28 SETTEMBRE 2026 | PLUS MAGAZINE PROTAGONISTI e di amore, per questo mi piace avere tanti ospiti. Il tipo di pasta più difficile da realizzare? Il tortellino, per via della dimensione minuscola e perché la sfoglia è sottile. Anche le trofie sono complicate in quanto richiedono sia manualità sia pratica per muovere la mano in diagonale in modo da creare la spirale. Non a caso nel mio libro le ho definite belle e dannate. Pensa che, per imparare il movimento esatto, per una giornata intera ho fatto solo trofie. Preparare la pasta è un’arte per testardi perché bisogna provare e riprovare prima di raggiungere il risultato perfetto. “Fatta a mano, la mia pasta del cuore” è il tuo programma televisivo che va in onda sul canale Gambero Rosso TV. Cosa succede nel format? In ogni puntata presento una ricetta step by step e racconto la storia di quel formato o il ricordo legato a quel tipo di preparazione. Il mio è un invito a mettere le mani in pasta, è un modo per esprimere la mia passione e per dare valore a ciò che viene fatto manualmente. Mi piace riscoprire con gli spettatori la bellezza di quello che si può fare a casa con pochi ingredienti. Il mio obiettivo è rendere la pasta accessibile a tutti. Di cosa parla “Basta che sia pasta”, il tuo libro edito da Mondadori Electa? Nel testo racconto la pasta italiana. È un viaggio che va da Nord a Sud dove presento formati, storie e curiosità. È una guida semplice e intuitiva nel mondo della pasta fresca. All’inizio spiego come si impasta, poi come si stende la sfoglia in modo che tutti abbiano le nozioni necessarie per fare da soli. Con Mondadori abbiamo visto che mancava questo tipo di comunicazione, che coincide esattamente con quello che io racconto sui social. Il tuo primo piatto preferito? Ho una predilezione per le ricette dimenticate della tradizione come le rosette emiliane e i maccheroni al pettine. È bello portarli di nuovo alla luce e farli uscire fuori dalle mura di casa. Personalmente adoro i balanzoni che sono dei tortelloni di sfoglia verde con un ripieno di mortadella, ricotta e parmigiano che vengono conditi con burro e salvia. Prendono il nome dal Dottor Balanzone, la maschera di Carnevale della tradizione bolognese. Una ricetta veloce per i lettori di Plus Magazine? I tortellini bugiardi, un primo piatto della tradizione bolognese contadina. Si chiamano bugiardi perché sono senza ripieno in quanto un tempo non tutti potevano permettersi di comprare la carne per riempirli. In Romagna sono detti “inganna preti” perché anticamente venivano offerti ai preti quando questi andavano nelle case per riscuotere le tasse e si autoinvitavano a pranzo. La versione classica con crema di parmigiano li vuole in brodo e, ti assicuro, sono buonissimi. Credit photo Manuela Bonci
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