20 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE Una zona incredibilmente bella dove in agosto non trovi nessuno, tanto che una volta una signora mi chiese di non raccontare quelle zone per non avere troppi visitatori. Poi vi porto a Salemi, che è stata capitale d’Italia per un giorno, con uno dei più bei castelli della Sicilia. Qui, a proposito di cibo, ci sono gli altari di San Giuseppe: durante la festa le tavolate vengono apparecchiate con preziosi merletti, lenzuolini e immagini di San Giuseppe e si possono gustare prelibatezze come il pane dalle forme particolari che raffigurano gli oggetti del Santo. E poi c’è la busiata alla trapanese, pasta fresca tipica, una delle ricette del libro. Hai fatto nuove scoperte sulla Sicilia scrivendo questo libro? Molte, sono rimasta sconvolta dalla bellezza di Ragusa. Prima di andarci questa città era per me quella delle basi americane e invece è meravigliosa. Da lì poi consiglio di andare a Comiso che, come Barocco, ha lo stesso pregio della zona di Noto. Qui trovate dei ravioli sensazionali fatti con la farina di carrubo. Non tutti sanno che il nome ‘carato’ deriva dai semi di carrubo che, avendo un peso uniforme, venivano usati nell’antichità come unità di misura per pesare prima gli alimenti e poi l’oro. Il posto più bello? Impossibile rispondere: è come chiedere a un genitore quale figlio preferisce, ma se dico che Ortigia è il posto più bello del mondo credo che nessuno si offenda. Poi direi Palazzo Acreide, un comune con un PROTAGONISTI teatro greco che sembra nascere dal cielo. Una meta culinaria per te imperdibile? A Falconara per mangiare la Siciliana, una pasta fritta tipo calzone ripiena di formaggio Tuma, pepe e alici. Nel programma che ho fatto sui bar siciliani, una volta una signora me ne portò una enorme. Erano le nove di mattina, eppure me la sono mangiata tutta! Sempre per chi va a Catania nei pressi dell’Etna, a Zafferana c’è il biscotto dello sciatore ricoperto di cioccolato fondente. In Sicilia abbiamo il pesce buono, ma è un’isola a vocazione pastorizia. A Messina c’è il Taleggio, anche se non lo possiamo chiamare così perché è un marchio registrato, e nelle isole Eolie ci sono straordinari allevamenti di bufale. C’è ancora qualcosa sulla Sicilia che non sei riuscita a raccontare? Enna e Caltanissetta, due province di cui dovevo ancora scrivere quando il libro era già il doppio di come doveva essere. Così, dopo molti tagli, le pagine rimaste le ho riempite con Enna e Caltanissetta che avrebbero sicuramente meritato più spazio. Caltanisetta è tra le dieci città meno visitate d’Italia. Se ci sarà anche solo una persona che, dopo aver letto il mio libro, sceglierà di andare nelle province di Enna e Caltanissetta ne sarei davvero felice. Non a caso La Sicilia dei Sapori Segreti in tv è ambientata in queste due città. In questo programma vado a trovare tutti i produttori che racconto nel libro e che non sanno ancora di essere stati citati nella guida, una sorpresa che sveliamo nel momento della mia visita e che mi emoziona molto. Ad oggi qual è stata la tua più grande soddisfazione? Qualche tempo fa, in aereo, accanto a me era seduta una signora che vedendomi diventò paonazza, le mancava il fiato. Mi disse che lei aveva programmato le vacanze in Sardegna, ma dopo aver visto il mio programma che parlava di Palazzo Acreide, Noto, Siracusa, aveva deciso di cambiare destinazione. Questo fatto mi ha convinta della bontà del mio lavoro. Raccontare la Sicilia attraverso il cibo è diventata una missione che porto avanti con impegno e studio.
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