Plus Magazine 54

27 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 ELENA SPISNI Tirando la sfoglia, infine, si capisce che bastano due semplici ingredienti per creare un capolavoro. Questa è la vera bellezza: la semplicità. Quando è nata la passione per la pasta? A 8 anni preparavo la sfoglia con le nonne, una bolognese e una romagnola. Per me era un gioco e non mi rendevo conto del valore che si nascondeva dietro a quei gesti. Essendo cresciuta in una casa dove si faceva quotidianamente la pasta fresca, per me era scontata. Andando a vivere a Roma, dove ho studiato al Gambero Rosso, mi sono confrontata con persone che provenivano da tutta Italia ed ero incredula davanti al loro volto sorpreso quando dicevo che tutti i giorni facevo la pasta fresca tirata al mattarello. Ho scoperto anche che questo modo di preparare la sfoglia era tipico del mio territorio e così mi sono appassionata. Un altro evento che ha favorito questa mia passione è stata la perdita di nonna Giovanna. Avevo 20 anni e in quel periodo ho iniziato a studiare dalle sfogline. Ognuna ha un suo modo di approcciarsi alla pasta per cui è stato utile frequentare tante scuole diverse per capire cosa fare davvero mio e come comunicarlo attraverso i social e, successivamente, insegnarlo. Hai portato le tue ricette anche in America. Ci racconti quell’esperienza? Un anno fa ho potuto tenere 4 corsi da 20 persone l’uno in un ristorante di Los Angeles. Non ero mai stata in America ed è stata una bella esperienza. Ho creato delle lezioni ad hoc per il pubblico statunitense che non voleva solo imparare, ma anche assaggiare. Mi è piaciuto poter condividere ciò che avevo appreso dalle mie due nonne e dalle sfogline. Ricordo la sorpresa di tutti quando ho chiuso a mano il primo tortellino. Da questa esperienza mi sono portata dietro che, nonostante le diversità culturali, la gioia di stare bene attraverso la pasta è sempre identica. Questo è il mio punto. “Basta che sia pasta” è il motto che mi rappresenta, è un invito a preparare la pasta fresca. Non importa quale tipo si faccia, ciò che conta è come ci si sente. Sui social hai oltre 700.000 follower. Qual è l’ingrediente del tuo successo? Ho una community varia che si compone anche di stranieri provenienti da ogni parte del mondo. Sono soprattutto italiani che vivono all’estero da 2 o 3 generazioni e che, attraverso me, rivedono la gestualità delle loro nonne. La pasta è un linguaggio universale e basta “il fare” per capirsi. Sicuramente la semplicità delle materie prime e della comunicazione, che è diretta, sono degli elementi chiave che mi permettono di arrivare alle persone con pochi gesti e questo è un aspetto importante. Su TikTok & company suggerisci ricette con grande generosità. Secondo te cucinare è un momento di condivisione? Assolutamente sì e infatti, quando sono a casa da sola, faccio più fatica a preparare da mangiare. Secondo me la cucina è un segno di affetto Credit photo Manuela Bonci Elena Spisni insieme a nonna Franca

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