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39 PLUS MAGAZINE | SETTEMBRE 2026 tanti attraverso una vasta rete di telecamere, controlli su internet e l’obbligo di utilizzare la carta d’identità nazionale per acquistare qualsiasi cosa, dalle schede Sim ai biglietti per spettacoli di cabaret” come ha riportato il New York Times. In Iran la tecnologia per monitorare i dispositivi mobili, le app e il traffico web è stata integrata con una rete di sistemi di riconoscimento facciale. Da una recente inchiesta condotta da alcune testate internazionali tra cui Le Monde, è emerso come il sistema iraniano non sia solo in grado di riconoscere il volto e tracciare i movimenti di una persona, ma riesca anche a creare una “mappa” delle sue relazioni e amicizie. Più recentemente, negli USA di Trump, gli agenti dell’ICE hanno iniziato a utilizzare l’applicazione Mobile Fortify nelle operazioni contro l’immigrazione irregolare per tracciare le persone senza documenti e identificare le cittadine e i cittadini che protestano contro le attività della stessa agenzia federale. In Israele i sistemi di riconoscimento facciale sono utilizzati da anni nei territori palestinesi occupati per monitorare in modo continuo la popolazione e limitarne movimenti. Ai checkpoint nelle città della Cisgiordania, ad esempio, i palestinesi vengono identificati da telecamere ad alta risoluzione prima di poter ricevere l’autorizzazione a passare, mentre i soldati sono dotati di un’applicazione per scansionare i loro volti e aggiungerli a un database, senza il loro consenso. Scenario completamente diverso in Unione Europea, dove con l’approvazione dell’AI Act, entrato in vigore a febbraio 2025, è vietato il riconoscimento in tempo reale, cioè quello che identifica una persona mentre, ad esempio, cammina per strada, con eccezioni molto limitate per le forze dell’ordine in caso di minacce di attacchi terroristici, di ricerca delle vittime e di indagine che riguardano reati gravi. Sono inoltre vietati i sistemi di riconoscimento biometrico che utilizzano dati sensibili, come le idee politiche o la religione, come pure la possibilità di creare database per il riconoscimento facciale con immagini ottenute da internet. “Per ora, in gran parte del mondo, truccarsi in modo creativo, indossare cappelli larghi o occhiali riflettenti (come quelli prodotti dall’azienda statunitense Zenni che interrompono i raggi infrarossi e quindi il riconoscimento), coprirsi parte del volto o deviarne l’immagine con una lente distorcente non è vietato. Ma non è detto che sarà sempre così” scrive il giornalista Alberto Puliafito in un articolo pubblicato sulla rivista Internazionale. L’efficacia di queste contromisure comunque è limitata: funzionano in contesti specifici e contro tecnologie meno avanzate, mentre i sistemi più sofisticati continuano ad evolversi, riducendo progressivamente la possibilità di rimanere “invisibili”. LA SORVEGLIANZA DI MASSA

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