l’uso della picca e dell’alabarda, studiano le posizioni di guardia, i movimenti d’ordinanza, i saluti militari d’onore e la marcia in formazione. Il 6 maggio, in memoria dei caduti del Sacco di Roma del 1527, si svolge una cerimonia piena di significato: il giuramento delle LA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA

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